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3 min

- di Matteo Orlandi

Considerazioni sparse post GP di Abu Dhabi


Il delitto perfetto di Max Verstappen.


- Verstappen detronizza Lewis Hamilton nel modo più allucinante possibile, nell’apoteosi cinematografica di una stagione che troppe volte ci ha fatto dubitare di essere davanti alla realtà, sembrando scritta a tavolino da Netflix per pubblicizzare al meglio il prossimo Drive to Survive. Alla fine l’assassino si è scoperto solo all’ultimo giro dell’ultima gara. Verstappen incassa tutti i crediti con la fortuna nel momento più importante e inizia a contare i suoi titoli Mondiali. Facile pensare ne arriveranno molti altri;

- La rimonta bellissima e furiosa nel Mondiale di Hamilton e la sua scalata ai sette titoli di Schumacher cede davanti all’imprevisto. L’imprevisto ha il nome di Nicolas Latifi, pilota canadese pagante della Williams (il padre finanzia praticamente tutto il team), bravo ragazzo con la passione della scrittura ma tutto meno che un fuoriclasse alla guida. Verrá ricordato dalla storia per aver deciso uno dei Mondiali più emozionanti di sempre. I paradossi del destino. Avesse sbattuto un giro prima Lewis aveva il distacco sufficiente per rientrare ai box, cambiare gomma e stare davanti Verstappen. Avesse sbattuto un giro dopo, la gara non sarebbe nemmeno ripresa, visti i tempi tecnici per rimuovere la vettura. Un botto telecomandato da Verstappen e gestito dalla Fia secondo le solite leggi dello spettacolo e che importa se il regolamento dice cose diverse. Va bene lo show ma questo sport quest’anno è stato un po’ troppo spesso piegato alle logiche dell’intrattenimento a tutti i costi;

- Ieri gli dei dello sport si sono posati sulla spalla dell’olandese. È una vittoria indiscutibilmente fortunata, ma che suggella una stagione sensazionale di Max, un fuoriclasse assoluto, uno dei più limpidi mai visti. Verstappen diventa campione con pieno merito, mostrando in stagione una maturità definitiva e una gestione della gara ormai da campionissimo, unita ad un talento puro alla guida mai in discussione. È il futuro di questo sport, il trascinatore delle folle, al netto di un carattere schivo e misurato che diventa bestiale in pista (vedere il Gran Premio di Arabia per credere). Dopo Senna, non abbiamo mai visto un pilota trascinare tanti tifosi, tutti conquistati più con il manico che con le parole;

- Hamilton entra definitivamente nell’Olimpo della Formula 1 al termine di una stagione che si chiude con la più grande delusione della carriera. Beffe dello sport. Abbiamo visto il miglior Lewis di sempre nella stagione della sua caduta. La masterclass in Brasile rimarrà nella storia del motorsport e nessuno gliela toglierà. Nell’avversità della lotta si è sporcato le mani e ha rialzato con tutta la sua forza bruta il team. La dose di sfortuna incassata ieri potrebbe anche restituire un po’ di affetto e simpatia ad un campione meno amato di quanto in fondo meriterebbe. La sportività mostrata nel finale ne restituisce anche lo spessore umano. Ci riproverà l’anno prossimo, ma la sensazione è che l’opportunità grossa era questa. Potrebbe anche non tornare;

- Sul podio di una delle gare con piú attenzione mediatica della storia di questo sport ci finisce anche una Ferrari e siamo contenti. Non è quella che avremmo immaginato a inizio stagione. Carlos Sainz surclassa su tutta la linea Charles Leclerc, ridimensionando in maniera pesante il monegasco e ponendosi come mvp della stagione alle spalle dei due extraterrestri. La meticolosità del lavoro dello spagnolo batte la ricerca ossessiva del rischio di Leclerc, battuto da un pilota al primo anno con la macchina che lui guida da tre anni. Un pesante bagno d’umilità che potrebbe far bene per il suo futuro. Nel 2022 la Ferrari deve tornare a giocarsi il titolo e Leclerc deve essere pronto. Altrimenti, cercare altro.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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