
Barcellona per il Napoli: uno scoglio non più insuperabile
Sorteggio di Europa League non certo benevolo per gli azzurri: ma più per il blasone e l'esperienza degli illustri avversari che per il loro effettivo valore. Almeno per quanto fatto vedere finora quest'anno.
L'ormai leggendaria fortuna del Napoli ai sorteggi europei ha portato in dote il Barcellona. Senza dubbio la squadra più blasonata del lotto delle partecipanti a questi inediti spareggi di Europa League, frutto di una cervellotica riforma che però sembra aver reso più interessante la competizione. La più blasonata, dicevamo, ma non la più forte: è il Borussia Dortmund della macchina da gol Haaland a fregiarsi del simbolico titolo.
Già, perchè se c'è un momento storico in cui non strapparsi i capelli per un abbinamento col Barcellona è proprio quello che stiamo vivendo.
Barca, quanti dolori
Per i blaugrana l'annata in corso si può definire quantomeno tribolata, parlando per eufemismi. Riassumendo in breve l'elenco degli eventi infausti: prima stagione dal 2003 senza Leo Messi, con risultati sotto gli occhi di tutti; il Kun Aguero, preso come erede dell'illustre connazionale, praticamente costretto al ritiro per un'aritmia maligna (a giorni l'annuncio ufficiale); l'esonero di Ronald Koeman, il 28 ottobre scorso, con relativo insediamento della leggenda Xavi, un esordiente assoluto in panchina a questi livelli (dopo 7 titoli vinti in Qatar, vabbè...); l'eliminazione alla prima fase di Champions League, evento che non si verificava da 21 anni; la caterva di infortuni, che ha colpito, tra gli altri, i giovani e ultratalentuosi Pedri e Ansu Fati, a cui era stata affidata nientemeno che la 10 di Messi.
Una stagione, insomma, malinconica e diremmo quasi deprimente, quella vissuta dall'ormai ex potenza del calcio mondiale, che a marzo ha riaccolto alla presidenza Joan Laporta (già numero 1 del club dal 2003 al 2010) dopo gli scandali che hanno travolto Bartomeu. Alla base della decadenza societaria, l'enorme quantità di debiti, fronteggiata, almeno parzialmente, grazie al prestito di quasi 600 milioni elargiti dalla banca americana Goldman Sachs.
Le risposte giunte dal campo sono eloquenti. Il Barcellona è attualmente ottavo nella Liga, un piazzamento di certo poco consono alla storia del club. I catalani hanno perso tutti gli scontri diretti stagionali: in campionato contro Atletico e Real, poco prima della cacciata di Koeman, mentre in Champions si è rivelato mortifero il doppio ko per 3-0 contro il Bayern Monaco, che ha contribuito alla retrocessione della squadra in Europa League.
All'olandese è stato fatale l'1-0 patito sul campo del Rayo Vallecano, con gol-partita del ritrovato Radamel Falcao. Dopo il brevissimo interregno (3 partite) di Sergi Barjuan, tecnico della squadra B, è subentrato, con molti onori, l'uomo che da calciatore ha vinto tutto con la maglia del Barça. Come allenatore, Xavi è in ogni caso una scommessa assoluta.
Xavi, il nuovo che avanza?
A livello di moduli, Xavi predilige il classico 4-3-3, anche se nell'ultima gara con l'Osasuna - terminata 2-2, con doppia rimonta avversaria - ha schierato i suoi con un singolare 3-3-3-1, imperniato sui due de Jong (Luuk punta centrale e Frenkie trequartista) e sull'eterno Busquets davanti alla difesa. Per ora l'ex centrocampista non è riuscito più di tanto ad invertire la rotta, raccogliendo due vittorie, una sconfitta e un pareggio nella Liga e non riuscendo ad evitare l'eliminazione dalla Champions.
A febbraio, quando è in programma il doppio appuntamento col Napoli (il 17 l'andata al Camp Nou, ritorno il 24 al Maradona), le cose potrebbero essere cambiate: Xavi dovrebbe recuperare sia Pedri che Ansu Fati e punterà tanto su Memphis Depay, arrivato in estate (da svincolato) dal Lione e che è finora è tra le poche note liete della stagione. Il nazionale oranje è il miglior marcatore del Barça in campionato con 8 centri (3 su rigore) all'attivo. Salvo problemi fisici o scadimenti di forma, sarà lui a guidare l'attacco dei catalani contro il Napoli, nel ruolo, ormai per lui abituale, di falso nueve. Al suo fianco, presumibilmente, Ansu Fati e uno tra Coutinho e Dembelè. A centrocampo sono ormai entrati stabilmente nelle rotazioni giovanissimi talenti come Gavi (appena 17enne) e Nico Gonzalez (19 anni). L'anello debole è la difesa, appena decima nella Liga per gol incassati: dietro le colonne Piquè e Jordi Alba c'è davvero poco. In estate è tornato alla base, gratis, l'ex canterano Eric Garcia, che però fin qui ha raccolto soltanto 6 presenze.

Il Napoli deve crederci
Insomma, in definitiva, il Napoli ha abbastanza materiale per poter sperare, realisticamente, in un passaggio del turno. Il blasone e l'esperienza internazionale del Barcellona non si discutono. Ma se i partenopei scenderanno in campo convinti, mettendoci lo stesso impegno che mettono solitamente in campionato (tralasciando gli ultimi, deludenti risultati) e recuperando quantomeno alcuni degli uomini fondamentali per Spalletti, allora nulla sarà precluso.
Risalgono agli ottavi della Champions 2019-20 gli unici precedenti ufficiali tra i due club: 1-1 al San Paolo e 3-1 blaugrana in Catalogna. Precedenti tutt'altro che beneauguranti per il Napoli, ma a questo punto conta davvero poco. Basti pensare che quel Barcellona schierava assi come Messi e Suarez, volati uno a Parigi e l'altro a Madrid, sponda Atletico. Insomma, tutta un'altra storia.
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