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, 12 Dicembre 2021

I Gran Premi memorabili di un Mondiale di Formula 1 memorabile


5 gran premi che resteranno memorabili di un Mondiale di Formula 1 memorabile, con livelli di durezza e cattiveria che non eravamo più abituati a vedere nel motorsport moderno.


1- BAHREIN

Un primo Gran Premio emblematico per studiare l'evoluzione di Max Verstappen durante la stagione; partito forse un po' ingenuo e disincantato, oggi l'olandese si è trasformato in un animale assetato di sangue e contatti, con il seme della follia impiantato per la prima volta proprio nel deserto di Sakhir. Nell'ingenuità del restituire quella posizione conquistata oltre i limiti della pista, dietro semplice consiglio, a pochi giri dal termine, senza alcuna sanzione in vista, senza alcun regolamento preciso, spostando la macchina sullo sporco e rovinando la gomma, capiamo oggi quanto è cambiato Max e vediamo tutta la trasformazione emotiva di un ragazzo trasfigurato da questa stagione durissima, la prima della sua carriera. 

Quel giorno Lewis ha vinto (lottando come un leone con una macchina nettamente inferiore), ma certamente Max ha imparato. È stato anche il Big Bang del delirio regolamentare che ne è seguito, il peccato originale di un Mondiale bellissimo ma lasciato troppo nelle lande selvagge dell'interpretazione e della lotta maschia a mani nude. Se invece di chiedere gentilmente a Max di ridare la posizione (posizione ridata con una mossa di cui la Red Bull si è evidentemente pentita) la FIA avesse fatto scattare la prima vera e seria sanzione, forse il Mondiale sarebbe stato più corretto.

2- MONACO

La gara di Montecarlo non è stata affatto spettacolare e chi tifa Ferrari la ricorderà prevalentemente per il dramma di Leclerc, in pole e poi costretto a non partire nella sua pista di casa per il botto del sabato dopo il giro veloce. Merita però il gran premio monegasco di essere ricordato come un evento a suo modo storico. È stato il primo gran premio dal 2014 in poi in cui Lewis Hamilton non è stato minimamente competitivo. Zero. Bloccato nel traffico del cruciverba di Montecarlo, Hamilton ha chiuso la gara lontanissimo dai primi, in settima piazza, senza mai dare l'impressione di poter essere della partita.

Verstappen vince nettamente, e dopo tre trionfi consecutivi di Lewis che sembravano dare il via all'ennesimo assolo del numero 44, capiamo in quel giorno che avremmo visto, per la prima volta dopo anni, un Mondiale vero.

3- GRAN BRETAGNA

Dopo un giugno di sofferenza, preso a ceffoni tra le montagne austriache senza tregua, Lewis Hamilton arriva nel giardino di Silverstone con l'aria di re a fine impero. Un altro trionfo di Max, a casa sua, rischierebbe di fatto di chiudere davvero anzitempo il Mondiale.

Lewis fa la pole al venerdì, ma nella sprint race Verstappen lo fa secco al via e scappa, con fare quasi umiliante. Domenica Hamilton non vede il domani e decide di non accettare nulla che non siano i 25 punti. Vittoria o morte. Nel primo giro, dopo due staccate paradisiache di Max che lo tengono dietro per miracolo, Hamilton sfrutta sul vecchio rettilineo la scia della Red Bull per arrivare affiancato al rivale alla Copse, una curva dove non si può passare in due. Hamilton cerca senza paura l'interno, Max chiude quanto serve per evitare il sorpasso ma Lewis non alza il piede, cattivissimo come poche altre volte in carriera. Ne deriva il secondo più grande impatto per forza g laterale della Formula 1 dal 2012, ovvero da quando viene raccolto il dato. Verstappen si schianta, finisce in ospedale (senza complicazioni) e la sua power unit appena montata finisce nel cestino, causando un danno che va a trascinarsi come un effetto domino per le gare successive. Hamilton prende 10 secondi di penalità (pochini), ma vince lo stesso grazie ad una rimonta furiosa, guadagnando 25 punti tutti insieme.

Il Mondiale si riapre. È l'apice del duello. Con un discrimine. Verstappen poteva saggiamente alzare il piede e lasciare andare Hamilton per accontentarsi di una comoda seconda posizione e di un bel vantaggio in classifica. Lewis lo avrebbe fatto e d'altronde in bacheca ha sette Mondiali. È forse, paradossalmente, l'unico vero errore di un Mondiale dove l'olandese è stato sempre perfetto, sbagliando molto meno del rivale.

4- ITALIA

Lo schianto di Silverstone cambia definitivamente l'approccio alla sfida di Verstappen, che da allora cerca lo scontro fisico in ogni contesto, spesso esasperando la sfida, come abbiamo visto nell'ultimo scontro greco romano in Arabia Saudita. Ciò che Hamilton ha evitato a Gedda e in Brasile, non è stato evitato a Monza, in un gran premio dove la Mercedes ne aveva di più e che l'inglese avrebbe portato facilmente a casa se non avesse malamente sbagliato la partenza nella sprint race, lanciando le McLaren verso un weekend memorabile. 

Lo schianto dei due rivali alla prima chicane, con Verstappen che non accetta il sorpasso e salta letteralmente con una gomma sopra la testa di Lewis pur di non farlo passare, è il simbolo definitivo di una lotta ormai strabordante. La FIA riconoscerà la responsabilità dell'olandese, comminandogli cinque posizioni di penalità per il successivo gran premio di Russia. È troppo poco e troppo tardi. La lotta deraglia.

5- BRASILE

Pur fuggendo dalla retorica, è ad ogni modo indiscutibile che siamo di fronte a due piloti che meritano entrambi di vincere il Mondiale e di piazzare un suggello che sarebbe leggendario per entrambi, sebbene per motivi diversi, così facilmente intuibili da non avere nemmeno senso ripeterli in questa sede. 

Eppure se c'è qualcosa che sposta la bilancia dell'equilibrio del merito tra i due, è il weekend di Interlagos. Lewis, catapultato ultimo dopo un'irregolarità nell'ala e con ulteriori cinque posizioni di penalità da scontare per sostituzione del motore nella power unit, si è ribellato al destino. Da ultimo a primo, solo con sorpassi di manico, in due gare diverse(ancora la sprint race, l'esperimento ha funzionato e non lo avremmo mai detto), senza safety car o strategie miracolose in grado di aiutarlo, dominando anche il rivale. Un weekend divino, nelle corde solo di esseri umani con qualcosa in più in tasca degli altri. La vittoria più bella della sua carriera, in grado di abbattere le sicurezze di Verstappen e di condurlo fino al knock out psicologico di Gedda ed una gioia per gli occhi di qualunque appassionato di questo meraviglioso sport, divertente come non lo era da anni e anni.

E allora buon divertimento per oggi, godiamocela tutti. Ce la ricorderemo per sempre. 


Questo articolo è uscito in anteprima su Catenaccio, la newsletter di Sportellate.it.

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  • È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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