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all or nothing juventus
, 10 Dicembre 2021

5 cose su All or Nothing: Juventus


5 cose che rimangono da "All or Nothing: Juventus", una serie tv meno interessante di quanto avremmo immaginato, ma che riesce a spargere qua e là diversi spunti interessanti per capire la complessità del momento bianconero.


1- La plasticità dell'ambiente juventino.

In All or Nothing più che la Juventus in sé, vediamo il modo in cui la Juventus ama farsi raccontare. Un club storico, di grande tradizione, con una evidente predisposizione aristocratica al gusto estetico, ma allo stesso tempo profondamente proiettato verso il futuro, in maniera quasi spasmodica. La serie Amazon si incastra nel progetto agnelliano di vendere al pubblico internazionale un club sempre più fresco e sempre più indirizzato sul media entertainment, in una dicotomia con gli attuali risultati sul campo che inizia a diventare goffa.

Nella serie tutto è pulito, tutto è ordinato, tutto è plastico e ben fatto. Perfino i momenti di rabbia sembrano filtrati, quasi costruiti a tavolino. Se la Juventus voleva mostrare un lato di sé più intimo e privato, l'idea è rimasta solo su carta. Se invece è effettivamente questo il lato intimo e privato della Juve, siamo onestamente delusi. La serie si permea della stessa atmosfera trattenuta che contorna il primo pranzo con la famiglia della fidanzata, non decollando mai del tutto. La spontaneità è poca e di scene memorabili ne ricorderemo poche.

2- Forse Pirlo era meno peggio di quanto immaginavamo.

La sensazione di dilettantismo provocata da Pirlo davanti i microfoni lo scorso anno era a tratti semplicemente imbarazzante. Si aveva l'impressione di avere a che fare con un personaggio senza alcuna nozione tattica precisa, totalmente improvvisato in ogni sua riflessione pubblica. Forse non era proprio così. La serie si pone con un atteggiamento molto positivo nei confronti di Pirlo, sfiorando a tratti l'agiografia. Pirlo viene presentato come un giovane maestro chiamato dall'alto, in grado di infondere l'arte della bellezza e capace di mescolare alla perfezione il gruppo dei senatori con quello dei giovani, un sereno capitano di una nave da crociera inarrestabile. Se la serie viene vista da qualcuno che non ha bene in mente l'andamento della scorsa stagione juventina, si può facilmente credere, almeno fino alla quarta puntata, che la Juventus abbia praticamente vinto tutte le partite dell'anno.

Pirlo sfrutta i buoni riflettori puntati e riesce effettivamente ad apparire come un allenatore migliore di quanto non facesse trasparire all'esterno. Nelle riunioni tattiche notiamo una serie di spunti e di riflessioni molto interessanti e precise, chissà perché mai snocciolate pubblicamente. Anche il suo tocco umano con il gruppo è sembrato azzeccato. Secco ma mai severo, Pirlo sembra riuscire a mettere a suo agio tutti i suoi giocatori, passando da toni paternalistici con Kulusevski, a toni di parità assoluta nei discorsi con Buffon. Perfino nello spogliatoio, al netto di qualche inevitabile retorica banalità, appariva molto più deciso di quanto non avremmo immaginato. È vero, le telecamere filtrano, ma pensavamo peggio.

3- L'incomprensibilità di Ronaldo

Cristiano Ronaldo è un uomo incomprensibile, almeno per noi comuni esseri umani. E' impossibile immaginarlo seduto su un divano a guardare un film, è impossibile immaginarlo scrollare sui social mentre è in bagno, è impossibile immaginarlo a cena fuori con degli amici mentre legge il menu per decidere cosa mangiare. Qualsiasi modo impieghi davvero per passare il tempo è per noi, inaccessibile. Ecco perché una serie del genere poteva essere una curiosa opportunità per capire un po' meglio cosa passa nella testa di questo imperturbabile e straordinario essere umano. L'opportunità è stata totalmente sciupata e non potevano esserci troppi dubbi.

Ronaldo è un'entità scissa da tutto ciò che gli gravita intorno. Compare nella prima puntata, a petto nudo, al sole, dichiarandosi medico di sé stesso in una scena a suo modo comica. Poi si eclissa e non abbiamo più notizie di lui per un po'. Compare per registrare lo spot di Natale, mandando nel panico tutto lo staff media bianconero, una scena emblematica delle difficoltà nel gestire un personaggio di tale caratura. Lo vediamo poi quando Pinsoglio gli regala una maglietta per il compleanno e lui sorride imbarazzato come fosse davanti a un disegno fatto a scuola da un bambino.

Nessun tratto di vera umanità riscontrabile, fino a Juve-Porto. Ronaldo prima a fine primo tempo si lamenta esasperato con la squadra (da cui appare come un corpo totalmente estraneo), poi si rintana nell'asciugamano a fine partita, in silenzio. Una piccola traccia di umanità che ci rincuora.

4- I completi di Dybala

La serie tratta pochissimi giocatori, ignorando tutti gli altri. Giocatori come Rabiot, Bentancur, Alex Sandro, Danilo, Arthur sono totalmente assenti. Altri compaiono solo raramente, come de Ligt, Kulusevski o Cuadrado. Una scelta difficilmente comprensibile, dato che è facile capire quanto la buona riuscita di un prodotto simile passa molto dalla resa corale di tutti i membri dello spogliatoio. Invece c'è spazio solo per i senatori Buffon, Bonucci e Chielliini e come rappresentanti della new generation si vedono di fatto solo McKennie e Chiesa.

Tra tutte le assenze nessuna risulta però più paradossale di quella di Paulo Dybala. Martoriato dagli infortuni, l'argentino non concede nemmeno un minuto di intervista singola davanti le telecamere e appare quasi sempre in giacca e cravatta, come uno strano agente immobiliare che si aggira silenzioso per lo spogliatoio di una squadra di calcio. Delle due l'una: o il giocatore che dovrebbe essere il simbolo della società è stato totalmente ignorato dalle telecamere, o peggio si è volontariamente sottratto. Un emblema del rapporto costantemente ambiguo tra La Joya e la Juve, una storia d'amore piena di passione sincera da entrambe le parti, ma vissuta sempre con la paura che l'uno possa improvvisamente fregare l'altro senza motivo.

5- L'insopportabilità di Bonucci.

Se c'è una dote umana che non si può non riconoscere a Bonucci, è la sincerità. Pochi sportivi danno l'idea di essere tanto trasparenti in campo o davanti una telecamera quanto lui. Eletto da Amazon protagonista assoluto della serie, Bonucci si diverte nel mostrarsi con grande naturalezza per quello che è. Un uomo globalmente insopportabile. Bonucci ripete continuamente le stesse cose, apparendo come il vero leader dello spogliatoio, molto più del sornione Chiellini o del giocherellone Buffon, un uomo forse con un animo troppo buono per guidare uno spogliatoio. Fiumi di retorica sull'importanza dello stile Juve, su cosa vuol dire giocare alla Juventus, sul sacrificio, sulla maglia sudata, sul metterci la faccia, perché lui, come dice in continuazione “è fatto così”.

La serie per lunghi tratti assomiglia ad un documentario in cui Bonucci vuole mostrare a tutto il mondo di essere, molto semplicemente, il miglior essere umano sulla faccia della Terra, senza possibilità di contraddittorio. Che noia, che barba, che noia. Un'occasione sprecata per indagare sulla vera natura di un uomo complesso, coraggioso e, senza paura alcuna di toccare la sua sterminata autostima, affetto da una particolare forma di mitomania.


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  • È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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