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5 min

- di Lorenzo Tognacci

Considerazioni sparse post "Arcane", la serie animata di League of Legends


L’ennesimo punto di contatto tra il mondo videoludico e cinematografico, questa volta orchestrato da uno dei più grandi colossi dei videogiochi mondiali: Arcane è l’ultimo punto di rottura.


- Iperbolicamente (ma nemmeno troppo), ogni singolo essere umano che solca questo pianeta è un videogiocatore: che sia LoL, che sia Kwazy Cupcakes (“NINE-NINE!”), che sia FIFA o che sia Call of Duty o Super Mario, tutti siamo dei giocatori. Nel momento in cui utilizziamo le nostre mani per controllare interattivamente la progressione narrativa ed evolutiva di un personaggio o di una situazione mentre guardiamo uno schermo diventiamo automaticamente videogiocatori. Eppure il settore videoludico, che negli ultimi anni è esploso sia dal punto di vista economico che di rilevanza popolare, non gode di quel brusio comune di cui godono settori come lo sport o il cinema. Per rompere questa marmorea parete invisibile che separa il mondo del gaming da tutto il resto, tante software house e case di produzione nel tempo si sono lanciate nella declinazione dei propri titoli in film o serie tv, alla ricerca di quel giusto compromesso capace di salvaguardare l’identità del videogioco e realizzare comunque un prodotto visivo di qualità. Dopo una valanga di pessimi risultati e mezze calzette da parte di tutta l’industria, Riot Games trova la quadra e getta le basi per il suo League of Legends vestito da serie TV: Arcane è il primo vero prodotto che rompe le barriere e mette in contatto cinema e videogiochi;

- Parliamo di tecnica (e facciamolo a prova di profano, anche se per molti sarà inutile): League of Legends è un MOBA (Multiplayer Online Battle Arena), in parole incredibilmente povere un gioco strategico in cui due team da 5 giocatori si sfidano, e il cui obiettivo è distruggere la base avversaria che si trova al lato opposto rispetto alla propria. Per comporre il team, ogni giocatore deve scegliere uno tra i più di 140 Campioni (a oggi) disponibili, personaggi diversi ognuno con caratteristiche e peculiarità proprie. Dai Campioni più abili nella difesa, a quelli più abili nell’attacco ogni Campione ha un’identità propria, data dalle abilità e da un accenno di storia (https://www.leagueoflegends.com/it-it/champions/jayce/ qui un esempio): questi sono gli elementi base che compongono la struttura narrativa all’interno del gioco di League of Legends. Oltre a questo, fuori dal campo di battaglia, si sviluppa tutto l’universo del racconto che Riot Games ha costruito nel tempo attorno al gioco, da Piltover a Zaun fino alle vicende del mondo di LoL: ci troviamo quindi davanti a un videogioco che non necessita di narrativa per proseguire ma che ha un vasto e massiccio racconto a corredo che lo accompagna. Qui avviene la piccola magia di Arcane: la storia di League of Legends viene presa e accuratamente scomposta per creare un punto di accesso aperto a tutti, una serie tv in 9 puntate capace di parlare sia ai fan che ai profani e che getta le basi per la trasmutazione di League of Legends in opera televisiva. Il tutto sempre e costantemente con il chiaro obiettivo di costruire la narrazione e l’identità dei Campioni. Perché parlo di magia? Perché se in passato abbiamo visto la narrazione videoludica entrare in televisione (vedi Westworld), e abbiamo visto la narrazione cinematografica entrare nei videogiochi (vedi Hideo Kojima con Metal Gear Solid o il più recente Death Stranding), questa è la prima volta che una serie tv e un videogioco comunicano sinergicamente e attivamente tra loro in questo modo. Arcane non è più solo una serie tv o LoL non è più solo un videogioco, non lo so, ma in ogni caso l’obiettivo primario di raccontare i Campioni ora gode di strumentazioni che nessuno aveva mai raggiunto prima;

- Passiamo al come: Fortiche è uno studio parigino con attributi di rilievo, basta far presente che oltre alle collaborazioni con Riot Games sono loro dietro alla creazione tecnica dei Gorillaz. In Arcane l’esercizio di stile supera la mera rappresentazione, con una crasi tra tridimensionalità e texture 2D capace di riempirsi e sgonfiarsi a seconda della scena che offre. La luce di Piltover, l’acido di Zaun, la forza psicotica delle voci di Jinx: ogni momento, ogni atto, ogni Campione viene veicolato con immagini chiare e fortemente riconoscibili, in un lavoro certosino che si muove più verso l’arte grafica che quella cinematografica. Qualche tempo fa, sempre su Netflix, Love, Death + Robots ci aveva portato qualcosa di simile, mostrandoci anche quanto fosse complicato reggere questo linguaggio per più di una decina di minuti. Fortiche con Arcane mette in campo tutto l’Hextech che trova in cantina, manda in sovrapressione tutti i barometri steampunk che ha per casa e riesce nell’incredibile intento di mantenere altissimo il livello dal primo all’ultimo secondo di visione. Potenzialmente, ogni frame di ogni puntata è un ipotetico screensaver vista la qualità dell’immagine;

- Adesso alle critiche. Arcane è stata eletta da molti come “coraggiosa”, “cruda”, come un racconto che non ha paura di digrignare i denti e dare pugni nello stomaco. Ecco, più o meno. È vero, la storia di Arcane è bella e avvincente, ma diciamo che il racconto non tiene il passo della forza generale del prodotto e che alcuni passaggi più strong non rendono giustizia all’insieme, e in più in alcuni punti c’è anche qualche saltino narrativo che potrebbe far storcere il naso ai super profani di LoL. Dettagli forse di poco conto, ma che alimentano quel leggero e impercettibile odore acre di resina da carta patinata, di atmosfera cautamente e arrendevolmente pop da ultra massa. Diciamo che questi piccoli dettagli, uniti alla forza dirompente del sound punk e ribelle degli Imagine Dragons (ndr: sono sarcastico), a lungo andare stonano con l’imponenza visiva di Arcane. Avrei apprezzato un po’ di sangue in più anche nella colonna sonora, nell’emotività dei personaggi, avrei voluto sentire di più la pressione dell’ambiente e avrei voluto urlare insulti al cattivo di turno dal divano: invece mentre gli occhi erano lucidi di spunti, lo stomaco era un po’ più in pantofole. Mi rendo conto però che quello che avrei voluto io probabilmente non sarebbe stato un prodotto dall’altissima diffusione, capace di spodestare dal trono pure il tormentone eventone Squid Game, e raggiungere il proprio traguardo. (E poi sì va bene ricordiamo che League of Legends è super pop e quindi tutto torna e fate come volete);

- Per concludere, Fortiche e Riot Games riempiono un calderone di materiale radioattivo e tirano fuori un esperimento genetico capace di riscrivere i sistemi che regolano la coesistenza tra videogioco e tv, creando un prodotto che tutte le software house e affini possono - e forse anche devono - prendere come riferimento. Una prima pietra per un percorso vastissimo, che avvicina come mai prima d’ora quelle robe da NERD (prato fiorito) al fenomeno di costume pop e totalmente sdoganato, e che soprattutto apre a scenari di sviluppo nuovi: dallo sviluppo della serie nel mondo del gioco, allo sviluppo del gioco nel mondo della serie, alla futura coesistenza di fan della sponda cinematografica ai gamer. Agli scenari di espansione narrativa che le contaminazioni di questi due mondi possono portare. Due mondi che sono sempre stati visti come diversi, ma che condividono lo stesso terreno di gioco, e che insieme possono rivoluzionare il modo in cui fruire e fare nostri i racconti.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Rimini, 23/09/1994. Laureato in Comunicazione Pubblicitaria allo IED di Milano, freelance e multiforme. All’anagrafe porta il nome di Ayrton e la Formula 1 è appuntamento immancabile del weekend, a cui associa un passato da tennista sgangherato e anni di stadio a Cesena. Incallito e vorticoso consumatore di vinili e di cinema.

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