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3 min

- di Francesco Paissan

Considerazioni sparse post GP dell'Arabia Saudita


Ci siamo presi l’intera nottata per metabolizzare e, soprattutto, comprendere con esattezza cosa di preciso sia accaduto nelle due ore di gara a Jeddah ieri sera. Ne siamo usciti, probabilmente, ancora più confusi ma certamente non meno emozionati per quella che, ormai, è diventata una stagione for the ages. I colpi di scena si susseguono a una velocità improponibile persino per lo sceneggiatore di serie tv più esagitato, i colpi bassi decisamente non mancano e bisogna, inoltre, ammettere che si fatica a trovare l’eroe della situazione in mezzo al caos comunicativo di queste ultime settimane. Ciononostante, l’Arabia Saudita ci consegna un finale impensabile: due piloti a pari punti alla vigilia dell’ultimo gran premio. Ci avreste mai scommesso? (Hamilton probabilmente sì).


- Proprio da Lewis bisogna partire. La strabiliante forza interiore che lo pervade e che sicuramente viene alimentata da una squadra, la Mercedes, e dal suo boss, Toto Wolff, è la ragione che, più di altre, ci ha permesso di arrivare a un finale di questo genere. Dopo anni di dominio incontrastato un calo mentale non solo era possibile ma, per certi versi, persino comprensibile. Hamilton, invece, ha trovato uno stimolo che in altre stagioni semplicemente non esisteva e, dal Brasile in poi, ha inanellato una serie di gare corse e gestite alla perfezione in mezzo a difficoltà e variabili di ogni genere. Azzardando, poi, un paragone umano con un altro sportivo roboticamente insensibile a tutto quello che non sia una vittoria, se a Djokovic è servita una sconfitta nella finale dello US Open per rivelare il suo lato più umano e, paradossalmente, legittimare ancora di più la sua dinastia (sempre che ce ne fosse il bisogno…), Hamilton per fare la stessa cosa ha semplicemente dovuto ricominciare a vincere;

- Verstappen e Hamilton hanno da tempo riposto nel cassetto il manuale del perfetto pilota, preferendo delle letture più, mettiamola così, “agonistiche” sul tema. Non c’è stata praticamente traccia di sportività nel duello tra i due a Jeddah, il che rende questo duello ancora più imperscrutabile in quanto non esistono più limiti a quello che uno può fare all’altro e viceversa. La strategia di Verstappen era di correre come se non ci fosse un domani per entrambi e la staccata a metà rettilineo per “restituire la posizione” a Hamilton è semplicemente l’ultimo atto di una lunghissima serie di incontri e scontri non amichevoli tra due piloti che, del resto, sono troppo simili per piacersi in questo momento storico. Max, qualche gara fa, aveva in mano il Mondiale e azioni come quella appena descritta lasciano intendere che attualmente tutte quelle certezze gli stiano scivolando di mano;

- Avessero allestito un ring sulla spiaggia di Jeddah, sinceramente, non avremmo visto la differenza e, probabilmente, gli organizzatori del gran premio sarebbero persino riusciti a finire in tempo tutti i lavori. Jeddah è stata questo, un velocissimo tracciato filiforme, ricco di punti ciechi e delimitato da barriere da ogni lato. A gran premio concluso siamo ancora increduli di come si sia potuto pensare di organizzare un evento del genere in un posto così. Un circuito inadeguato in ogni sua forma, divertente solo per chi ritiene che guardare venti piloti rischiare la vita per nulla sia considerabile come entertaining;

- A proposito di inadeguatezza. La direzione del gran premio da parte di Michael Masi è stata sublime. Un capolavoro di oggettività e di rigoroso rispetto del regolamento ufficiale. Le decisioni riguardo alla gestione delle bandiere rosse lasciano davvero pochi dubbi sulla loro bontà. La capacità, inoltre, di riorganizzare la ripartenza in maniera assolutamente autonoma e priva di influenze e/o di consulenze esterne, mantenendo allo stesso tempo una linea di coerenza con tutti i precedenti storici delle recenti stagioni rimane un capolavoro purtroppo nascosto. Certe volte tifosi e appassionati vorrebbero e dovrebbero essere partecipi di quanto accade dietro le quinte del baraccone della F1 ma, fortunatamente, ciò accade molto di rado. (N.B.: La seguente considerazione può contenere commenti a carattere ironico e/o sarcastico.);

- Nel bene e nel male siamo di fronte a uno dei Mondiali più incredibili di sempre. Lo scenario dei sogni di ogni aspirante pilota, giocarsi il titolo all’ultima gara con una situazione di parità nel punteggio di classifica, diventa realtà nel tracciato rivisto di Abu Dhabi. Possiamo e dobbiamo aspettarci di tutto, pure di assistere a un finale non all’altezza del livello di abilità e di tensione visto e provato dal primo al penultimo gran premio. Le speranze che possiamo avere sono legate alla direzione gara che, si spera, potrà avere l’opportunità di rifarsi dopo il flop-Jeddah e all’opportunità di vedere un duello vero, privo di malizie o di colpi proibiti. Ad ogni modo, resteranno le emozioni fortissime che ci hanno comunque dato due piloti e due squadre determinate a fare di tutto per riuscire a prevalere sui rivali. È con questo spirito che ci avviciniamo agli Emirati Arabi. Vi pare poco?

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato nel 1997 a Udine e cresciuto, come tanti, inseguendo un pallone con alterni successi. Studente (ancora per poco), difensore in una squadra di bassa categoria in Friuli, difficilmente esiste uno sport che non apprezzi. Segue con grande passione il mondo dei motori e la F1, il carrozzone più famoso al mondo. Oltre allo sport tanto cinema (Lynch grazie per tutto) e qualche buon libro, il tutto innaffiato da un buon vino friulano.

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