
Considerazioni sparse post Napoli-Atalanta (2-3)
L'Atalanta irrompe con prepotenza nella corsa al titolo.
- E' inutile fingere di non accorgersene: non sempre (anzi, a voler proprio dirla tutta sarebbe meglio dire "raramente") il nostro campionato ci offre partite di altissimo livello. Tra squadre inadeguate alla categoria e sonnolenti tatticismi da arte dell'arrangiarsi è più facile incappare in incontri dimenticabili, scialbi e di latitante qualità. Napoli-Atalanta dello stadio San Paolo è una splendida boccata d'ossigeno, un match frizzante e nevrotico nella migliore delle sue accezioni, che mette di fronte due squadre che, in modi differenti, dimostrano ancora di essere grandi. L'Atalanta, sbancando il campo della capolista con una prestazione di debordante personalità, e il Napoli, con una partita di qualità e volontà a dispetto di assenze pesanti. E' valsa la pena di guardarla;
- La mossa che cambia le carte in tavola la fa Spalletti, costretto a guardare la partita dalla finestra, che sceglie uno schieramento a 3 di mazzarriana memoria, scongelando Malcuit e mettendosi a specchio con l'Atalanta, sia nel modulo che nelle intenzioni. Il risultato è un'autentica sinfonia di folate che spostano l'inerzia da una parte all'altra del campo: il Napoli cerca di fare l'Atalanta al cospetto dell'Atalanta, con il classico approccio da uomo contro uomo a tutto campo. Quando riesce mette davvero in crisi la Dea, ma alla fine la squadra di Gasperini è quella che sa farlo meglio;
- L'Atalanta è una macchina di straordinaria precisione, una squadra meravigliosamente deterministica nella assoluta esattezza dei suoi movimenti. La squadra di Gasperini è un teorema di analisi, che funziona per la forza (ma anche la particolare estetica) della deduzione solo attraverso la pulizia dei suoi passaggi, commutativa nei suoi interpreti, fondamentalista nella sua interpretazione. Ci sono momenti in cui la Dea dà quasi l'impressione di onnipotenza, sembra travolgente per qualità ed intensità. Sono solo momenti, nella partita ma anche nella stessa stagione. L'ultimo gradino passa attraverso l'equilibrio;
- Cosa poteva fare di più il Napoli questa sera? Probabilmente poco, forse qualcosa. La squadra di Spalletti gioca bene, a tratti molto bene, senza alcune delle più importanti pedine del suo scacchiere e contro una delle squadre più forti del campionato. Soprattutto nel primo tempo gli azzurri sviluppano con intensità, sulla spinta di una coppia di esterni particolarmente propositiva ma soprattutto di un Mertens che è di nuovo l'uomo simbolo di questo Napoli. Nella ripresa il ritmo dell'Atalanta diventa una tassa e forse, questa volta, i campi di Spalletti non aiutano particolarmente una squadra che si abbassa troppo e subisce la furia bergamasca. Prova difficile, da cui il Napoli esce senza punti, ma con buone sensazioni;
- Nelle ultime due trasferte la Dea ha conquistato San Paolo e Juventus Stadium (intervallate dal 4-0 al malcapitato Venezia) quasi volesse prendersi il permesso di parlare la lingua delle prime. Gasperini oggi vede la vetta lontana solo 4 punti e, onestamente, non sembra che ad oggi il nostro campionato presenti corazzate inarrivabili per i nerazzurri. No, non è affatto la favorita ed è giusto, per un milione di motivi, che si continui a considerare la Dea come un'intrigante outsider ma, se la crescita di condizione che spesso i bergamaschi hanno mostrato nella seconda parte di stagione, si ripeterà anche quest'anno, non c'è motivo di stupirsi se in primavera a lottare per il tricolore troveremo ancora la banda Gasperini.
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