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5 min

- di Simone Renza

Ancora una volta


Quello che è successo a Greta Beccaglia è frutto di un radicato pensiero machista e patriarcale di cui non ne possiamo più.


Greta Beccaglia: Mi sono sentita oltraggiata e violata. Mi sono anche sentita in colpa e mi sono detta che quei jeans non dovevo metterli che non dovevo andare dove escono i tifosi. Mi sono anche chiesta se avevo qualcosa di sbagliato”. “Nessuno intorno a me ha detto niente. Tutti vedevano, ma nessuno interveniva”. "Mi sento oltraggiata, violata". "Prima si è sputato sulla mano e poi mi ha dato uno schiaffo sul sedere che mi ha fatto male". "Un altro uomo incappucciato che mi è venuto addosso e mi ha toccato nelle parti intime"

Andrea Serrani: "Non è assolutamente un atto di sessismo. Avevamo perso e ho fatto quel gesto in un momento di stizza e per goliardia. Non avrei mai pensato a tutto quello che sta succedendo". "Il mio avvocato sta cercando l’avvocato della giornalista: voglio farle le scuse ufficiali". "Ho chiesto scusa e ci mancherebbe. Non volevo parlare con nessuno, solo andare alla mia macchina. Ho sbagliato, voglio incontrarla, quando lei vorrà. Lo sputo sulla mano? Stavo tossendo e sono passato. E’ uno sbaglio, non è scattato niente. A casa mi hanno detto ‘come ti è venuto in mente?!? Me l'ha detto anche la mia compagna. Sanno che non sono questa persona cattiva, stiamo passando tutti i dispiaceri possibili del mondo. Non sto bene, guardate dove è finita questa cosa per uno sbaglio. Uno lavora una vita, crea una vita e poi guardate cosa succede".

Se chi legge ha solo provato per un attimo empatia verso le parole del molestatore allora sappia che è parte del problema.

greta beccaglia

I primi virgolettati sono di Greta Beccaglia, giornalista di ToscanaTv ormai nota non per il suo lavoro ma per quanto accaduto al termine di Empoli-Fiorentina; i secondi del 45enne che l'ha molestata. La vicenda è nota, di dominio pubblico. Ogni commento risulterebbe essere superfluo. Pubblicare nuovamente il video sarebbe stucchevole, inutile.

Le parole di Greta Beccaglia sono devastanti. A ciò va aggiunta la reazione del suo collega dallo studio che le ha detto, subito dopo essere stato testimone della violenza, "non te la prendere". Indicativa. E' la tendenza a minimizzare, cercare di ridurre a normalità.

Sminuire.

"Fattela una risata". "Te la sei cercata". "Si, ma come eri vestita?".
Violenza. Frutto di un radicato pensiero machista e patriarcale.

Per non dimenticare l'agghiacciante campagna promossa dal Comune di Ferrara non troppo tempo fa

Sullo sfondo la farsa. Quando Empoli e Fiorentina sono scese in campo i giocatori avevano tutti un segno rosso sulla guancia. Questo doveva essere un gesto di sensibilizzazione contro la violenza maschile e di genere visto che il 25 Novembre era la giornata dedicata a questa tematica. Si aggiunga che nel contempo a Roma, così come in altre città d'Italia, le strade erano invase dalla marea di Non Una di Meno, movimento politico transfemminista, intersezionale, antirazzista, antifascista, anticapitalista, autonomo da qualsiasi partito, che mira alla trasformazione radicale della società a partire dalla lotta contro la violenza maschile e di genere e contro le gerarchie sociali.

Di questa farsa, però, il copione si ripete costantemente. Ogni giorno. Ovunque.

Si pensi, ad esempio, a quanto accaduto a Genova nel pre partita di Samp-Inter. I tifosi nerazzurri, durante le fasi di rifinitura del manto erboso di Marassi, intonano nei confronti dell’addetta al campo tutta una serie di cori chiaramente allusivi sessualmente. Tutto ciò immortalato da vari smartphone presenti nel settore.

Anche in questo caso, evidenziato l'avvenimento, si è dovuto assistere ad un sollevarsi di scusanti classiche quali "è goliardia", "negli stadi accade di peggio", "la ragazza ha sorriso" etc, oltre a successive accuse verso il pensiero presuntivamente politicamente corretto. Con ciò il punto è stato evidentemente forviato. La giustificazione maschile sempre pronta, rapida, inevitabile. Ripugnante. Perché? Perché quella donna lavorava, perché si è sessualizzato il suo corpo, perché è bullismo. Senza se. Senza ma.

Se chi legge pensa "tutto vero ma..." è parte del problema.

Al noto Club di Sky, ormai ospite fissa Melissa Satta. Non troppo tempo fa il "padrone di casa" Fabio Caressa, volendo far notare l'abito indossato dalla stessa, disse: “Non voglio essere sessista, ma qui stiamo tutti aspettando il momento del senza giacca”. Era una battuta. No. "Ma così non si può più dire nulla". Lo pensi? Sei il problema.

Non si dimentichino i commenti che furono rivolti alla giornalista Rai Giovanna Botteri che, in diretta da Pechino, venne colpevolizzata perchè struccata e definita "sciatta".

“Je ne suis pas une salope, je suis une journaliste” (“Non sono una tr***, sono una giornalista”).

Marie Portolano, ex giornalista di Canal+ , ha realizzato un documentario nel quale fa una carrellata di aneddoti di comportamenti discriminatori, sessisti, abusanti, meschini, raccontati da lei stessa e da alcune sue colleghe. Il paradosso? E' prodotto da Canal+. Proprio la stessa emittente nella quale le giornaliste hanno subito abusi (soprattutto da parte di Pierre Ménès - anchorman noto in terra francese). Peccato che, visto il produttore, il documentario è stato soggetto a tagli e ammorbidimento in fase di editing.

Marie Portolano ha detto, a proposito del documentario: "Tutte le testimonianze mi hanno segnato. Mi sono resa conto che ogni volta che tornavo da un’intervista avevo un nodo allo stomaco, non stavo molto bene. Ogni volta, la sera non mangiavo. Ho pensato: “che strano”. Mio marito mi ha detto: “Non ti rendi conto che quel che ascolti, ti turba”. Tutte mi hanno sconvolto in un momento della loro intervista. Un punto molto toccante è stato quando Clémentine Sarlat mi ha spiegato perché aveva accettato di parlare. Non l’ho messo nel documentario, ma ha pianto. È stato difficile per lei dirmi cosa l’ha spinta a parlare".

https://twitter.com/marieportolano/status/1372926397505802240?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1372926397505802240%7Ctwgr%5E%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.ilnapolista.it%2F2021%2F03%2Fnon-sono-una-troia-il-documentario-francese-sulle-molestie-nel-giornalismo-sportivo%2F

Il sito “Les Jours”, accortosi dell'accaduto, titola: “Pour protéger Pierre Ménès, Canal+ censure un docu sur les femmes” (Per proteggere Pierre Ménès, Canal+ censura un documentario sulle donne). Oltre al danno, la beffa.

Queste vicende, tutte relative al mondo giornalistico ma che sono indicative di ciò che accade in un mondo marchiatamente sessista come quello del mondo dello sport e del lavoro in generale, confermano i dati di una inchiesta secondo cui almeno il 20% delle donne occupate è vittima di molestie o abusi sessuali sul luogo di lavoro. I luoghi di lavoro sono praticamente tutti. Il dato che ulteriormente balza all'occhio è che il 70% delle vittime non ne fa parola con i propri superiori, con le risorse umane o con altre figure responsabili dell’azienda. Se parte la denuncia il meccanismo diviene spesso diabolico fatto di pressioni, sospetti e isolamento.

Queste storie hanno un denominatore comune: il sessismo ordinario e sistemico. Un pensiero radicato nella cultura maschile. Le campagne di sensibilizzazione ben vengano ma sono gocce nel mare. Soluzione? Un mutamento radicale di noi uomini. Perché siamo noi il problema. Con le giustificazioni, nascondendoci dietro presunte goliardie e innocenti scherzi. Ma è violenza. Anche solo questo pensiero, questa idea, è violenza.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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