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4 min

- di Redazione Sportellate

Considerazioni sparse post Palmeiras-Flamengo (2-1 d.t.s.)


Abel Ferreira è tante cose, ma è sopratutto un vincente. Lo dimostra la sua storia in Brasile. In Europa lo aspettiamo a braccia aperte ma questa volta da protagonista.


- In una Montevideo inondata dalla marea verdeoro il Palmeiras si conferma come squadra regina del continente sudamericano dopo i tempi supplementari. Il verdao dopo essere passato in vantaggio al quinto minuto con gol di Raphael Veiga ha deciso di impostare una partita difensiva lasciando al Flamengo il pallino del gioco. Anche dopo il pareggio di Gabigol il Palestra Italia è rimasto coerente con le idee del proprio allenatore e ha saputo compattarsi facendo prevalere la forza di un gruppo vincente contro le individualità degli avversari. Un punto di svolta nella partita lo hanno dato sicuramente i cambi di Abel Ferreira, il giovane allenatore portoghese ha saputo sfruttare la possibilità di cambiare praticamente metà squadra data dalle nuove regole post-COVID e ha rimpolpato il suo centrocampo per difendere il vantaggio inizialmente e poi per potare la partita ai tempi supplementari, dove sapeva che avrebbe potuto contare su una squadra in condizione fisica migliore. Patrick De Paula inserito al 70’ per Danilo è stato fantastico nello schermare tutti i tentativi del centrocampo rossonero di far arrivare palloni puliti a Gabigol e Bruno Henrique; Deyverson ha sfruttato l’insicurezza di Andres Pereira e ha consegnato la coppa al Palmeiras e Wesley è stato fondamentale perché con la sua aggressività ha costretto René a spingere bloccando così una fonte di gioco importante degli avversari;

- De Arrascaeta. Il faro dell’attacco del Flamengo, imprescindibile per come era stata la partita da Renato Portaluppi e per come si è sviluppata. L’uruguayo ha giocato una partita di raro sacrifico coniugato ad un’intelligenza tattica fuori dal comune. Era lui l’uomo designato a collegare attacco e centrocampo prendendo spesso palla poco dopo la metà campo e ricercando triangoli con gli esterni o provando il lancio per Gabigol. De Arrascaeta è stato fantastico nel mandare in tilt la difesa del Palmerais non occupando mai una posizione fissa sul campo, nel primo tempo ha svariato prevalentemente sulla destra, da dove ha messo una palla deliziosa che Gabigol non è riuscito a spingere dentro, ma poi accortosi della scarsa chimica fra i componenti della catena di sinistra avversaria si è piazzato stabilmente in quella zona di campo da dove grazie a un controllo orientato e un’ottima visione di gioco periferica ha mandato in porta Gabigol per il pareggio. Da quando è stato sostituto a dieci minuti dalla fine il Flamengo ha perso tutta la sua pericolosità offensiva e ha iniziato a giocare solo lanciando lungo verso l’area. E’ arrivato il momento - a ventisette anni - per il salto in Europa?;

- Gli attacchi vendono i biglietti ma le difese vincono i campionati (in questo caso le coppe). La difesa del Palmeiras questa sera è stata il punto forte del sistema di gioco di Ferreira. Guidato da Gustavo Gomez con la fascia al braccio e da Weverton in versione spiderman il reparto arretrato ha commesso pochissime sbavature e non ha concesso praticamente alcun tiro pulito al Flamengo se si esclude il gol di Gabigol. Weverton è stato fantastico in due occasione quando ha chiuso la porta in faccia a De Arrascaeta a un metro dalla porta e quando si è opposto ad un colpo di testa di David Luiz. Gomez e Luan sono stati ottimi nell’ingabbiare Gabigol facendogli ricevere solo palloni alti o difficili da indirizzare verso la porta e i terzini hanno fatto una partita di ordine e sacrificio annullando i due esterno carioca. Questa è la vittoria dell’organizzazione difensiva di Ferreira, esaltata da un portiere che sembra stia vivendo una seconda giovinezza e da un Gustavo Gomez, un vero e proprio punto di riferimento per il calcio sudamericano;

- Individualismo vs organizzazione. A guardare le due formazioni dell’inizio non avrebbe dovuto esserci partita, da una parte una squadra infarcita di giocatori di giocatori passati per i piani alti dell’Europa (il Flamengo) e dall’altra una squadra di ottimi prospetti brasiliani esaltati da un sistema di gioco cucito apposta sulle loro caratteristiche. Anche quest’anno la Copa la vince la squadra che sulla carta avrebbe dovuto uscire dalla finale con le ossa rotte e lo fa sopratutto grazie a un gruppo che non ha mai abbandonato l’idea proposta dall’allenatore, ad una organizzazione che può ribaltare il gap con squadre con un tasso tecnico più alto ma sopratutto a quel non mollare fino all’ultima palla sintetizzato perfettamente dal pressing solitario di Deyverson che lo porterà a segnare il gol che metterà la Coppa nella bacheca del Verdao. Ogni anno che passa la Libertadores sembra sempre di più la Copa delle idee e degli allenatori;

- I 600.000 euro pagati dal Palmeiras per assicurarsi l’allenatore portoghese nel 2020 si stanno rivelando un investimento sempre migliore. Abel Ferreira era l’allenatore che serviva al calcio sudamericano per attualizzarlo e avvicinarlo al calcio europeo. Un allenatore che ha un impatto straordinario sui suoi giocatori e che riesce a coniugare la giusta dose di pragmatismo con un calcio intrattenente, moderno e propositivo. Offensivo ai limiti del pensabile, come nel gol del 1-0, ma anche attento alla fase difensiva, spesso utlizzando accorgimenti o cambiando sistema e marcature durante la partita passando dalla difesa a quattro a quella a tre o ristrutturando spesso il centrocampo togliendo l’enganche per avere più fisicità. Uscito dalla porta di servizio è pronto per rientrare nel calcio europeo da quella principale.

(A cura di Niccolò Frangipani)

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