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2 min

- di Jacopo Landi

Considerazioni sparse post Venezia-Inter (0-2)


L'Inter mette in mostra una maturità di altissimo rango.


- A Venezia, l'Inter scende in campo con l'obbligo di vincere sia per rispondere all'Atalanta e sia per mettere pressione su Napoli e Milan. La squadra di Inzaghi controlla il gioco sin dagli arbori dell'incontro ma concretizza troppo poco tenendo in gara un Venezia fisicamente pimpante nonostante le deboli trame offensive. Partita che all'Inter regala tutto quello che i nerazzurri desideravano, mentre il Venezia esce con una fiducia nei propri mezzi consolidata nella corsa per la salvezza;

- Inzaghi chiede gli straordinari ai suoi, schierando l'11 titolare Lautaro escluso. La squadra gioca molto bene, esprimendo un calcio tecnico e veloce. Inzaghi perde Darmian (da valutare l'entità dell'infortunio) ma porta a casa tre punti preziosi e la convinzione che le sue idee abbiano attecchito in maniera profonda nei suoi uomini;

- Impressionanti Brozovic e Calhanoglu. Il croato ragiona a un livello superiore, trovando la propria giocata e costruendo quella del compagno a cui serve il pallone. Il turco ha gamba, dinamico e concreto in entrambe le fasi alle quali offra un apporto come mai aveva evidenziato precedentemente. Molto bene Skriniar nella guida della difesa e il solito Perisic, instancabile;

- Venezia che capisce subito l'andazzo della partita e si adegua subito senza soffrirne. Chiusa con ripartenze ficcanti. La squadra è ben allenata ma le idee di gioco sono sterile e scolastiche. Al netto della sproporzione tra le due squadra, il Venezia evidenzia ottime possibilità di riuscire a confermare la propria presenza in Serie A;

- L'Inter esibisce una maturità di alto rango, dominando e controllando l'avversario con palleggio e giocate veloci. Il centrocampo schiaccia i liguri e consente ai neroazzurri di spadroneggiare. Il solito calo fisico negli ultimi quindici minuti, non basta, questa sera, ad adombrare la soddisfazione dell'Inter.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.

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