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16 min

- di Simone Renza

D10S, uno y trino


La figura di Diego Armando Maradona si allinea in maniera quasi paradossale, specie se si guarda la sua vita, alla figura del Santo. Perché? Perché ha regalato l'eterno. E' stato fango e oro. E' stato umano, nonostante tutto.


Che Guevara era Maradona con la mitragliatrice” 

Un clochard alla stazione di Baires.

La religione è un qualcosa di complesso. Costante conflitto tra libero pensiero e salmodia. Le scritture hanno nei secoli provato a limitare un approccio razionale attraverso i dogmi. Nessuna domanda, credi.

L'accettazione di essi è cieca obbedienza. Il loro rifiuto libertà dalle catene.

Ma è, probabilmente, una visione limitante e limitata. Di certo imposta.

L'essere maledettamente legato al tangibile dell'umano ha, nel corso dei due millenni dalla nascita di Cristo, costruito un paradigma religioso mischiando il sacro e profano. Nel Sud del mondo questo intreccio è più forte che altrove perché più che il bianco canuto Dio può l'eletto Santo locale con la sua concretezza. Per scacciare via la mortalità e l'imprevisto, si fa affidamento all'umano divenuto divino. Nonostante il congenito difetto e stortura, purché sia reale, tangibile.

In questo senso, lo scioglimento del sangue di San Gennaro è il più chiaro esempio. Il popolo fa affidamento sull'avverarsi del fenomeno che però non proviene da Dio ma del Santo stesso. Pura scaramanzia. Tradizione apocrifa.

Diego è quindi legittimamente D10S. La sua figura si allinea in maniera quasi paradossale, specie se si guarda la sua vita, alla figura del Santo. Perchè? Perchè ha regalato l'eterno.E' stato fango e oro. E' stato umano, nonostante tutto.

Diego era un angelo sporco, un santo canaglia, lo specchio del mondo che rappresentava: siamo tutti di fango umano, guai a dimenticarlo”.

Eduardo Galeano

Ma Diego, proprio come D10S, lo si può definire uno e trino.

A mural depicting late Argentine foobtall star Diego Maradona decoured with neon wings made by artists Maximiliano Bagnasco and Dreier Salamanca Vargas is seen outside a restaurant in Buenos Aires, on November 4, 2021. - Genius, idol, magician ... God, the synonyms used to talk about Diego Armando Maradona. The '10' that broke into Argentine soccer in the 70s harvested a legion of faithful that covered him in life and that keeps him in a seat of deity a year after his death. (Photo by JUAN MABROMATA / AFP)

Uno poichè, come ebbe a dire Gianni Brera “Morfologicamente, Maradona sembra uno sgorbio irrecuperabile: ma non appena in lui si accende l’uranio, quel goffo anatroccolo assurge a cigno solenne. Allora devi escluderlo dal genere umano e trovargli d’urgenza una specie differente” .

Trino perchè ha avuto tre dimensioni che, spesso, si sono inevitabilmente intrecciate: il padre, l'uomo e il calciatore.

Il Fùtbolista

I suoi gol, le giocate, gli assist. Tutto è negli occhi di tutti. Ma c'è una partita in cui Maradona è stato tangibilmente di fango umano: l'amichevole ad Acerra.

Il Patron Ferlaino, dopo l’ingente sforzo economico messo in atto per assicurarsi le prestazioni sportive (e non) di Diego, voleva la squadra concentrata sul campionato e pretendeva che gli allenamenti fossero indirizzati in tal senso ma la punta Pietro Puzone ricevette una chiamata da un suo concittadino di Acerra. Un padre il cui figlio è gravemente malato ed a cui necessitano cure costose.

L’idea: un’amichevole tra il Napoli di Maradona e la squadra locale.

Il campo: quello comunale della cittadina di Acerra. Un campo di periferia, ridotto male. Quello che si può definire “un campo di patate”, viste la poca erba e la tanta terra a costituirne la struttura.

Un campo potenzialmente pericoloso per le gambe di professionisti ma, soprattutto, per quelle di Maradona.
Ferlaino, fiutando il potenziale danno che ne sarebbe potuto derivare, negò categoricamente il permesso alla squadra di giocare quella partita: "l’assicurazione non avrebbe coperto eventuali infortuni".

Ma non aveva fatto i conti con l'anima villera di Diego. Alla sua presentazione disse, infatti: “Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires”.

Come poteva interessare che quel campo fosse ridotto in condizioni pietose? Perchè avrebbe dovuto negare questa sorta di "miracolo"? Diego aveva visto la luce calcistica proprio in campi di quel genere, che lo avevano forgiato come D10S del Fùtbol. C’era di mezzo l’assicurazione. E Ferlaino. I Lloyds volevano il pagamento di un premio di 12 milioni di Lire per coprire il rischio infortuni. Parlando del 1985 quella era da considerarsi una somma altissima. Ma non per Diego. La pagò. La partita si giocò. Vennero raccolti i fondi necessari per cure del bimbo.

L'Uomo pubblico

Di fango, si diceva. Ebbene sì, perchè proprio come una divinità, ha avuto parecchi lati oscuri. In questo senso, giusto un anno fa, mi rimase molto impresso l'articolo di Mariana Carbajal sul come Diego fosse sì figlio del suo tempo, quindi patriarcale e machista, ma che questo suo lato oscuro non fosse in grado di intaccare la sua immensità quale calciatore. Mariana Carbajal è giornalista, che scrive su "Página 12", fondatrice del collettivo Ni Una Menos, ed autrice di libri come "Maltratadas. Violencia de género en las relaciones de pareja" (2014, Aguilar) e "Yo te creo hermana" (2019, Aguilar), tra i tanti.

Ho raggiunto Mariana per porle alcune domande in merito e che credo restituiscano una visione di cosa sia stato Diego come uomo.

Le sue risposte chiariscono perfettamente il perché Diego sia stato un santo canaglia fatto di fango umano.

Perchè hai sentito l'esigenza di scrivere quell'addio a Diego?

Ho salutato un idolo popolare, che rivendicava le sue origini popolari, che stava di fronte ai potenti, che si schierava con i deboli, che dava gioia all'interno del campo, che giocava il miglior calcio. Ci tengo a precisare - perché sono stata molto criticata sui social per quel post - che non celebro né rivendico il suo machismo, il riconoscimento tardivo dei loro figli, il maltrattamento delle donne - come ho chiarito in quello stesso spazio - e soprattutto la situazione di abuso e sottomissione su un adolescente di 16 anni, all'epoca in cui si trovava a Cuba - e lui aveva circa 40 anni -, di cui abbiamo appreso la storia qualche mese fa - cioè poco meno di un anno dopo la sua morte quando l'abbiamo salutato-.

Quella donna, Mabys Alvarez, ora ha 37 anni e ha appena testimoniato davanti ai tribunali argentini nell'ambito di una denuncia per traffico di esseri umani contro l'ambiente di Maradona che l'avrebbe condotta da lui. Quel lato di Maradona lo ripudio e lo respingo.

Cosa ha rappresentato Diego nella tua vita?

Nella mia vita nulla di particolare salvo un grande giocatore di calcio.

Maradona è stato davvero machista e patriarcale come molti hanno detto dopo la sua morte?

Senza dubbio, lo era. Viviamo in una società patriarcale e maschilista. Non lo giustifico, lo commento solo perché Maradona è stato espressione di quella cultura come tanti uomini – e anche donne – in Argentina e nel mondo.

Molte altre femministe hanno voluto salutare Diego sui social o sui giornali, perché? E perché hanno ricevuto critiche così dure come per te?

Ognuno aveva le sue ragioni e bisognerebbe chiederle. Ma le critiche miravano a cancellarci proprio per aver salutato un idolo popolare che è stato sia così popolare sia così machista. Le rivelazioni di Mavys Álvarez mi hanno fatto guardare la sua figura anche da un'altro punto di vista. Ha generato molto rifiuto nei confronti di Maradona. Era minorenne, in una situazione di vulnerabilità e hanno approfittato di quel contesto – Maradona e il suo ambiente –. Questo è un limite. Almeno per me. Non smetterò di godermi il modo in cui ho giocato in campo, ma quello sguardo non è più lo stesso. Lo dico con tristezza.

Chi era Diego e cos'è stato davvero per il popolo argentino?

Un Dio, potremmo dire, per tanti e tanti. Un genio in campo, un uomo che ci ha regalato tante gioie per i trionfi che ha conquistato con il calcio, uno fuori dal comune che davanti ai potenti si è rivelato dalla parte dei più deboli, con enorme empatia con le cause sociali.

Qual è il ricordo personale che hai di Diego?

L'ho conosciuto personalmente in uno studio televisivo, ero incinta in procinto di partorire mia figlia. Ero un editorialista nello show, lui era la guest star. Quando mi salutò, mi toccò la pancia, come gesto affettuoso, c'è una credenza, che indica che porta fortuna. Mia figlia è nata il giorno dopo. A lei piace giocare al fùtbol. Ha combattuto all'età di 11 anni nella sua scuola affinché le ragazze potessero giocare a palla durante la ricreazione, perché non erano lasciate per le donne, e ci è riuscita. È un aneddoto molto sciocco, di fronte a tante storie così commoventi che tante persone hanno raccontato, gesti che Maradona ha avuto, di enorme umanità. Quello era Diego, con il suo chiaroscuro. Quello era Maradona.

Il padre. Il privato.

Lontano da riflettori, flash e pubblico c'è un Maradona quasi sconociuto. Intimo.

Unicamente chi lo ha vissuto da molto vicino ha potuto carpire questa sfaccettatura di Diego. Ho provato a ricostruire questo suo profilo attraverso le parole di Gennaro Montuori, storico leader della Curva del Napoli proprio nell'era maradoniana e persona molto vicina a Diego.

Gennaro, il Diego calciatore è negli occhi di tutti, ma il Diego uomo privato, che persona era?

"Diego per me era più bravo come uomo che come calciatore, figuriamoci, sappiamo che è stato il più grande di tutti i tempi. Un uomo per cui era difficile vivere perchè aveva troppi contatti, troppa gente attorno. Un essere umano può vivere con 30, 40 al limite 50 contatti al giorno... lui era costretto ad avere un contatto con centinaia, migliaia di persone ogni giorno!"

Quale era la più grande fragilità di Diego?

"La più grande fragilità di Diego è stata diventare un campione troppo presto ed avere tutto rapidamente. Questo è un problema che può avere ogni essere umano, non l'ha avuto solo Maradona"

Il lato del carattere che più ti ha stupito di Maradona?

"L'umanità e il rapporto con la famiglia, soprattutto con la madre ed il padre che adorava. Era un ragazzo straordinario"

Che padre era Diego?

"Un grande papà. Mi ricordo che faceva camminare le bimbe, le accarezzava, le abbracciava. Avrebbe voluto passare più tempo con loro ma non ne ha avuto la possibilità visto il personaggio importante che era. Questo fa parte della vita, della sua soprattutto. Avrebbe meritato più tempo dalla vita"

Un aneddoto, una storia vissuta con lui che ti ricoderai per sempre?

"Ce ne sono tanti di aneddoti. Non è semplice ricordarne uno specifico. Però ne ho due che ricordo limpidamente: una volta Diego venne con me di notte. Dovevamo andare in giro di notte per Napoli (forse l'unico momento in cui Diego non era assediato - n.d.r.) in un luogo in cui nemmeno il Presidente della Repubblica avrebbe potuto accedere. C'era un problema politico (parliamo della fine degli '80 - n.d.r.). Diego dai non fa niente, non andiamo. C'è la polizia. C'era il rischio di un colpo di stato. Lui mi disse "non ti preoccupare". Quando arrivammo, vidi la polizia che estrasse i fucili, io stavo quasi per fuggire dalla paura. Ma poi appoggiarono i fucili, estrassero una penna e si fecero fare l'autografo. L'altro fu la partita di beneficenza che organizzai ad Acerra, dove tutto fu straordinario, anche vederlo giocare in quel fango.

Ma ce n'è un terzo a cui sono molto legato: il battesimo di mia figlia. Si fece quasi 400 foto con tutti gli ospiti. Questa disponibilità dimostrava la sua grandezza. Passarono, poi, quasi vent'anni da quando Diego andò via da Napoli e lo rivedetti. Mi vide, mi riconobbe, corse da me per darmi un bacio e un abbraccio. Volle vedere tutta la mia famiglia ma soprattutto mia moglie che sapeva non stava bene"

Queste testimonianze lasciano di Diego un'immagine reale. Viva. Vera. Quella fùtbolistica è impressa indelebilemente ovunque. Quella umana è stata frammentata e fatta, soprattutto da lui, a brandelli. E' stato un uomo. Fragilmente forte. Machista e patriarcale. Figlio e padre. La rapida ascesa lo ha portato a sostenere ritmi non umani. La cocaina è stata un bastone sul quale ha potuto far leva per non collassare sotto il peso di una responsabilità storica e politica che Napoli e l'Argentina gli avevano gettato interamente sulle spalle. Non l'aveva cercata. Se n'è lo stesso fatto carico, anche suo malgrado. D10S, sì, ma di fango. Umano. Limitato. Ha regalato l'eterno patendo gli inferi. Ha distrutto sè stesso perchè non ne è stato mai vero padrone.

Su vida fue una tombola. De noche e de dìa.

Versión en español

La religión es una cosa compleja. Conflicto constante entre el pensamiento libre y la salmodia. A lo largo de los siglos, las escrituras han tratado de limitar un enfoque racional a través de dogmas. No hay duda, créelo

Aceptarlos es obediencia ciega. Su rechazo a liberarse de las cadenas.

Pero probablemente sea una visión limitante y limitada.

Estar condenadamente ligado a lo tangible de lo humano ha construido, en el transcurso de los dos milenios desde el nacimiento de Cristo, un paradigma religioso mezclando lo sagrado y lo profano. En el sur del mundo este entrelazamiento es más fuerte que en otros lugares porque más que el Dios gris blanco puede el santo local elegido con su concreción. Para ahuyentar la mortalidad y lo inesperado, uno confía en el humano que se ha vuelto divino. A pesar del defecto congénito y la distorsión, siempre que sea real, tangible.

En este sentido, la disolución de la sangre de San Gennaro es el ejemplo más claro. La gente confía en la ocurrencia del fenómeno que, sin embargo, no proviene de Dios sino del mismo Santo. Pura superstición. Tradición apócrifa.

Diego es, por tanto, legítimamente D10S. Su figura está alineada casi paradójicamente, sobre todo si se mira su vida, a la figura del Santo. ¿Porque? Porque dio lo eterno. Era barro y oro. Era humano, a pesar de todo.

Diego era un ángel sucio, un santo pícaro, el espejo del mundo que representaba: todos estamos hechos de barro humano, ¡ay de olvidarlo!”.

EDUARDO GALEANO

Pero Diego, al igual que D10S, se puede definir como uno y tres.

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A mural depicting late Argentine foobtall star Diego Maradona decoured with neon wings made by artists Maximiliano Bagnasco and Dreier Salamanca Vargas is seen outside a restaurant in Buenos Aires, on November 4, 2021. - Genius, idol, magician ... God, the synonyms used to talk about Diego Armando Maradona. The '10' that broke into Argentine soccer in the 70s harvested a legion of faithful that covered him in life and that keeps him in a seat of deity a year after his death. (Photo by JUAN MABROMATA / AFP)

Uno porque, como decía Gianni Brera, “Morfológicamente, Maradona parece un garabato irrecuperable: pero en cuanto el uranio se enciende en él, ese patito torpe se convierte en un cisne solemne. Entonces tienes que excluirlo de la humanidad y buscar urgentemente una especie diferente para él" .

Trino porque tenía tres dimensiones que, a menudo, se entrelazan inevitablemente: el padre - el hombre privado, el hombre - publico y el futbolista.

Il Fùtbolista

Sus goles, jugadas, asistencias. Todo está en los ojos de todos. Pero hay un partido en el que Maradona se hizo tangiblemente de barro humano: el amistoso en Acerra.

El Patrón Ferlaino, tras el enorme esfuerzo económico puesto en marcha para asegurar las actuaciones deportivas (y no deportivas) de Diego, quiso que el equipo se centrara en el campeonato y exigió que los entrenamientos se abordaran en este sentido pero el delantero Pietro Puzone recibió una llamada de uno de sus conciudadanos de Acerra. Un padre cuyo hijo está gravemente enfermo y necesita cuidados costosos.

La idea: un partido amistoso entre el Nápoles de Maradona y el equipo local

La cancha: el municipal de la localidad de Acerra. Un campamento suburbano, muy reducido. Lo que se puede definir como "un campo de patatas", dada la poca hierba y mucho terreno para componer la estructura.

Una cancha potencialmente peligrosa para las piernas de los profesionales pero, sobre todo, para las de Maradona.
Ferlaino, intuyendo el daño potencial que podría haber ocasionado, negó categóricamente el permiso del equipo para jugar ese partido: "el seguro no cubriría ninguna lesión".

Pero no había llegado a un acuerdo con el alma villera de Diego. De hecho, en su presentación dijo: "Quiero convertirme en el ídolo de los niños pobres de Nápoles, porque son como yo en Buenos Aires".

¿Cómo pudo haber importado que este campamento se redujera a condiciones lamentables? ¿Por qué debería negar este tipo de "milagro"? Diego había visto la luz del fútbol precisamente en campos de ese tipo, que lo habían forjado como D10S de Fùtbol. El seguro estaba involucrado. Y Ferlaino. Los Lloyds querían el pago de una prima de 12 millones de liras para cubrir el riesgo de accidentes. Hablando de 1985, eso debía considerarse una suma muy alta. Pero no para Diego. Pagó por ello. Se jugó el juego. Se recaudaron los fondos necesarios para el cuidado del niño.

El Hombre publico

De barro, se decía. Bueno, sí, porque al igual que una deidad, tenía varios lados oscuros. En este sentido, hace apenas un año, me quedé muy impresionado con el artículo de Mariana Carbajal sobre cómo Diego fue efectivamente el hijo de su tiempo, por lo tanto patriarcal y machista, pero que ese lado oscuro suyo no pudo afectar su inmensidad como un jugador de fútbol. Mariana Carbajal es periodista, escribe en "Página 12", fundadora del colectivo Ni Una Menos y autora de libros como "Maltratadas. Violencia de género en las relaciones de pareja" (2014, Aguilar) y "Yo te creo hermana "(2019, Aguilar), entre muchos.

Me acerqué a Mariana para hacerle unas preguntas al respecto y que creo que le devuelven una visión de cómo era Diego como hombre.

Sus respuestas centran perfectamente cómo Diego era un santo pícaro, hecho de barro humano.

¿Por qué sentiste la necesidad de escribir esa despedida a Diego?

"Despedí a un ídolo popular, que reivindicó su origen villero, que se plantó frente a los poderosos, que se puso del lado de lxs débiles, que dio alegrías adentro de la cancha, que jugó el mejor fútbol. Quiero aclarar –porque fui muy criticada en redes sociales por ese posteo—que no celebro ni reivindico su machismo, el tardío reconocimiento de sus hijos, el maltrato a mujeres –como lo aclaré en ese mismo espacio-- y sobre todo la situación de abuso y sometimiento sobre una adolescente de 16 años, en el tiempo en que estuvo en Cuba --y tenía alrededor de 40--, cuyo relato conocimos hace pocos meses –es decir, algo menos de un año después de su muerte cuando lo despedimos--.

Esa mujer, Mabys Alvarez, hoy tiene 37 años y acaba de declarar en la justicia argentina en el marco de una denuncia por trata de persona contra el entorno de Maradona que la habría conducido hasta él. Ese lado de Maradona lo repudio y lo rechazo".  

¿Qué representó Diego en tu vida?

En mi vida particularmente no más que un gran jugador de fútbol.

¿Fue Maardona realmente machista y patriarcal como muchxs dijeron después de su muerte?

Sin dudas, que sí lo fue. Vivimos en una sociedad patriarcal y machista. No lo estoy justificando, solo lo comento porque Maradona fue expresión de esa cultura como tantos hombres –y mujeres también—en la Argentina y en el mundo.

Muchas otras feministas quisieron despedirse de Diego en las redes sociales o en los periódicos, ¿por qué ? ¿Y por qué recibieron críticas tan duras come fue para ti?

Cada una tuvo sus razones y habría que preguntarles a ellas. Pero las críticas apuntaron a cancelarnos justamente por despedir a un ídolo popular a la vez tan popular y tan machista. Las revelaciones de Mavys Álvarez a mí me han hecho mirar su figura también desde otro lugar. Me generó mucho rechazo hacia Maradona. Ella era una menor de edad, en una situación de vulnerabilidad y se aprovecharon de ese contexto –Maradona y su entorno—. Ese es un límite. Al menos para mí. No voy a dejar de disfrutar de cómo jugaba en la cancha, pero esa mirada ya no es la misma. Lo digo con tristeza.

¿Quién era Diego y qué era realmente para el pueblo argentino?

Un Dios, podríamos decir, para muchos y muchas. Un genio en la cancha, un hombre que nos dio tantísimas alegrías por los triunfos que conquistó con el fútbol, un fuera de serie que se reveló frente a los poderosos para estar del lado de los más débiles, con una enorme empatía con las causas sociales.

¿Cuál es el recuerdo que tienes personalmente de Diego?

Lo conocí personalmente en un estudio de televisión, estaba embarazada a punto de parir a mi hija. Yo era columnista en el  programa, él la estrella invitada. Al saludarme, me tocó la panza, como gesto afectuoso, hay una creencia, que señala que trae suerte. Mi hija nació al día siguiente. Le gusta jugar al fútbol. Peleó a los 11 años en su escuela para que las niñas pudieran jugar en los recreos a la pelota, porque no las dejaban por ser mujeres, y lo logró. Es una anécdota muy tonta, frente a tantas historias muy conmovedoras que ha contado tantísima gente, gestos que tenía Maradona, de enorme humanidad. Así era Diego, con sus claroscuros. Así era Maradona.

El padre. Il privado.

Lejos de los focos, los flashes y el público hay un Maradona casi desconocido. Íntimo.

Solo quienes lo han vivido muy de cerca han podido captar esta faceta de Diego. Traté de reconstruir ese perfil suyo a través de las palabras de Gennaro Montuori, líder histórico del Napoli Curva justo en la época maradoniana y una persona muy cercana a Diego.

Gennaro, Diego como futbolista está a los ojos de todos, pero Diego como hombre privado, ¿qué persona era?

"Diego para mí fue mejor como hombre que como futbolista, y mucho menos, sabemos que fue el más grande de todos los tiempos. Un hombre para el que era difícil vivir porque tenía demasiados contactos, demasiada gente a su alrededor. Un ser humano puede vivir con 30, 40 como máximo 50 contactos al día … se vio obligado a tener contacto con cientos, miles de personas todos los días"

¿Cuál fue la mayor debilidad de Diego?

"La mayor debilidad de Diego fue convertirse en campeón demasiado pronto y lo tuvo todo rápido. Este es un problema que todo ser humano puede tener, no solo lo tuvo Maradona"

¿Qué lado del personaje que más te sorprendió de Maradona?

"La humanidad y la relación con la familia, especialmente con la madre y el padre que adoraba. El era un tipo extraordinario"

¿Qué padre era Diego?

"Un gran papá. Recuerdo que hizo caminar a las niñas, las acarició, las abrazó. Le hubiera gustado pasar más tiempo con ellos, pero no tuvo la oportunidad dado el personaje importante que era. Esto es parte de la vida, especialmente la suya. Habría merecido más tiempo en la vida"

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¿Una anécdota, una historia vivida con él que recordarás para siempre?

"Son muchas las anécdotas. No es fácil recordar uno específico. Pero tengo dos que recuerdo con claridad: una vez que Diego vino conmigo por la noche. Tuvimos que recorrer Nápoles de noche (una y quizás la única vez que Diego no fue asediado - nota del editor) en un lugar al que ni siquiera el presidente de la República podía acceder. Hubo un problema político (hablemos del final de los 80- nota del editor). Diego dai no hace nada, no vayamos. Ahí está la policía. Existía el riesgo de un golpe. Me dijo "no te preocupes". Cuando llegamos, vi a la policía sacar sus armas, estaba a punto de huir asustado. Pero luego dejaron sus armas, sacaron un bolígrafo y consiguieron sus autógrafos. El otro fue el partido solidario que organicé en Acerra, donde todo fue extraordinario, incluso verlo jugar en ese barro.

Pero hay un tercero al que estoy muy apegado: el bautismo de mi hija. Tomó cerca de 400 fotos con todos los invitados. Esta disponibilidad demostró su grandeza. Luego pasaron casi veinte años desde que Diego se fue de Nápoles y lo volví a ver. Me vio, me reconoció, corrió hacia mí para darme un beso y un abrazo. Quería ver a toda mi familia, pero especialmente a mi esposa, que sabía que no estaba bien"

Estos testimonios dejan una imagen real de Diego. Viva. Vera. Esa fùtbolistica está impresa indeleblemente en todas partes. El humano ha sido fragmentado y hecho trizas, especialmente por él. Era un hombre. Frágil fuerte. Machista y patriarcal. Hijo y padre. El rápido ascenso lo ha llevado a mantener ritmos no humanos. La cocaína era un palo en el que supo apalancar para no derrumbarse bajo el peso de una responsabilidad histórica y política que Nápoles y Argentina habían echado íntegramente sobre sus hombros. No la había buscado. Él mismo se encargó de ello, incluso a pesar suyo. D10S, sí, pero barro. Humano. Limitado. Dio lo eterno al sufrir el inframundo. Se destruyó a sí mismo porque nunca fue el verdadero maestro de eso.

Su vida fue una tombola. De noche e de dìa.

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Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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