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, 25 Novembre 2021

D10S, uno e trino


Come calciatore, figura pubblica e persona, Maradona ha costituito una trinità unica.

La religione è un qualcosa di complesso. Costante conflitto tra libero pensiero e salmodia. Le scritture hanno nei secoli provato a limitare un approccio razionale attraverso i dogmi. Nessuna domanda, credi. L'accettazione di essi è cieca obbedienza. Il loro rifiuto libertà dalle catene. Ma è, probabilmente, una visione limitante e limitata. Di certo imposta.

L'essere maledettamente legato al tangibile dell'umano ha, nel corso dei due millenni dalla nascita di Cristo, costruito un paradigma religioso mischiando il sacro e profano. Nel Sud del mondo questo intreccio è più forte che altrove perché più che il bianco canuto Dio può l'eletto Santo locale con la sua concretezza. Per scacciare via la mortalità e l'imprevisto, si fa affidamento all'umano divenuto divino. Nonostante il congenito difetto e stortura, purché sia reale, tangibile.

In questo senso, lo scioglimento del sangue di San Gennaro è il più chiaro esempio. Il popolo fa affidamento sull'avverarsi del fenomeno che però non proviene da Dio ma del Santo stesso. Pura scaramanzia. Tradizione apocrifa. Diego è quindi legittimamente D10S. La sua figura si allinea in maniera quasi paradossale, specie se si guarda la sua vita, alla figura del Santo. Perchè? Perchè ha regalato l'eterno. È stato fango e oro. È stato umano, nonostante tutto.

“Diego era un angelo sporco, un santo canaglia, lo specchio del mondo che rappresentava: siamo tutti di fango umano, guai a dimenticarlo”
(Eduardo Galeano)

Ma Diego, proprio come D10S, lo si può definire uno e trino.

(Foto: Juan Mabromata/AFP)

Uno poichè, come ebbe a dire Gianni Brera: “Morfologicamente, Maradona sembra uno sgorbio irrecuperabile: ma non appena in lui si accende l’uranio, quel goffo anatroccolo assurge a cigno solenne. Allora devi escluderlo dal genere umano e trovargli d’urgenza una specie differente.”

Trino perchè ha avuto tre dimensioni che, spesso, si sono inevitabilmente intrecciate: il padre, l'uomo e il calciatore.

D10S, il calciatore

I suoi gol, le giocate, gli assist. Tutto è negli occhi di tutti. Ma c'è una partita in cui Maradona è stato tangibilmente di fango umano: l'amichevole ad Acerra. Il Patron Ferlaino, dopo l’ingente sforzo economico messo in atto per assicurarsi le prestazioni sportive (e non) di Diego, voleva la squadra concentrata sul campionato e pretendeva che gli allenamenti fossero indirizzati in tal senso ma la punta Pietro Puzone ricevette una chiamata da un suo concittadino di Acerra. Un padre il cui figlio è gravemente malato ed a cui necessitano cure costose.

L’idea: un’amichevole tra il Napoli di Maradona e la squadra locale.

Il campo: quello comunale della cittadina di Acerra. Un campo di periferia, ridotto male. Quello che si può definire “un campo di patate”, viste la poca erba e la tanta terra a costituirne la struttura. Un campo potenzialmente pericoloso per le gambe di professionisti ma, soprattutto, per quelle di Maradona. Ferlaino, fiutando il potenziale danno che ne sarebbe potuto derivare, negò categoricamente il permesso alla squadra di giocare quella partita: "l’assicurazione non avrebbe coperto eventuali infortuni".

Ma non aveva fatto i conti con l'anima villera di Diego. Alla sua presentazione disse, infatti: “Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires.” Come poteva interessare che quel campo fosse ridotto in condizioni pietose? Perchè avrebbe dovuto negare questa sorta di "miracolo"? Diego aveva visto la luce calcistica proprio in campi di quel genere, che lo avevano forgiato come D10S.

C’era di mezzo l’assicurazione. E Ferlaino. I Lloyds volevano il pagamento di un premio di 12 milioni di Lire per coprire il rischio infortuni. Parlando del 1985 quella era da considerarsi una somma altissima. Ma non per Diego. La pagò. La partita si giocò. Vennero raccolti i fondi necessari per cure del bimbo.

Maradona, l'uomo pubblico

Di fango, si diceva. Ebbene sì, perchè proprio come una divinità, ha avuto parecchi lati oscuri. In questo senso, giusto un anno fa, mi rimase molto impresso l'articolo di Mariana Carbajal sul come Diego fosse sì figlio del suo tempo, quindi patriarcale e machista, ma che questo suo lato oscuro non fosse in grado di intaccare la sua immensità quale calciatore. Mariana Carbajal è giornalista, che scrive su "Página 12", fondatrice del collettivo Ni Una Menos, ed autrice di libri come "Maltratadas. Violencia de género en las relaciones de pareja" (2014, Aguilar) e "Yo te creo hermana" (2019, Aguilar), tra i tanti.

Ho raggiunto Carbajal per porle alcune domande in merito e che credo restituiscano una visione di cosa sia stato Diego come uomo. Le sue risposte chiariscono perfettamente il perché Diego sia stato un santo canaglia fatto di fango umano.

Perchè hai sentito l'esigenza di scrivere quell'addio a Diego?

"Ho salutato un idolo popolare, che rivendicava le sue origini popolari, che stava di fronte ai potenti, che si schierava con i deboli, che dava gioia all'interno del campo, che giocava il miglior calcio. Ci tengo a precisare - perché sono stata molto criticata sui social per quel post - che non celebro né rivendico il suo machismo, il riconoscimento tardivo dei loro figli, il maltrattamento delle donne - come ho chiarito in quello stesso spazio - e soprattutto la situazione di abuso e sottomissione su un adolescente di 16 anni, all'epoca in cui si trovava a Cuba - e lui aveva circa 40 anni - di cui abbiamo appreso la storia qualche mese fa, cioè poco meno di un anno dopo la sua morte."

Quella donna, Mabys Alvarez, ora ha 37 anni e ha appena testimoniato davanti ai tribunali argentini nell'ambito di una denuncia per traffico di esseri umani contro l'entourage di Maradona, che l'avrebbe condotta da lui.

Cosa ha rappresentato Diego nella tua vita?

"Nella mia vita nulla di particolare salvo un grande giocatore di calcio."

Maradona è stato davvero machista e patriarcale come molti hanno detto dopo la sua morte?

"Senza dubbio, lo era. Viviamo in una società patriarcale e maschilista. Non lo giustifico, lo commento solo perché Maradona è stato espressione di quella cultura come tanti uomini – e anche donne – in Argentina e nel mondo."

Molte altre femministe hanno voluto salutare Diego sui social o sui giornali, perché? E perché hanno ricevuto critiche così dure come per te?

"Ognuno aveva le sue ragioni e bisognerebbe chiederle. Ma le critiche miravano a cancellarci proprio per aver salutato un idolo popolare che è stato sia così popolare sia così machista. Le rivelazioni di Mavys Álvarez mi hanno fatto guardare la sua figura anche da un'altro punto di vista. Ha generato molto rifiuto nei confronti di Maradona. Era minorenne, in una situazione di vulnerabilità e hanno approfittato di quel contesto – Maradona e il suo ambiente –. Questo è un limite. Almeno per me. Non smetterò di godermi il modo in cui ho giocato in campo, ma quello sguardo non è più lo stesso. Lo dico con tristezza."

Chi era Diego e cos'è stato davvero per il popolo argentino?

"Un Dio, potremmo dire, per tanti e tanti. Un genio in campo, un uomo che ci ha regalato tante gioie per i trionfi che ha conquistato con il calcio, uno fuori dal comune che davanti ai potenti si è rivelato dalla parte dei più deboli, con enorme empatia con le cause sociali."

Qual è il ricordo personale che hai di Diego?

"L'ho conosciuto personalmente in uno studio televisivo, ero incinta in procinto di partorire mia figlia. Ero un editorialista nello show, lui era la guest star. Quando mi salutò, mi toccò la pancia, come gesto affettuoso, c'è una credenza, che indica che porta fortuna. Mia figlia è nata il giorno dopo. A lei piace giocare al fùtbol. Ha combattuto all'età di 11 anni nella sua scuola affinché le ragazze potessero giocare a palla durante la ricreazione, perché non erano lasciate per le donne, e ci è riuscita.

È un aneddoto molto sciocco, di fronte a tante storie così commoventi che tante persone hanno raccontato, gesti che Maradona ha avuto, di enorme umanità. Quello era Diego, con il suo chiaroscuro. Quello era Maradona."

Diego, il padre

Lontano da riflettori, flash e pubblico c'è un Maradona quasi sconociuto. Intimo. Unicamente chi lo ha vissuto da molto vicino ha potuto carpire questa sfaccettatura di Diego. Ho provato a ricostruire questo suo profilo attraverso le parole di Gennaro Montuori, storico leader della Curva del Napoli proprio nell'era maradoniana e persona molto vicina a Diego.

Gennaro, il Diego calciatore è negli occhi di tutti, ma il Diego uomo privato, che persona era?

"Diego per me era più bravo come uomo che come calciatore, figuriamoci, sappiamo che è stato il più grande di tutti i tempi. Un uomo per cui era difficile vivere perchè aveva troppi contatti, troppa gente attorno. Un essere umano può vivere con 30, 40 al limite 50 contatti al giorno... lui era costretto ad avere un contatto con centinaia, migliaia di persone ogni giorno!"

Quale era la più grande fragilità di Diego?

"La più grande fragilità di Diego è stata diventare un campione troppo presto ed avere tutto rapidamente. Questo è un problema che può avere ogni essere umano, non l'ha avuto solo Maradona"

Il lato del carattere che più ti ha stupito di Maradona?

"L'umanità e il rapporto con la famiglia, soprattutto con la madre ed il padre che adorava. Era un ragazzo straordinario"

Che padre era Diego?

"Un grande papà. Mi ricordo che faceva camminare le bimbe, le accarezzava, le abbracciava. Avrebbe voluto passare più tempo con loro ma non ne ha avuto la possibilità visto il personaggio importante che era. Questo fa parte della vita, della sua soprattutto. Avrebbe meritato più tempo dalla vita"

La figlia di Maradona mette un fiore nel suo calzettone.
Un aneddoto, una storia vissuta con lui che ti ricoderai per sempre?

"Ce ne sono tanti di aneddoti. Non è semplice ricordarne uno specifico. Però ne ho due che ricordo limpidamente: una volta Diego venne con me di notte. Dovevamo andare in giro di notte per Napoli in un luogo in cui nemmeno il Presidente della Repubblica avrebbe potuto accedere. C'era un problema. 'Diego dai non fa niente, non andiamo. C'è la polizia.' C'era il rischio di un colpo di stato. Lui mi disse 'non ti preoccupare'.

Quando arrivammo, vidi la polizia che estrasse i fucili, io stavo quasi per fuggire dalla paura. Ma poi appoggiarono i fucili, estrassero una penna e si fecero fare l'autografo. L'altro fu la partita di beneficenza che organizzai ad Acerra, dove tutto fu straordinario, anche vederlo giocare in quel fango.

Ma ce n'è un terzo a cui sono molto legato: il battesimo di mia figlia. Si fece quasi 400 foto con tutti gli ospiti. Questa disponibilità dimostrava la sua grandezza. Passarono, poi, quasi vent'anni da quando Diego andò via da Napoli e lo rivedetti. Mi vide, mi riconobbe, corse da me per darmi un bacio e un abbraccio. Volle vedere tutta la mia famiglia ma soprattutto mia moglie che sapeva non stava bene"

Queste testimonianze lasciano di Diego un'immagine reale. Viva. Vera. Quella calcistica è impressa indelebilemente ovunque. Quella umana è stata frammentata e fatta, soprattutto da lui, a brandelli. È stato un uomo. Fragilmente forte. Machista e patriarcale. Figlio e padre. La rapida ascesa lo ha portato a sostenere ritmi non umani.

La cocaina è stata un bastone sul quale ha potuto far leva per non collassare sotto il peso di una responsabilità storica e politica che Napoli e l'Argentina gli avevano gettato interamente sulle spalle. Non l'aveva cercata. Se n'è lo stesso fatto carico, anche suo malgrado. D10S, sì, ma di fango. Umano. Limitato. Ha regalato l'eterno patendo gli inferi. Ha distrutto sè stesso perchè non ne è stato mai vero padrone.

  • Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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