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- di Carlo Iannaccone

Quando nello Spartak Mosca giocava una spia britannica


Qualunque tifoso ha sognato, almeno una volta nella vita, di essere chiamato in campo a sostituire uno dei propri idoli senza alcun preavviso, ma in pochi hanno visto il loro sogno avverarsi. James Riordan, nell'eBook da lui stesso pubblicato e intitolato “Comrade Jim, the spy who played for Spartak”, sostiene di essere stato uno di questi. Ci sarà da fidarsi?


È il 1963 e James, detto “Jim”, comunista convinto, ma originario di Portsmouth, è uno dei pochissimi stranieri in possesso del permesso di vivere a Mosca.

Si è recato nella capitale dell'U.R.S.S. per frequentare "l'Altissima Scuola Superiore del Partito Comunista" (l'istituto volto a formare tutti coloro che desiderano esportare le teorie Marxiste-Leniniste all'esterno dei confini dell'Unione Sovietica), ma quella di diventare un rivoluzionario non è ancora diventata la sua ossessione.

Nonostante le sue ambizioni, infatti, Jim non dedica interamente le proprie giornate all'apprendimento. Tra una lezione di Leonid Brezhnev ed un discorso della “Pasionaria” Dolores Ibarruri, trova anche il tempo di divertirsi come un matto e di intessere importanti relazioni sociali con alcune delle più famose celebrità locali.

Entra nella cerchia di Kim Philby e Guy Burgess (due dei "Cambridge five" che avevano tradito la fiducia di "sua maestà la Regina" passando informazioni segrete ai russi), scambia qualche battuta col compositore georgiano, ma di origini armene, Aram Khachaturian, incontra i cosmonauti Jurij Gagarin e Valentina Tereshkova, e si imbatte anche in Lev Jašin, il leggendario “ragno nero”.

Conosce anche Gennadiy Logofet, l'allora terzino destro dello Spartak Mosca e dell'Unione Sovietica, perché, dopo avergli impartito qualche lezione di inglese, se lo ritrova nelle vesti di spettatore in una delle tante partitelle amichevoli organizzate dall'ambasciata britannica con i diplomatici del posto. Ed è al termine di una di queste, un'improbabile Inghilterra-Irlanda vs. “resto del mondo”, che il calciatore russo, almeno stando a quanto Jim racconta, lo presenta all'allenatore dello Spartak, Nikita Simonyan, e lo invita a prendere parte ad un allenamento della squadra.

Mosca negli anni 60'

La sua prima convocazione ufficiale arriva, però, soltanto la domenica mattina successiva, quando Riordan riceve una chiamata telefonica totalmente inaspettata. Come di consueto, Jim ha appena finito di giocare a calcio coi suoi compagni diplomatici ed è esausto, ma nel momento in cui la voce dall'altro capo della cornetta gli intima di recarsi al Lenin Stadium il più in fretta possibile e gli ordina di portare con sé i propri scarpini, la asseconda.

Jim obbedisce, anche se non ne comprende il motivo. Pensa che sia uno scherzo. Non si immagina neanche lontanamente che la squadra più tifata di Russia abbia intenzione di impiegarlo in Soviet League e che il suo interlocutore sia l'allenatore Nikita Simonyan in persona. Del resto, nella prima seduta d'allenamento è apparso parecchio impacciato e piuttosto legato nei movimenti e, quindi, non si può certo dire che abbia favorevolmente impressionato lo staff tecnico.

Scopre la verità soltanto quando, arrivato sul posto, è accolto dall'allenatore armeno col rispetto e gli onori che in genere si riservano ai grandi calciatori, ma anche con quel pizzico di gratitudine che di solito si tributa soltanto a chi si è appena prodigato a fornire un prezioso soccorso.

Il c.t. gli spiega che hanno bisogno del suo aiuto perché il difensore centrale titolare, Valery Volkov, è stato “morso dal serpente verde la sera prima” (che sta a significare che si è ubriaco perdutamente e non c'è stato verso di rimetterlo in piedi) e perché, a causa di un infortunio, anche la riserva di Volkov è finita fuori combattimento. Dopodiché, lo scorta negli spogliatoi per presentarlo al capitano Igor Netto, al portiere Vladimir Maslachenko, all'attaccante Yuriy Falin, al talentuoso Galimzyan Khusainov ed al resto della squadra.

Riordan viene introdotto ai suoi nuovi compagni come una “star della rappresentativa dell'esercito britannico” (dato che in passato aveva già giocato a calcio nel "British Army on The Rhine team" della R.A.F.), mentre lo speaker lo annuncia ai 50000 spettatori accorsi al Lenin Stadium come “Yakov Iordanov”.

L'avversario è il Pakhtakor di Tashkent e non è irresistibile, ma quando Jim viene gettato nella mischia come centrocampista difensivo centrale, ha comunque bisogno di qualche minuto per calarsi nella sua nuova dimensione e metabolizzare la portata dell'evento.

Realizza di essere in campo nelle fila dello Spartak, circondato da migliaia di spettatori, soltanto quando Igor Netto comincia ad impartirgli ordini con la stessa veemenza che era solito impiegare per dirigere la propria squadra nelle partite di hockey su ghiaccio.

Il capitano della formazione moscovita gli urla di stare al centro del campo e di non abbandonare mai quella posizione e quando il povero Jim sparacchia la palla in fallo laterale, senza tanti fronzoli, lo rimprovera furiosamente, gridandogli di «passare la palla ad un compagno e non al pubblico».

Netto non è molto contento dello stato di forma precario e del modo di giocare “tipicamente inglese” del suo nuovo collega, ma coach Simonyan è di diverso avviso. All'intervallo lo Spartak è sotto 2 a 0, ma il tecnico non ha alcuna ragione per essere arrabbiato con Riordan, perché, tutto sommato, si è comportato bene.

«Stai facendo bene Yasha, i goal non sono stati colpa tua. Rimani vicino al loro numero nove e quando colpisci la palla di testa, appoggiati sulle spalle del tuo avversario per saltargli sopra. Aiutati con le braccia, se necessario. Non voglio che tu perda alcun contrasto» - si raccomanda con lui Simonyan.

Successivamente, lo stesso coach gli ricorda che - «una mente saggia fa riposare i piedi» - poi lo spinge di nuovo all'interno del rettangolo di gioco, affinché lo Spartak possa rientrare in partita.

Nel secondo tempo Jim segue il consiglio del suo nuovo allenatore, corre meno, ma corre meglio e si trasforma in un massiccio muro difensivo.

Grazie al suo prezioso contributo, gli attaccanti avversari non trovano più alcuno spazio, mentre al contrario, lo Spartak usufruisce di un paio di buone occasioni per battere a rete.

Dapprima Reingold, ben assistito da Ambartsumyan, infila il portiere avversario sul secondo palo, poi è lo stesso Riordan ad avere la possibilità di pareggiare, ma, a porta sguarnita, fallisce la clamorosa opportunità, mancando di pochi centimetri l'impatto col pallone. Il suo errore non si rivela fatale, però, perché Reingold, ancora lui, su calcio di rigore, trova il pareggio, sancendo il definitivo 2 a 2.

Quel misero punticino raccattato contro quei modesti avversari non è un bottino di cui andar fieri, ma Riordan ha interpretato la fase difensiva discretamente e quindi Simonyan, dopo averlo escluso dalla lista dei convocati per la successiva trasferta a Yerevan, qualche tempo dopo gli concede un'altra chance di giocare in Soviet League. Ma quella contro il Kairat Almaty sarà anche la sua ultima presenza ufficiale in maglia Spartak, perché Riordan non performerà altrettanto bene e, da quel momento, verrà relegato stabilmente in panchina, almeno finché non tornerà a dedicarsi definitivamente ai suoi studi ed al suo mestiere di traduttore.

Verità o fantasia?

Sebbene Riordan possedesse la struttura fisica più appropriata per ritagliarsi un posto nella linea difensiva della formazione sovietica (era alto un metro e novantacinque centimetri ed era più solido di un carrarmato T-34), molti, inclusi gli storici ufficiali del club, sono convinti che i suoi racconti siano stati inventati di sana pianta.

La prima cosa che insospettisce tanti è il primo approccio che Riordan dichiara di aver avuto con Mosca. Il comunista britannico, infatti, riferisce di essere stato scortato fino alla sua sistemazione in Limousine e di essere stato accolto come una celebrità, un trattamento molto diverso da quello che venne riservato ad altri studenti come lui.

Lo scrittore Carlo Fredduzzi, che non frequentò la "Scuola Superiore del Partito Comunista", ma studiò all'università di San Pietroburgo e passò anche un breve periodo all'interno delle "case dello studente" della capitale, ad esempio, si ricorda soltanto di alloggi fatiscenti, pullulati da ratti ed altri animaletti in cerca di cibo, un'immagine molto distante dal lauto banchetto di benvenuto che Riordan afferma di aver ricevuto in proprio onore.

Mosca negli anni 60' (pt.2)

Inoltre, a confermare che qualcosa non quadra, ci sarebbero anche le strane dichiarazioni rilasciate dai tanti soggetti che avrebbero dovuto conoscere James, se effettivamente avesse giocato nelle fila dello Spartak.

Sia Logofet che Simonyan, tanto per cominciare, hanno più volte dichiarato di non ricordarsi di alcun Yakov Jordanov, né di alcun aspirante rivoluzionario britannico in squadra. Entrambi poi, per stessa ammissione di James, si sono rifiutati di incontrarlo quando quest'ultimo è rientrato a Mosca, nel 2005. Mentre Ambartsumyan, che pur lo ha ricevuto, non pare averlo riconosciuto. Inoltre, non c'è traccia di alcun Jordanov (o Riordan che dir si voglia) nei tabellini dei giornali dell'epoca e nemmeno nei referti ufficiali, o nei documenti in possesso del club.

James ha sempre sostenuto che nessuno registrò ufficialmente la sua presenza in squadra perché, se si fosse venuto a sapere che un britannico era sceso in campo nella Soviet League sotto falso nome, sia coach Simonyan che Nikolaj Starostin (il fondatore, presidente dello Spartak) avrebbero passato dei guai molto seri. Eppure, la sua teoria non regge proprio per la stessa identica ragione: nessuno dei due avrebbe mai corso l'altissimo rischio di concedere ad un semi-professionista straniero la possibilità di mettere piede all'interno del rettangolo di gioco. Mai nella vita! Tanto più che Starostin aveva già dovuto scontare dieci anni di prigionia in un Gulag per aver “lodato lo sport borghese ed aver tentato di attirare ancor più borghesi all'interno dello sport sovietico”.

Come se non bastasse poi, da un lato il giornalista Valery Vinokurov, che copriva le partite dello Spartak nel 1963, non ricorda che l'annunciatore dello stadio abbia mai pronunciato il cognome Jordanov al momento di presentare al pubblico le formazioni ufficiali delle squadre dell'epoca, dall'altro, lo statistico del club, Alexei Spektrowski, ha evidenziato una serie di ulteriori incongruenze nel racconto di James, che per comodità si riportano in un elenco puntato qui di seguito:

  • Riordan sostiene di aver debuttato in Soviet League a metà giugno, poco tempo dopo la morte di Guy Burgess, ma il funerale della spia si tenne tra la fine di agosto e l'inizio di settembre ed in quel periodo lo Spartak non affrontò il Pakhtakor, né il Kairat, bensì il Krylia Sovetov Kuybyshev e l'SKA Rostov.
  • Lo Spartak affrontò il Pakhtakor ed il Kairat solo parecchi mesi dopo, a novembre, e tra una partita e l'altra non trascorsero alcune settimane, bensì 11 giorni.
  • Il Pakhtakor venne effettivamente rimontato dopo essere stato in vantaggio di due gol nel 1962, ma in quel match i moscoviti finirono per imporsi per 3 a 2, non pareggiarono.
  • Spartak - Pakhtakor del 1963 terminò sul quattro pari, mentre Pakhtakor - Spartak, valida per la medesima stagione, finì effettivamente 2 a 2, ma venne giocata a Tashkent.
  • Anche Kairat - Spartak di quell'anno terminò effettivamente per uno a zero in favore dei moscoviti, ma si giocò ad Almaty, ed in aprile. Mentre Reingold non calciò mai alcun rigore per lo Spartak e l'unica volta che, con la complicità di Ambartsumyam, mise a segno una rete simile a quella descritta da Riordan, fu contro il Krylya Sovetov, nel 1966.
  • Infine, Yuri Sevidov, un altro dei "compagni di squadra" del britannico durante gli anni sessanta, in proposito all'intera vicenda avrebbe dichiarato: "che sciocchezza! Mandare in campo un calciatore non tesserato? Lo Spartak sarebbe stato immediatamente squalificato! E se avessero scoperto che era uno straniero, non gli avrebbero più concesso di uscire dal Paese, nemmeno se fosse stato 150 volte più comunista di un comunista!"

Dunque, è altamente improbabile che Riordan sia stato l'unico occidentale della storia ad aver militato nella Soviet League, ma tutti coloro che un giorno sperano di poter essere chiamati a sostituire uno dei propri beniamini sportivi senza alcun preavviso, non devono disperare, perché esiste comunque un curioso precedente: un'ulteriore coincidenza che induce a pensare che Riordan si sia inventato tutto esclusivamente per incrementare le vendite del proprio libro.

Nel 1961, un giocatore di hockey su ghiaccio, che si dilettava a giocare a calcio a livello amatoriale nei campetti di Mosca, ebbe effettivamente l'opportunità di scendere in campo nelle fila dello Spartak. Sostituì Boris Tatushin e si schierò sulla fascia destra. Il suo nome era Boris Mayorov ed il caso vuole che fu impiegato proprio contro il Kairat ed il Pakhtakor.

Potrebbe essere lui, il misterioso calciatore raffigurato nei pacchetti di sigarette che Riordan ha sempre citato come unica tangibile testimonianza del suo passaggio nelle fila dello Spartak.


Questo articolo è uscito in anteprima su Catenaccio, la newsletter di Sportellate.it.

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ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato a Treviso il 25/10/1992. Laureato in Giurisprudenza. Cresce nutrendosi di palla a spicchi, ma è il calcio a catturare le sue attenzioni. Nel 2013, fresco di licenza da agente FIFA, anticipa tutti, anche se stesso: si reca in Polonia, convinto di poter rivoluzionare il calciomercato italiano. La rivoluzione non si attua, ma l'intuizione si rivela comunque felice. Oggi, svestiti i panni del procuratore sportivo, indossa quelli del match analyst e scrive di tattica in qualità di iscritto all'associazione italiana degli analisti di performance calcistica. Potete trovarlo a Rimini o, di tanto in tanto, nelle peggiori pierogarnie polacche.

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