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2 min

- di Andrea Codega

Considerazioni sparse post Inter-Shakthar (2-0)


Per l'Inter è una liberazione, che di nome fa Edin e di cognome fa Perisic. Finalmente si intravedono gli ottavi, dopo undici anni.


- Le ultime quattro partite contro lo Shakthar Donetsk. 330' senza gol devastanti, estenuanti, psicologicamente provanti per un tifoso e probabilmente anche per un semplice simpatizzante nerazzurro, prima della liberazione. "Lo Shakhtar è ciò che trovi all'inferno nel girone dei lussuriosi, quando hai timbrato troppo in vita e il destino deciso per te è di annusare da vicinissimo il bersaglio senza mai più poterlo centrare" scrive su Twitter Fulvio Santucci a fine primo tempo: non mi sento in dovere di aggiungere altro alla sentenza;

- Il trait d'union dei due gol nerazzurri: Dzeko e Perisic. Ovvero, in questo momento, due dei leader tecnici di questa squadra insieme a Marcelo Brozovic. Il primo gol arriva dopo una splendida azione corale che coinvolge Bastoni, l'ottimo Calhanoglu e proprio il duo balcanico: Dzeko non solo rifinisce l'azione, ma apre anche lo spazio sulla corsia per Perisic con una giocata di prima col contagiri che solo pochi numeri nove in giro per l'Europa sanno fare. Pochi minuti dopo il contagiri lo usa invece Perisic, con il cross sulla testa di Dzeko: un altro mattone fondamentale in questo inizio di stagione in cui è lui il chiaro MVP della squadra;

- La chiave della partita sono la pressione e l'atteggiamento dell'Inter. Nella prima mezz'ora, l'Inter si è ritrovata spesso a pressare con un linea molto alta il possesso dello Shakthar, salvo poi alternare questi momenti con un blocco più basso. Un sintomo della grande sicurezza ed entusiasmo con cui la squadra è scesa in campo, in maniera opposta alle sfide decisive affrontate negli ultimi tre gironi di Champions League. Il simbolo della grande efficacia del pressing - che un po' si è persa a inizio secondo tempo - sono le tantissime palle recuperate da Calhanoglu, uno che peccava fino a poche settimane fa proprio in questo fondamentale. Un'altra partita di spessore per il turco;

- Non solo l'azione del gol, ma anche tante altre occasioni maturate dall'Inter (il primo tempo ha subito preso in prestito i soliti fantasmi delle ultime partite contro gli ucraini) nascono da una delle certezze che l'Inter ha costruito negli ultimi due anni con Conte, e che Inzaghi sta continuando a valorizzare: l'uscita palla a terra da dietro. Ranocchia non sta facendo rimpiangere De Vrij, mentre Skriniar e soprattutto Bastoni si stanno dimostrando sempre più decisivi e intelligenti in questo particolare, tra i migliori in circolazione. Brozovic è comunque il vero fulcro di tutta la manovra, ma non è una novità;

- Da fan della proposta di gioco di De Zerbi mi sarei aspettato un altro tipo di efficacia da parte della sua squadra nel corso di questo girone. Al di là di un paio di occasioni create da Fernando (bel giocatore), fino al 2-0 lo Shakthar ha inanellato pressioni sbagliate e costanti errori tecnici. In fin dei conti, lo Sheriff Tiraspol si è dimostrato la terza forza del girone. E aggiungo: come se stasera non sapessimo già tutti che i transnistriani vinceranno di nuovo contro il Real Madrid.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

24 anni a base di fùtbol e racchette, ma anche dell'altro (forse). Sapevo tutte le capitali del mondo, poi è arrivato Timor Est. Fermo oppositore degli anglicismi inutili.

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