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4 min

- di Riccardo Verruso

Considerazioni sparse 6a puntata seconda stagione "Cachemire Podcast"


Il progressismo di Alfonso Signorini, marinare la scuola e il lancio delle sedie durante la ricreazione: queste e altre cose che NON troverete nella 6a puntata di Cachemire Podcast.


- La nuova puntata di Cachemire Podcast andata in onda settimana scorsa cambia radicalmente format dalle due precedenti, ritrovando un nuovo ospite e snocciolando insieme a lei l'argomento della puntata: la scuola italiana. Questo episodio, un po' come quello avente ospite il regista Muccino, si concentra inevitabilmente sull'analisi della tematica, offrendo spunti molto interessanti e, a tratti, sorprendenti, soprattutto considerando che il pubblico medio di Cachemire non frequenta le scuole superiori da diverso tempo e non ha assolutamente idea delle differenze che si riscontrano rispetto a 10 anni fa;

- Finalmente si torna a parlare di attualità in chiave ironica, regalandoci quegli imperdibili 10-15 minuti di "rassegna stampa" con cui Ferrario e Ravenna riescono ad andare un po' a braccio, dando sfogo alle loro capacità imaginifiche di creare situazione surreali e trascinare lo spettatore nella loro mente in grado di vedere comicità ovunque. Si parte quindi necessariamente dalle dichiarazioni di Alfonso Signorini, conduttore tv e - termine molto forte - opinionista, capace di spegnere il cervello in prima serata durante il Grande Fratello e, in seguito ad una discussione fondamentale sul cane di Giucas Casella, si è lanciato in un "...comunque siamo contrari all'aborto in ogni forma". Chiaro che con queste premesse risulta facile per il duo comico farci ridere. Da segnalare infatti sono il siparietto su un possibile Signorini che si reca in ospedale per la pillola del giorno dopo e un'ipotetica interrogazione universitaria - Signorini era docente universitario in filologia medioevale - che ci ricorda tanto "Esami", la web series di Ferrario;

- Viene quindi introdotto il tema della puntata - la scuola, appunto - e, dopo il racconto di alcune esperienze più o meno serie di insegnamento dei componenti del cast (non ci meravigliamo che Alice abbia dato ripetizioni e, a detta sua, la odiassero tutti) e della bassa reputazione di cui godeva Geografia Astronomica, si presenta l'ospite. Si tratta di Francesca Esposito, professoressa di liceo, stand-up comedian e napoletana, molto napoletana. Iniziando a parlare della sua storia, emerge subito il tema sconcertante, ma sicuramente non nuovo, della precarietà degli insegnanti nelle scuole, costretti a fare a sportellate non tanto per entrare in graduatoria, quanto per diventare di ruolo. Le prime due curiosità che spiccano sono la quantità di ex-professionisti che si parcheggiano a fine carriera nella scuola pubblica (piacevolmente grottesca l'immagine di Ferrario sull'avvocato come insegnante di sostegno) manco fosse un cimitero di elefanti, e la presenza nel liceo di Ravenna di professori che facevano comprare i libri scritti da loro come all'università;

- Entrando nel vivo della puntata e dell'intervista all'ospite, abbiamo l'opportunità di capire quanto il liceo sia stato stravolto e sia quasi irriconoscibile per la maggior parte di noi Millenials. Perché, sì, l'evoluzione tecnologica è necessaria, inevitabile e rappresenta un fattore migliorativo per la nostra esistenza, ma sembra che la scuola moderna, senza voler scadere nella retorica, stia privando gli studenti di quel bagaglio di esperienze personali e sociali fondamentali per la crescita umana, acquisibili solo con quell'approccio proprio solo di chi ha spazio per "cavarsela da solo". Prendiamo il registro elettronico: strumento efficientissimo per la rendicontazione giornaliera di voti e assenze, certo, ma chi darà indietro agli alunni il brivido di marinare la scuola - o come si dice a Rimini, "fare puffi" - senza essere sgamati dai genitori? Oppure, e qui la tecnologia c'entra ben poco, come è possibile che non si sia riuscita ad arginare l'invadenza dei genitori che si sentono in dovere di sindacare sempre sull'operato dei professori, avendo anche a disposizione sempre più finestre, addirittura a livello settimanale, per incontrare i docenti? Questi ed altri aspetti sono raccontati da Francesca Esposito che lasciano non molto spazio a spunti comici da parte di Ferrario e Ravenna, ma sicuramente a spunti di riflessione, come la deriva che la dipendenza tossica verso gli smartphone da parte dei ragazzi ha portato a modificare la struttura delle lezioni, rendendo necessaria la presenza di frequenti contributi multimediali per venire incontro ai disturbi dell'attenzione;

- La parte conclusiva della puntata tratta le certo non sorprendenti differenze nell'insegnare in istituti di borgata o del centro e le riflessioni sulla libertà di espressione per gli alunni rispetto alla possibilità di vestirsi come meglio credono, offrendo l'occasione per un piccolo momento surreale su come gli alunni maschi possano provocare le docenti donne. C'è poi un interessante passaggio su quanto le "battaglie sociali" intraprese dagli studenti oggi siano totalmente differenti dal passato, perché, in continuità con il cambiamento della società e i nuovi modelli proposti, l'attenzione è shiftata dalla collettività all'individuo: quindi molto bene con diritti civili, sensibilizzazione verso la comunità LGBTQI+ ed ecologia, ma meno bene con diritti sociali, precariato, povertà e volontariato. Come ogni show che si rispetti, poi, assistiamo anche a uno scivolone - per usare un termine caro al giornalismo italiano quando si fanno le cazzate - per Ravenna e l'ospite che, in riferimento al tema del cyber-bullismo, se la ridono non poco per un episodio border line con il revenge porn, cercando, a fatica, di rimediare sul finale. Questo episodio di Cachemire, al netto delle differenze tra la scuola "nostra" e quella odierna, e quanto la modernità abbia influito sull'istituzione e su chi ne fa parte, ci consegna tramite il racconto di Francesca Esposito un messaggio che, se avessimo ricevuto quando andavamo a scuola, avremmo vissuto la nostra esperienza formativa forse in maniera diversa: gli insegnanti sono degli esseri umani.

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