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4 min

- di Giacomo Zamagni

Kevin Durant segna da dove vuole. Le difese non sanno più che fare.


Dopo meno di venti partite di stagione regolare, i principali indiziati per il prossimo titolo di MVP sembrano essere due. In questo articolo del New York Times, vediamo perché uno di questi è Kevin Durant (l'altro c'è veramente bisogno che vi diciamo chi sia?)


Guardare la fase offensiva di Kevin Durant è un po’ come andare in vacanza ai tropici. Sai cosa ti aspetta e sei assolutamente pronto, ma una volta arrivato sei comunque lì a dirti, “Ammazza, ‘sto caldo è incredibile!”

Anche il fan NBA più saltuario sa che Durant è uno dei migliori realizzatori ad aver mai calcato il parquet. Quest’anno, però, l’ala dei Nets sta superando sé stesso. Nelle prime 14 partite di stagione regolare, Durant ha tenuto un media punti che lo proietta verso una delle migliori annate della sua carriera. Kevin ha trascinato i Brooklyn Nets ad un record di 10-4 senza avere Kyrie Irving accanto a lui e con James Harden alle prese con un inizio di stagione più difficile del previsto. Durant sta gettando le basi per una solida candidatura al secondo premio MVP della sua carriera.

La sua media punti è di 29,6 a partita, la migliore della lega, e anche le percentuali dal campo sono le migliori mai avute in carriera (58,6%). La sua TS – una statistica avanzata che tiene in considerazione l’efficienza offensiva di tutti i tiri presi da un giocatore, tiri liberi inclusi – è di .682, una delle migliori in NBA.

Tuttavia, oltre alle statistiche, c’è qualcosa di nuovo in Durant che quest’anno ruba l’occhio: il suo gioco dal mid-range, che ha raggiunto picchi mai visti prima.

I tiri dalla media distanza sono diventati via via più desueti negli ultimi dieci anni, mentre Durant li ha resi il suo biglietto da visita. Il mid-range è generalmente definito come quell’area che si trova oltre la linea del tiro libero ma entro l’arco dei tre punti, da regolamento tracciato a 7,25 metri dal canestro e leggermente più vicino sui tratti finali (6,72m).

Nella porzione di campo che va dai 5 metri alla linea dei tre punti, Durant sta tirando con il 70,3%, assurdo. Per metterlo in prospettiva, in 13 anni di carriera è riuscito a superare il 50% dalla media distanza solamente due volte. Solitamente, Durant prende circa un quinto dei suoi tiri da questa distanza e un altro quinto dall’area compresa fra i 3 e i 5 metri (alcuni di questi dall’interno del tiro libero).

L’arma più difficile da contrastare di Durant è il tiro in pull-up e, anche grazie ai 208 centimetri a sua disposizione, si capisce come mai sia così pericoloso dalla media distanza. I difensori avversari spesso non sono abbastanza alti per contestare questo tipo di soluzione e quelli che lo sono non hanno la rapidità di piedi necessaria per impedire a Durant di raggiungere la sua “mattonella” e tirare.

Il pull-up jumper di Kevin Durant performato contro Fournier dei Boston Celtics

Nel primo possesso offensivo per i Nets nella scorsa partita giocata contro gli Oklahoma City Thunder, Durant ha ricevuto palla sulla linea di fondo e, in un batter d’occhio, si è preso un tiro in sospensione da 5 metri e mezzo scavalcando Darius Bazley, ala dei Thunder alta 2,03m. Nella stessa situazione, un giocatore più lento avrebbe provato un tiro da tre punti restando più indietro, mentre un giocatore più basso avrebbe provato ad attaccare il canestro. Ma Durant è abbastanza veloce per virare a destra o a sinistra e andare al ferro ed è abbastanza alto per tirare in pull-up sopra a Bazley oppure per attaccarlo in post. Lo svantaggio di Bazley si è concretizzato nel momento in cui Durant ha preso palla.

Inoltre, Durant aggiunge spesso delle variazioni al suo jumper, trasformandolo in un tiro in fadeaway oppure staccando su una gamba sola. Ne è un chiaro esempio un’azione offensiva arrivata nel secondo quarto sempre della partita contro i Thunder. Di nuovo difeso da Bazley, Durant porta a spasso il suo marcatore in situazione di post. La squadra avversaria, cercando di limitare il mismatch, mandano a raddoppio un altro difensore. Neanche per idea. Durant si gira e si libra in aria per segnare come se fosse la cosa più semplice al mondo. Nessuno dei due difensori era abbastanza alto per contestare il tiro. Nel terzo quarto, Durant segna un canestro praticamente identico.

Molto spesso i difensori provano a guadagnare un vantaggio anticipando gli attaccanti ed essere una frazione di secondo più veloci. Ma come prepararsi per difendere su Durant, che eccelle nella normalità, ma è anche una minaccia costante da zone di campo di cui i difensori solitamente non si preoccupano? E come si contesta un tiro in allontanamento eseguito da un avversario già più alto di te? Il dominio di Durant in zone considerate “interstiziali” apre ai Nets una marea di nuove possibilità: con questa costanza dal mid-range, Durant obbliga le altre squadre a difendere su tutto il campo anziché solo sul perimetro e vicino al canestro.

O per citare un vecchio tweet del diretto interessato: “Di solito gioco a sentimento, se ho la mano calda fuori allora prendo un sacco di triple, se invece il tiro dalla media funziona bene allora è li che batto. Se si aprono gli spazzi, invece, sto nel pitturato.”

Tuttavia, è improbabile che Durant continui a tirare da 5 metri con oltre il 70% di successo per tutta la stagione. Chris Paul, uno dei migliori tiratori mai visti in NBA su questa distanza, ha tirato col 55.7% nella sua annata migliore, quella 2017/18. Il record di Tim Duncan, chiave di volta dei San Antonio Spurs con le sue abilità dalla media, è stato il 49,4% ottenuto nella seconda stagione della sua carriera quasi ventennale.

Con una produzione offensiva assolutamente nella media, i Nets avranno bisogno dell’apporto alieno di Kevin Durant per continuare ad essere considerati una contender per il titolo.


ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Giacomo Zamagni da Rimini: sportivo da divano e traduttore freelance. Cresciuto a pane e motori ho tradito la mia famiglia innamorandomi del calcio e di tutto ciò che prevede un pallone. Curioso per natura e accidioso per convenienza. Sogno Totti, Micky Ward, Jay Adams e Valentino Rossi. Amo i giusti, gli outsider e i folli.

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