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6 min

- di Simone Renza

Peng Shuai: un caso collettivo


C'è un caso che sta profondamente scuotendo il mondo del tennis mondiale: quello della tennista cinese Peng Shuai.


"El patriarcado es un juez, que nos juzga por nacer y nuestro castigo es la violencia que no ves. El patriarcado es un juez, que nos juzga por nacer y nuestro castigo es la violencia que ya ves. Es feminicidio Impunidad para el asesino Es la desaparición Es la violación"

"Un violador en tu camino" - Inno del movimento Ni Una Menos cileno

La società contemporanea è impregnata dalle tossine del patriarcato. La violenza sul corpo e sulle menti delle donne è all'ordine del giorno. Non importa il ceto sociale, quanto si può essere colti o la ricchezza: ognuno di noi porta con sé, volente o nolente, un sostrato culturale patriarcale.

Il 27 Novembre, quindi tra qualche giorno, ci sarà una grandissima manifestazione a Roma contro la violenza maschile sulle donne e di genere convocata da Non Una di Meno.

Stando al report DiRe (Donne in Rete), "la violenza subita è quasi sempre violenza nelle relazioni di intimità e domestica, il maltrattante è in larga misura il partner o l’ex partner (72,3 per cento dei casi), in larghissima maggioranza di origine italiana (76,4 per cento) “a conferma che la violenza è un fenomeno strutturale, come D.i.Re ripete da sempre”. Ma, soprattutto, solo un quarto delle vittime di violenza denuncia l'accaduto.

Il fenomeno, quindi, è drammaticamente più ampio e radicato di quanto si possa pensare. Ci si deve interrogare sui motivi in base al quale così tante vittime decidono di non denunciare, che sono da ricercarsi in evidenti lacune legislative ma anche nella paura del "dopo". Tanto a livello psicologico quanto a livello economico (sul tema si consiglia la visione della serie tv "Maid" su Netflix).

C'è un caso che, proprio in tema, ha scosso profondamente il mondo del tennis mondiale (e non solo): quello della tennista cinese Peng Shuai.

Solo qualche settimana fa aveva fatto una diretta social su Weibo - il twitter cinese - in cui accusava l'ex vice premier cinese Zhang Gaoli di averla violentata.

Da quel momento ogni traccia della Shuai appare essersi volatilizzata.

Il quotidiano Le Monde è stato il primo ad aver lanciato l'allarme. Peng Shuai disse di essere stata inizialmente stuprata dall'uomo, che è diventato poi il suo amante per circa 10 anni.

Zhang Gaoli

"Perché sei dovuto tornare da me, portarmi a casa tua per costringermi a fare sesso con te? Sì, non ho alcuna prova, ed è semplicemente impossibile avere prove. Non riesco a descrivere quanto fossi disgustata, e quante volte mi sono chiesta se sono ancora un’umana? Mi sento un cadavere che cammina".

Peng SHuai

Immediatamente quel post è stato rimosso anche se aveva già fatto il giro del mondo.

Steve Simon, amministratore delegato del WTA Tour, ha chiesto alle autorità cinesi di indagare sulle accuse oltre alla fine della censura cinese ufficiale sull'argomento minacciando che la WTA avrebbe preso in considerazione la possibilità di non fare più affari in Cina se non avesse visto "risultati appropriati". "Ovviamente ha mostrato un tremendo coraggio andando in pubblico", ha detto Simon “Ora vogliamo assicurarci di andare avanti in un luogo in cui viene condotta un'indagine completa e trasparente. Qualsiasi altra cosa, credo, è un affronto non solo alle nostre giocatrici ma a tutte le donne".

La minaccia non è da poco visto che la WTA in Cina ha 11 tornei e un lucroso accordo a lungo termine per tenere le finali del tour a Shenzhen.

Come è possibile intuire, le minacce, ad oggi, sono rimaste solo su carta. Dopo una partita alle finali WTA di domenica in Messico alla star ceca Karolina Pliskova è stato chiesto di filmare uno spot promozionale per conto della WTA culminato con "Spero di vederti presto in Cina".

La Chinese Tennis Association ha affermato che la Shuai è al sicuro e non è sotto alcuna minaccia fisica.

La CGTN, Tv pubblica cinese, ha pubblicato recentemente una copia dell'e-mail della Peng nella quale si legge: “Riguardo alle recenti notizie rilasciate sul sito Web ufficiale della WTA, il contenuto non è stato confermato o verificato da me stessa ed è stato rilasciato senza il mio consenso. Le notizie contenute in quel comunicato, compresa l'accusa di aggressione sessuale, non sono vere. Non sono dispersa, né sono insicura. Mi sono appena riposato a casa e va tutto bene. Grazie ancora per esserti preso cura di me”.

I dubbi su questa email sono moltissimi. Troppi.

Amnesty International è intervenuta, citando quelli che ha affermato essere gli sforzi della Cina per mettere a tacere "sistematicamente" il movimento #MeToo del paese e il suo "approccio di tolleranza zero alle critiche".

"La recente cosiddetta affermazione di Peng secondo cui 'tutto va bene' non dovrebbe essere presa alla lettera, poiché i media statali cinesi hanno una comprovata esperienza di forzare dichiarazioni a individui sotto costrizione, o semplicemente di fabbricarli", ha detto la ricercatrice cinese di Amnesty, Doriane Lau in una recente dichiarazione. "Queste preoccupazioni non scompariranno a meno che la sicurezza e il luogo in cui si trova Peng non vengano confermati".

All'inizio di questo mese, Amnesty ha messo in evidenza la detenzione della giornalista cinese Sophia Huang Xueqin con l'accusa di "incitamento alla sovversione del potere statale". L'attivista cinese di Amnesty International, Gwen Lee, ha affermato che la giornalista è stata "presa di mira dalle autorità dopo aver aiutato le donne in Cina a denunciare casi di molestie sessuali ed essere diventata una figura chiave nel movimento #MeToo del Paese".

La preoccupazione si percepisce anche tra le sue più illustri colleghe.

Naomi Osaka ha espresso la sua preoccupazione in un tweet, affermando di sperare che Peng e la sua famiglia "siano al sicuro e stiano bene". "Sono scioccata dalla situazione attuale e le mando amore e luce. #whereispengshuai", ha scritto.

Anche Novak Djokovic ha mostrato la sua preoccupazione, così come il giocatore francese Nicolas Mahut.

Si è fatta sentire anche la voce di Serena Williams .

L'ex numero uno del mondo e vincitrice di 23 titoli del Grande Slam in singolare si è unita ad altre star dello sport twittando sotto l'hashtag #WhereIsPengShuai.

Il mondo sportivo e non è in fibrillazione nella speranza di poter rivedere la tennista sana e salva. Ma, chiaramente, questa vicenda diviene anche l'occasione per giocare un'ulteriore partita all'interno del complesso squid game geopolitico tra USA e Cina. I rapporti, come noto, sono recentemente molto tesi per via prima delle proteste di Hong Kong e dell'annoso affaire Taiwan (la piccola isola geograficamente cinese ma formalmente indipendente che Xi Ping vorrebbe far ritornare sotto l'egida di Pechino ma che gli USA vogliono "libera" perché perfetto avamposto militare a ridosso del colosso asiatico).

La vicenda Shuai è solo l'ultima in termini temporali, e forse più palese visti i personaggi in ballo, l'intero movimento MeToo cinese.

Si pensi a Zhou Xiaoxuan, la ragazza che nel 2018 denunciò per molestie sessuali un noto giornalista televisivo, diventando il volto del movimento #MeToo nel gigante asiatico. L’accusa chiedeva 50.000 yuan di danni, ma per il tribunale di Haidian (Pechino) le prove fornite dalla ragazza non sono bastate a supportare le accuse.

Ma non solo: il noto cantante sino-canadese Kris Wu è ancora nelle mani delle autorità dopo la denuncia di una fan.

Un altro caso ad agosto ha riguardato due dipendenti di Alibaba e si è concluso qualche mese fa con il proscioglimento dell’uomo e una querela contro la collega per calunnia, falsa accusa e atti osceni.

Secondo il Beijing Yuanzhong Gender Development Center, tra il 2010 e il 2017, 19 delle 39 cause per violenze sessuali sono state avviate dagli accusati, non dalle presunte vittime.

Che non passi, però, la Cina come paese giuridicamente talebano. Le leggi, infatti, in Cina ci sono. Come in ogni paese di questo mondo il problema è puramente nella fase applicativa e nella mentalità che in esso domina.

Del resto è noto come quando si parla di abusi sessuali, il muro dinanzi al quale ci si trova dinanzi è costituito dalla richiesta di prove, spesso schiaccianti, a sostegno dell’accusa. La giustizia cinese, e non è un paradosso, è incline a intervenire quando gli scandali colpiscono funzionari corrotti, uomini dello spettacolo e imprenditori. Rispondendo, però, al PCC, se le accuse riguardano, come nel caso della Shuai, soggetti o entità funzionali alla longevità del sistema, questi escono dalle indagini indenni. E, sino ad ora, il caso Shuai pare andare in questa direzione visto l'alto lignaggio politico dell'accusato.

Il problema, come evidenziato all'inizio, riguarda tutti, incondizionatamente, ovunque nel mondo. Come per la Shuai, la voce si dovrebbe alzare per ciascuna vittima di violenza fisica e psicologica. Ogni giorno, sperando che le prossime generazioni saranno in grado di debellare questa piaga che risponde ad un nome ben preciso: patriarcato.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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