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4 min

- di Matteo Orlandi

Dove può arrivare questo Torino?


Una riflessione sul Torino di Juric, comparsa nell'ultimo numero di Catenaccio, la nostra newsletter.


Dove può arrivare il Torino di Juric?
Domanda di Daniele Zucchelli

Caro Daniele,

Parlare del Torino è operazione complessa, vista la grottesca narrazione dai contorni nordcoreani che accompagna le titaniche imprese dei granata, cantate con fare epico sui principali media italiani che curiosamente condividono con il Torino lo stesso assetto proprietario. Eppure, anche volendo dare solo un veloce sguardo alle classifiche finali degli ultimi due campionati, è facile capire che il progetto del gioiello del presidentissimo Cairo veniva da un paio di anni di giri a vuoto. Dopo la lotta a mani nude messa in scena con Mazzarri, in grado anche di produrre ottimi risultati per una stagione, la rivoluzione gentile tentata con Giampaolo è finita nella polvere, con l'effetto scenico di una rosa di poliziotti mandati in un centro sociale a cercare di capirci qualcosa. Per salvare il salvabile e strappare una salvezza a due giornate dalla fine è servito l'intervento di Mister Wolf Davide Nicola.

Terminata allora la stagione tra mille fatiche, Cairo si è trovato davanti ad un bivio. Provare a seguire la strada sicura tracciata da Nicola, con un soffitto piuttosto basso ma un pavimento estremamente solido, oppure provare qualcosa di diverso, con una dose di rischio più alta. La scelta di Ivan Juric testimonia la volontà del Torino di provare a spogliarsi dal vestito di mediocrità in cui si è infilato nelle ultime due stagioni, oltre che ovviamente il desiderio di tornare ad investire economicamente sul club (e giuro che la Gazzetta dello Sport non mi sta costringendo a scrivere queste righe).

juric
(Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Con materiale a tratti mediocre a disposizione, Juric si è imposto a Verona come uno dei tecnici più avanguardisti del nostro campionato, costruendo una piccola macchina infernale a base di riaggressioni sfrenate, corse in avanti senza sosta, verticalizzazioni psichedeliche. Una squadra fantastica perché uscita letteralmente dalla testa del suo allenatore, un concerto heavy metal (l'unica musica che piace a Juric) su un campo da calcio. Terminata l'esperienza in Veneto, era lecito attendere un passo avanti deciso nella carriera del croato; per questo ha sorpreso la sua scelta di sposare la causa torinese, prestigiosa ma con in dote un materiale tecnico probabilmente ancora inferiore rispetto a quello dell'Hellas. Le perplessità di Juric sulla qualità della rosa sono rimaste sopite per tutta l'estate, prima di esplodere quasi sul gong, a pochi giorni dalla fine del mercato. La rabbia del croato nel prepartita del match contro la Fiorentina ha scatenato un panic buying finale che ha portato però i suoi frutti. Gli arrivi in extremis di tre giocatori fatti e finiti come BrekaloPraet e Pobega hanno ribaltato la rosa, rendendola oggi decisamente più interessante e densa di qualità.

I risultati si vedono. Il Torino per la verità ha fatto vedere segnali positivi fin dalla primissima uscita contro l'Atalanta, persa fuori tempo massimo. Da lì in poi le prestazioni sono andati progressivamente in crescendo, con un paio di picchi (l'eccellente partita di Sassuolo, l'uragano abbattuto sulla confusionaria Sampdoria di D'Aversa) e qualche buona partite contro le big (Juve, Milan, Napoli e anche Lazio con un pari che poteva essere una vittoria) non premiata in pieno dal punteggio finale. Il climax ascendente è andato a schiantarsi a La Spezia, dove il Torino ha offerto nettamente la peggiore prestazione stagionale, raffreddando gli entusiasmi e i toni trionfalistici della stampa di regime.

Una doccia fredda propedeutica per la banda Juric, oggi stazionaria verso un solido dodicesimo posto, equidistante dalla zona Europa e dalla zona rossa della Serie B. E' questo l'obiettivo realistico e realizzabile che deve porsi il Torino. Chiudere nella parte sinistra della classifica sarebbe un piccolo miracolo, quanto allo stesso tempo finire intrappolato nella lotta per non retrocedere fino le ultime giornate rappresenterebbe un piccolo disastro, che sembra però effettivamente lontano dalle corde e dalle potenzialità di questo gruppo.

Vagheggiare su sogni e obiettivi più ambiziosi nel breve è difficile se non impossibile, per quanto il giudizio vero sul Toro di Juric debba definirsi estremamente parziale, vista anche l'impossibilità totale per il tecnico croato di schierare fin qui il tridente (probabilmente) titolare in stagione. Brekalo dopo un inizio più che promettente si è fermato per un problema muscolare al polpaccio della gamba destra, dandosi di fatto il cambio con Praet, bloccato da uno strappo appena arrivato in Piemonte e riapparso con segnali positivi solo nelle ultime settimane. I due dovrebbero rappresentare la mini batteria di trequartisti alle spalle del "gallo" Belotti, gallo che però stenta a cantare. Bloccato da un infortunio già prima dell'inizio del campionato, Belotti è poi mancato quasi due mesi, sostituito in maniera non indementicabile da Toni Sanabria, attaccante iper tecnico ma troppo leggero, che forse avrà ricordato inquietantemente Lasagna al povero Juric. Belotti sembra in realtà per attitudine umana e doti tecniche, l'attaccante perfetto per il calcio di Juric, un calcio che non prevede necessariamente la presenza di un goleador dentro l'area di rigore, quanto piuttosto di un lottatore in grado di vincere gli scontri fisici e di mettere palla a terra per creare superiorità numerica nelle ripartenze, un lavoro riuscito molto raramente a Kalinic lo scorso anno. Le voci sul mancato rinnovo gettano un'ombra preoccupante sulla stagione del Gallo, ma Juric ha fatto sempre scudo. Dovrà continuare a farlo. Belotti rappresenta l'anima di questa squadra e farne a meno risulta impossibile.


Questo articolo è uscito in anteprima su Catenaccio, la newsletter di Sportellate.it.

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È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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