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6 min

- di Lorenzo Lari

L'organizzazione tragicomica delle ATP Finals di Torino


Sono stato nelle giornate di domenica e lunedì alle Nitto ATP Finals al Pala Alpitour di Torino, e posso dire senza paura di essere smentito che sono state il grande evento peggio organizzato a cui ho mai avuto il piacere di assistere. Provo a spiegarvi il perché.


Ridendo e scherzando, chi scrive ha avuto la fortuna di partecipare negli anni pre covid a parecchi grandi eventi sportivi (e non solo). Sono stato a Wimbledon sorbendomi senza fiatare quasi 7 ore della celebre "The Queue"; sono stato due volte agli Internazionali d'Italia a Roma, a masticare amaro per tranci di pizza freddi comprati ad 8€; sono stato allo Staples Center a gustarmi il derby losangelino ed una partita playoff dei Clippers di Chris Paul contro gli Spurs di Tim Duncan; son stato svariate volte a San Siro, allo Juventus Stadium ed all'Olimpico, per partite di calcio e grandi concerti. Sono stato a vedermi pure una partita di fútbol cinese insieme ad altre 60 mila persone allo Stadio dei Lavoratori di Pechino, esperienza di cui, ad onor del vero, avrei fatto volentieri a meno.

E' possibile ricordare con affetto la coda più lunga ed estenuante della tua vita? Si è possibile.

Covid o non covid però, un'organizzazione improvvisata e per certi versi dilettantistica come quella tastata sulla propria pelle a Torino non mi era mai capitato di viverla.

Ma procediamo con ordine e partiamo dalle 24-48 ore prima dell’evento. Ore piuttosto deliranti e confusionarie a causa della decisione del Comitato Tecnico Scientifico di mantenere la capienza del palazzetto ospitante le Finals al 60%, invece di aumentarla al 75% come aveva richiesto la Federazione Italiana Tennis.

Il caos biglietti

Venerdì 12 Novembre, in tarda serata, ecco l'email che in tanti - compreso il sottoscritto - hanno ricevuto: "Poichè l'assegnazione dei pochi posti disponibili è stata effettuata sulla base della cronologia di prenotazione, come specificato in precedenza, non sarà possibile accedere con i biglietti da lei acquistati relativi ai seguenti posti".

Sorvoliamo sulla "cronologia di prenotazione", ci torneremo. Concentriamoci sul resto. Cos'è successo? Come è possibile che mi siano stati annullati i biglietti per le partite in programma domenica mattina a neanche 48 ore dall'evento?

Essenzialmente, come accennato, - ne abbiamo già tanto parlato anche sui nostri canali - la FIT organizzatrice dell’evento ha venduto i biglietti dando per scontato che sarebbe arrivata la deroga del Comitato Tecnico Scientifico che consentisse il 75% di capienza al palazzo. Ecco però che venerdì sera il CTS non ha concesso la deroga, lasciando la capienza al 60%. Risultato? Sono stati venduti molti più biglietti dei posti effettivamente a disposizione. Per la precisione 1.200 biglietti venduti in più per ogni sessione di gara. Biglietti sulla carta quindi annullati e, come annunciato poi da Binaghi presidente FIT, da rimborsare.

atp finals torino
Angelo Binaghi, il presidente della Federazione Italiana Tennis

A parte il fatto che non c'è bisogno di una cima per comprendere come il danno economico sia molto più grande e non si dovrebbe certo fermare ai 50/100/200 euro spesi per biglietto (tanti appassionati avevano già prenotato voli, treni e hotel per cui ottenere una cancellazione o un rimborso a neanche 48 ore dall'inizio dell'evento è oggettivamente quasi impossibile), siamo solo all'inizio del trambusto.

Catapultiamoci dal venerdì sera alla domenica mattina, la sessione per la quale avevano cancellato i biglietti a me ed i miei amici. Visto che a Torino ormai c'eravamo, visto che comunque avremmo preso parte alla sessione serale che prevedeva l'attesissimo Berrettini-Zverev e che quindi ci saremmo comunque dovuti dirigere in zona palazzetto, visto che avevamo tanta voglia di tennis ed eravamo curiosi di capire cosa ci aspettasse, ci siamo comunque diretti in tarda mattinata verso il Pala Alpitour. Lo abbiamo fatto senza impegno, ma con la flebile speranza di riuscire a vedere qualcosa. "Metti caso che ci fanno comunque entrare, vuoi non vedere Mevdevev?" cit.

Ci presentiamo in biglietteria e con tanta onestà chiediamo se ci fosse la possibilità di entrare, specificando - ovviamente - che i biglietti per quella sessione ci erano stati cancellati nella notte di venerdì. Morale della favola? Nel giro di 30 minuti siamo dentro al palazzetto con i biglietti cartacei stampati. E no, non eravamo su "Scherzi a Parte".

Ora, avete avuto anche voi l'impressione dalla TV che durante i match la capienza fosse molto più alta del 60%? Perfetto, non vi siete sbagliati (durante Berrettini-Zverev si è toccata tranquillamente quota 80%) ed eccovi spiegato in parte il perché.

Detto questo, prima di chiudere con la questione biglietti, torniamo a quella "cronologia di prenotazione". Una presa in giro colossale. So per certo di amici/conoscenti/collaboratori del sito che avevano comprato il biglietto molto dopo di noi, a cui comunque non è stato cancellato nulla. So anche per certo però, di altri ragazzi e ragazze che avevano comprato i biglietti prima di noi essere rimasti fuori.

Insomma, chi ci ha capito qualcosa è bravo ed il sottoscritto molto probabilmente non lo è abbastanza.

Non è tutto oro quel che luccica

Biglietti a parte, anche il contorno, la cornice dell'evento, non è stata all'altezza.

Se comodi dal divano, sintonizzati su Sky Sport, sembra tutto clamorosamente bello, la verità è un'altra. Tante cose non hanno funzionato. Quantomeno nei primi giorni, gli unici su cui mi sento di poter proferire parola.

Partiamo dagli steward. Intanto nessuno di loro controllava all'ingresso che il nome ed il cognome presente sul Green Pass coincidesse con quello presente su un qualsiasi documento d'identità (anzi, quest'ultimo proprio non veniva richiesto), ma poi, in generale, domenica sembravano proprio non avere un'idea di dove fossero. Come catapultati da un altro pianeta, sicuramente non preparati. C'è stato lo steward che ha dovuto chiedere a noi dove fosse la biglietteria perché non era in grado di spiegarlo ad altri paganti, ma anche quello posizionato all'ingresso di un settore che non aveva la più pallida idea di dove fossero i nostri posti.

Che poi non tutti i mali vengono per nuocere: domenica a causa di queste incompetenze, ci hanno fatto entrare per sbaglio nel Settore Sud, settore particolarmente bello ed in cui non saremmo potuti entrare, dove è presente un campo di allenamento che permette di vedere allenarsi da due passi i giocatori. Figata, peccato che noi avevamo fatto tutto ciò in maniera innocente, ed una volta usciti, quando nel pomeriggio abbiamo riprovato a rientrarci, ci hanno giustamente rimbalzato. La pacchia era finita.

Steward a parte, un'altra cosa che ha lasciato a desiderare è stato l'intrattenimento extra campo. Chi era stato all'O2 Arena di Londra (location dove fino all'anno scorso si disputava il Master) mi ha sempre raccontato di un evento speciale e bellissimo anche per le possibilità aggiuntive che ti offriva l'Arena stessa, all'interno della quale trascorrere 10 ore filate non era certo un peso. Tra negozi, ristoranti, zone relax e d'intrattenimento avevi l'imbarazzo della scelta sul cosa fare tra un match e l'altro. Una sorta di palazzetto NBA. Ora, devo essere onesto: non sono mai stato all'O2 Arena e può essere benissimo che chi mi riferiva quanto appena scritto magari pompasse un tantino la cosa per gasarsi del fatto di aver partecipato ad un evento più unico che raro. Può essere.

Ciò non toglie che il Pala Alpitour, per quanto più piccolo e limitato dell'arena londinese, non abbia offerto nulla di tutto questo. Unici shop presenti e raggiungibili dal nostro settore? Il negozio della Dunlop, piccolissimo, difficilissimo da trovare e che offriva zero gadget sull'evento, e un baracchino di 2 metri quadri di Emporio Armani dai prezzi folli. Fine.

Per non parlare dei bar (di ristoranti, esclusa la zona Hospitality, non credo si possa parlare): cari - come ampiamente prevedibile - ma anche con poca scelta, dalla qualità discutibile e senza posti a sedere.

Magari avevo troppe aspettative, magari son piccolezze, ed in parte è sicuramente così, ma qui stiamo parlando di un evento internazionale che va oltre al tennis. Un evento che porta e si spera porterà famiglie di tutto il mondo al Pala Alpitour e che deve obbligatoriamente mettere in conto come tante di queste famiglia/persone, vadano al palazzetto con l'intenzione di farsi l'intera giornata.

Trovo sia doveroso per gli anni a venire, offrire qualcosa di più al cliente. Sia in termini di scelta, sia in termini qualitativi.

In definitiva

In definitiva mi sarebbe piaciuto molto di più scrivere del tennis giocato. Del fisico di gomma di Djokovic, capace a 34 anni di scivolare sul cemento come nessun altro nella storia; del rumore pazzesco che produce il servizio di Berrettini; della pulizia tecnica di Zverev e dell'apparente indifferenza con cui Hurkacz approccia le partite (e probabilmente la vita).

Oppure mi sarebbe piaciuto scrivere dell'atmosfera incredibile che si viveva dentro l'Arena; della passione coinvolgente di un pubblico venuto da tutto il mondo e della voglia di tennis che si respirava e che inizia a mancarmi come l'aria.

L’ingresso in campo di Berrettini. Da pelle d’oca.

Ho trovato però troppo assurda per essere vera questa poca attenzione organizzativa, capace di penalizzare sempre e solo lo spettatore. Il fatto poi, che nessun media o giornalista abbia riportato quanto appena scritto, ma anzi il leitmotiv di questi giorni è quello di esaltare a prescindere l'organizzazione di queste Finals, ha portato il sottoscritto a non poter più trattenersi.

Le Atp Finals a Torino sono un evento da onorare con tutti gli sforzi e l'attenzione possibile.

Cerchiamo vivamente di non farcele scappare.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato a Rimini l’11/06/1990. Laureato in Giurisprudenza, adora disquisire di sport ed America. Ogni tanto scrive, solitamente legge. Sogna un giorno di poter assistere ad una partita allo Staples al fianco di Jack Nicholson.

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