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2 min

- di Matteo Orlandi

Considerazioni sparse post GP Brasile


Il capolavoro assoluto di Lewis Hamilton.


- Fortunato, non adatto alla lotta, alla guida di macchine sempre superiori, senza avversari all’altezza, non emozionale. Curiosamente proprio nella stagione in cui il Mondiale numero otto è tutt’altro che assicurato, Hamilton sta distruggendo uno per uno tutti i luoghi comuni sul suo conto, lanciandosi verso l’iperuranio dello sport, nella leggenda più assoluta. Oggi una gara indimenticabile, di cui parleremo tra anni per descrivere chi è Sir Lewis Hamilton;

- A 36 anni Hamilton tira fuori dal cilindro con alte probabilità il più grande weekend della sua carriera recuperando un totale di venticinque posizioni di penalità (venticinque!), tutte in pista, tutte nella lotta, tutte con il manico (oltre che ovviamente con un motore nuovo di zecca velocissimo). Una scossa elettrica poderosa verso un Mondiale che iniziava a prendere definitvamente la direzione olandese. Poteva essere il primo passaggio per andare a match point per Max, finisce invece con linfa nuova nelle vene di Lewis, cattivo come non mai. Sa che la sua legacy passa molto per la vittoria di questo Mondiale;

- Hamilton vince nel modo più spettacolare possibile, non aiutato da una strategia di squadra abbastanza discutibile, che ha fatto addirittura borbottare il pavido Bottas. Verstappen oggi ne aveva di meno. Eppure l’olandese è un rivale meraviglioso anche nella sconfitta. Max ha fatto tutto il possibile, dalla partenza fulminea alla lotta grecoromana con Lewis, con un paio di mosse sotto la cintura. La vittoria di Hamilton spegne anche le polemiche su una difesa ai limiti del regolamento dell’olandese che per tenere l’inglese dietro ha tirato una staccata kamikaze che poteva anche essere sanzionata. Il sorpasso decisivo è arrivato poco dopo. Nel complesso Verstappen perde solo quattro punti, quasi un’inezia. Perdere peró punti quando il tuo avversario parte praticamente dall’autostrada, fa male;

- Se c’è anche qualcosa che manca a Lewis Hamilton per definirsi una vera icona di questo sport è forse l’assenza un certo rapporto emozionale con il pubblico, storicamente piuttosto freddo (per non dire ostile) nei suoi confronti, ad eccezione del giardino di Silverstone. Oggi l’amore riversatogli dalla folla brasiliana gli avrà fatto più piacere della vittoria stessa. Il podio con la bandiera brasiliana in ricordo del suo idolo Senna, con un pubblico in estasi totale, lo immortala nel cuore degli appassionati;

- C’è da dire qualcosa anche sul resto della corsa, certo. Bottas, dopo la solita partenza lenta vince la lotta dei numeri due, ma Perez ha fatto di nuovo una grande figura, confermandosi definitivamente la scelta giusta per la Red Bull grazie ad un finale di stagione super. La Ferrari mette luce in classifica sul punteggio tra sè e McLaren nella lotta per il terzo posto. La Rossa è adesso nettamente la terza miglior macchina in pista, ben distanziata dalle prime due ma anche con un po’ di margine sul resto del gruppone, da cui emerge il solito fantastico Gasly. È difficile esaltarsi, ma bisogna prendere atto dei miglioramenti e guardare con fiducia al futuro. La strada intrapresa è quella giusta.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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