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, 12 Novembre 2021

Zielinski, l'Eterno Incompiuto


Dopo l'ottima stagione con Gattuso, il polacco del Napoli era chiamato a confermarsi, ma a 27 anni suonati non è ancora esploso del tutto.


Aspettando Godot? A Castel Volturno va in scena un'opera dal titolo analogo, ovvero “Aspettando Piotr”. Perchè Zielinski, ad oggi, rappresenta la più grande delusione del Napoli targato Luciano Spalletti. Non l'unica, forse, diranno i detrattori in servizio permanente di un Lorenzo Insigne che, nel complesso, il suo lo sta facendo, a giudizio di chi scrive.

Ma non è del fantasista di Frattamaggiore che vogliamo parlare in questa sede. Insigne, è risaputo, non appartiene alla stirpe dei fuoriclasse, ma è pur sempre un fior di calciatore, punto fermo della Nazionale campione d'Europa nonché capitano e trascinatore del suo Napoli. Dovesse andar via, qualora la telenovela rinnovo dovesse avere un epilogo infelice, sarebbe oggettivamente una grave perdita tecnica per i partenopei.

In questa prima fase della stagione, il grande assente azzurro è un altro e su questo possiamo essere quasi tutti d'accordo. Risponde al nome di Piotr Zielinski, giocatore che pure arriva da un'ottima annata, la migliore in carriera numeri alla mano, con Gattuso in panchina: annata in cui aveva messo a referto 10 reti e 13 assist fra tutte le competizioni. E' stata la prima volta, peraltro, in cui il polacco è riuscito a raggiungere la doppia cifra di marcature stagionali.

Quest'anno era lecito attendersi che il ragazzo, ormai 27enne, esplodesse definitivamente e prendesse per mano la squadra. Nulla di tutto questo. Piotr/Godot è andato a segno due volte in campionato (contro Sampdoria e Salernitana) e una in Europa League (su rigore a Varsavia contro i connazionali del Legia). Al modesto score vanno aggiunti i 2 assist confezionati nelle partite con Cagliari e Fiorentina. Troppo poco per uno del suo talento. Un giocatore che ha fatto della discontinuità di rendimento il suo tratto distintivo.

Zielinski è rimasto il centrocampista da luci e ombre di sempre: partite (rare) di accecante bellezza in cui sembra quasi di vedere il gemello di De Bruyne e altre in cui caracolla per il campo alla ricerca di un'ispirazione che non arriva, o arriva soltanto a sprazzi. Nei piani della società il centrocampista scoperto a suo tempo dall'Udinese doveva in qualche modo raccogliere l'eredità – pesantissima – di Marek Hamsik. Uno che, record a parte, ha lasciato il segno nella storia recente del Napoli.

Giocatore di classe cristallina e immensa intelligenza tattica. Talvolta forniva un contributo oscuro ma sempre di importanza fondamentale. Quando mancava, per infortunio o altro, si faceva rimpiangere. E questo nonostante nemmeno lui fosse un leone, caratterialmente parlando, e nonostante spesso faticasse a lasciare il segno nelle partite di cartello. Difetti, questi ultimi, che si possono attribuire anche allo stesso Zielinski. Per arrivare a pareggiare i pregi dello slovacco, il numero 20 azzurro dovrà ancora “mangiarne di pastasciutta”, per dirla alla Bonucci.

Qualche problema fisico, va detto, lo ha limitato, in maniera peraltro non grave. All'esordio col Venezia, il primo ko. Solo due, però, le partite saltate, col Genoa e col Legia (parliamo dell'andata al Maradona). Quest'anno Zielinski non ha mai completato una gara, tranne che a Salerno, in cui ha segnato ed è rimasto in campo per tutti i 90 minuti. Spalletti lo ha sempre sostituito e in 3 occasioni (sempre in campionato) lo ha fatto subentrare dalla panchina. Segno che, forse, non si fida del tutto di questo Zielinski, o quantomeno non si fida del tutto della sua autonomia atletica.

Contro il Verona, nell'ultima di campionato, è stato Elmas a prenderne il posto. Il macedone è il suo supplente ufficiale. Al cospetto dell'ostica squadra forgiata dal sorprendente Tudor, l'ex Fenerbahçe ha giocato alla Elmas: tanto dinamismo, disponibilità a sacrificarsi in ogni zona del campo e, immancabile, un pizzico di fumosità. Perchè lui non è e non può essere un trequartista puro: può regalare degli impulsi, degli stimoli alla manovra, ma non ha nelle corde il ruolo da Uomo della Provvidenza.

Quello è un lavoro che, per l'appunto, dovrebbe toccare al ben più talentuoso Zielinski: lo aspetti, lo aspetti, ma alla fine son più le volte che si resta a bocca asciutta che altro. In quella mattonella lì, potrebbe rilevarlo Mertens, per un Napoli che sarebbe a trazione anteriore, forse troppo, con due soli interni in mezzo al campo e quattro giocatori offensivi schierati in contemporanea, col solo Politano come gregario puro.

Zielinski è, o sarebbe, importante anche per la sua funzione di raccordo tra i reparti. Ma le risposte positive, dal campo, tardano ad arrivare.

Spalletti dovrà necessariamente inventarsi qualcosa per rivitalizzare il polacco e riportarlo ad un rendimento accettabile. Le prossime gare – in rapida successione Inter, Spartak e Lazio – diranno moltissimo sullo stato di forma degli azzurri, apparsi effettivamente in lieve regresso sul piano dell'efficacia offensiva. Per tornare a pungere a dovere, serve qualcosa di diverso. E serve il miglior Zielinski. L'unico tenore azzurro che non ha ancora cantato come si addice alla sua fama.

  • Napoletano. Giornalista e copywriter. Calcio e musica nella mente e nel cuore, ma anche tanto altro.

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