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4 min

- di Jacopo Patrignani

Considerazioni sparse post terzo live X Factor 2021


Questa stagione proprio non decolla.


- La terza punta di X Factor si apre con un appello particolarmente stereotipato e pigro dei concorrenti uniti contro i cambiamenti climatici: classica narrativa del Talent quando deve parlare di temi "giusti", cioè ripresa fissa sul volto del concorrente e due banalità lette e riportate con pathos degno di Costantino Vitagliano che recita "devo metterti in rigaa". Segue un'esibizione di Dardust con il suo pianoforte al centro del palco (palese citazione al Frantz di Freaks Out!) che sicuramente sarà un grandissimo produttore, anche troppo celebrato, ma live porta sempre lo stesso show da Yann Tiersen sotto taurina. Ciliegina sulla torta di questo inizio è il solito Ludovico che, emozionatissimo, si incarta di nuovo da solo con le parole e, con un forte carica simbolica, decide di chiamare Sky "compagna" anziché "compagnia". Molto bene, si ricomincia;

- La zona di comfort. Si vede come Mika sia rimasto scottato dalla prima eliminazione ed allora decide di puntare sul sicuro riproponendo quel Benjamin Clementine con cui Fellow aveva già fatto bene agli Home-Visit ed è una mezza promozione perché sentire due volte l'inglese in prima serata, con due brani di "At Least for Now" che è il suo capolavoro, è sempre bello ma, se con questa "Nemesis" siamo andati bene, con "London" eravamo andati semplicemente meglio. Oppure si vede pure come Manuel Agnelli si sia accorto che i Bengala Fire sanno solo far finta di essere inglesi e quindi ha deciso di proporci una specie de "La Meglio Gioventù" sugli ultimi quarant'anni del brit. Che noia;

- La zona di sconforto. Cosa ci mette a disagio di questa puntata: tipo Vale LP che trasforma "Stavo Pensando a Te" di Fibra in una canzone sanremese di Arisa. Anche peggio Versailles che riconverte "In Bloom" dei Nirvana in una canzone dei Linkin Park ed il mix è veramente disturbante; capiamoci, non c'è nulla di male nel fare una cover con un mood completamente diverso rispetto all'originale, come ha fatto per esempio José Gonzalez con The Knife e Massive Attack, ma se traghetti un brano all'estremo opposto devi avere il coraggio di andare fino in fondo. Non basta l'auto-tune. Ed ecco anche il primo passo falso di Erio che sta diventando un po' troppo autocompiaciuto ed autoreferenziale nel riproporci la stessa esibizione che oramai è veramente ai confini del manierismo, soprattutto con quell'eccesso di vibrato nel ritornello che finisce per fare suonare tutto sbagliato ed anche un po' inquietante. Davvero un peccato perché in TV sembra che di Lana Del Rey esistano solo "Blue Jeans" e "Summertime Sadness" e sarebbe stato bello dare un po' più di dignità ad un brano di "Norman Fucking Rockwell!", suo album migliore e capolavoro pop;

- La zona cesarini. Perché la cosa migliore della puntata, e di tutti questi tre live a dire il vero, arriva in fondo alla prima manche e non ce lo saremmo mai aspettato. Baltimora fino ad ora era andato benino proponendo un po' sempre la stessa minestra di piano e voce graffiata e sofferta e con "Turning Table" di Adele c'era da immaginarsi un Carmen Consoli-bis ed invece stupisce con un inizio soft ed un cambio di tonalità (e produzione) a fine primo-tempo ed un vocoder al novantesimo; la prima cosa veramente cantata bene e proposta in una chiave non scontata in tre Live di X Factor. Bene anche gIANMARIA che riesce a rivisitare un pezzo potenzialmente killer ed iconico come "Io sto bene" dei CCCP pur mantenendone l'essenza rabbiosa ed inetta. Benino anche i Karakaz con una "Feel Good Inc." schizofrenica che gioca sugli urli e le melodie delle voci e le loro dissonanze e perlomeno escono dal solito giochetto da "rivisito canzoni elettroniche anni '90 come se fossero canzoni che le chitarroni anni-90 ma tutto trent'anni dopo gli anni '90";

- Finalmente le prime scintille tra i giudici che, prima di tutto, si scontrano sul ruolo della musica rap nella cutura popolare: Manuelito dice che è la musica di una minoranza e Manuel dice, un po' rosicando, che le minoranze non stanno in cima alle classifiche delle vendite, ignorando che la maggioranza è sempre bravissima ad appropriarsi dei linguaggi culturali delle minoranze o, in positivo, subirne il fascino ed i suoi sono un po' discorsi da daddy-rock. Ancora beef sull'esibizione dei Mutonia che propongono una versione fedele di "Sports" dei Viagra Boys ma poi provano a provocare i giudici come se fossero effettivamente i Viagra Boys; spoiler: non lo sono e non lo sono neanche sembrati. Due parole in più su Manuel Agnelli che ormai è in modalità delirante full-Morgan: assolutamente autoreferenziale e pesante nei giudizi ed è un peccato perché le sue assegnazioni di oggi sono state perfette e, tornando ai Viagra Boys, la sua presentazione di "Sports" è stata precisa nell'introdurre una delle migliori band post-punk dei nostri tempi al grande pubblico, dando uno spaccato preciso di quelli che sono e dell'ironia, per nulla banale, dei loro testi. Escono i Karakaz, ed è quasi un peccato perché tra le band rimaste erano i meno peggio, e Vale LP di cui, sinceramente, non si sentirà particolarmente la mancanza.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

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