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, 12 Novembre 2021

Considerazioni sparse post Italia-Svizzera (1-1)


Appannata e imprecisa, la nazionale del Mancio non riesce a ipotecare la qualificazione ai Mondiali in Qatar: ce la giocheremo negli ultimi 90' con l'Irlanda del Nord.


L’Olimpico torna esaurito, si respira l’aria delle grandi occasioni: i nostri azzurri campioni d’Europa si giocano uno spareggio vero e proprio in vista della qualificazione ai mondiali del Qatar, al cospetto di una Svizzera che si mostra un avversario decisamente ostico. Nonostante i favori del pronostico e l’entusiasmo di 50.000 mila spettatori (che meraviglia), non andiamo oltre il pareggio, fallendo un rigore all’89’: a preoccupare non è tanto la classifica, perché restiamo comunque in (lievissimo) vantaggio, quanto la prestazione, decisamente lontana dagli standard a cui la nazionale del Mancio ci aveva abituato. Il verdetto è rimandato a lunedì, e chissà cosa frulla nella testa del nostro ct;

- Tutti si aspettano un’Italia arrembante e sicura di sé, ma in realtà l’inizio degli azzurri è timido ed impacciato: i primi 20’ sono un film horror in cui gli azzurri concedono alla Svizzera un gol ed un dominio territoriale indiscutibile, sia per le numerose imprecisioni tecniche sia per la poca cattiveria sulle seconde palle. Gli elvetici riconquistano spesso palla, non la buttano mai via e producono almeno 3 occasioni nitide: in una segnano e nelle altre due Donnarumma ci mette al sicuro. Per nostra fortuna però arriva una palla inattiva intorno alla mezz’ora a rimetterci in carreggiata, ed, ironia della sorte, ad insaccare è Di Lorenzo, sino a quel momento il più in difficoltà. Nel secondo tempo la musica non cambia troppo almeno fino al 75': il forcing azzurro finale dell'ultimo quarto d'ora produce la meritata occasione di chiudere la pratica con un penalty, che però falliamo proprio a causa della costante di questa sera, l'imprecisione;

- Inutile nascondersi dietro al rigore sbagliato sul finale, l’Italia di stasera è decisamente una lontana parente di quella che ha vinto pochi mesi fa a Wembley: il doppio play Jorginho/Locatelli che tanto bene funzionò proprio con gli elvetici agli europei non ingrana mai la marcia giusta per dare i tempi all’azione (probabilmente complice l'assenza di Verratti), e la manovra sembra meno fluida e più appesa all’estro dei singoli e agli episodi. In difesa Chiellini manca come l’aria, e si vede nel primo tempo quanto Bonucci patisca l’assenza del suo collega più esperto, anche per le numerose sbavature iniziali di Acerbi: in avanti, Chiesa ed Insigne sembrano aver le polveri bagnate, e l’assenza di un centravanti non è una novità (positivo solo l'ingresso di Berardi). D’altro canto la nazionale di Mancini aveva costruito la sua identità e le sue fondamenta sul gioco corale, e proprio stasera che ha latitato, non siamo riusciti a raggiungere il risultato: la qualità dei singoli, che spesso era stata decisiva all’interno dei meccanismi azzurri, stasera non ha fatto la differenza;

- Sottovalutare la Svizzera decimata dalle assenze era il pericolo numero 1: gli elvetici sono la stessa nazionale che agli Europei ha eliminato la Francia, e ha mostrato di meritare la parità in classifica nel girone. In particolare stasera Vargas ci fa patire pene infernali sulla trequarti, ed assieme a lui brillano Zakaria e Wildmer: gli svizzeri hanno recitato alla grande il ruolo di chi ha poco da perdere, e per 70’ almeno non si sono limitati ad un gioco attendista, ma hanno provato a giocarsela alla pari contro la squadra da cui presero tre sberle qualche mese fa. Negli ultimi minuti gli svizzeri si chiudono e rischiano grosso concedendo un rigore ingenuo: Sommer ipnotizza Jorginho come a Basilea (due rigori sbagliati nei due scontri diretti), e la squadra di Yakin torna a casa con un risultato che lascia i giochi aperti;

- Questo spareggio cadeva nel giorno dell’annuncio del ritiro di Ventura, l’unico tecnico con cui la nostra nazionale non si qualificò ai mondiali: la coincidenza delle parole di stamane dell’ex CT azzurro si è rivelata certamente poco fortunata ed anche stasera il nostro cammino verso un mondiale si complica. Restano 90’ da giocare, e la classifica dice che siamo a pari punti con gli elvetici ma con una migliore differenza reti, da difendere con le unghie e con i denti: con l’Irlanda del Nord dovremmo mantenere il +2 rispetto alla Svizzera, che affronterà la Bulgaria. Tutto è ancora nelle nostre mani, dobbiamo acciuffare la qualificazione il prima possibile per poi progettare il futuro: stasera ci dice che ne abbiamo bisogno.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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