brozovic
, 11 Novembre 2021

Marcelo Brozovic: da sacrificabile a insostituibile in cinque episodi


Dal 2015 al 2021: in maniera poco pronosticabile Brozovic è passato dall'essere un elemento sacrificabile a essere un perno insostituibile di un Inter cresciuta con lui. In cinque semplici momenti, il totale capovolgimento della vita professionale di Marcelo Brozovic, oggi uno dei migliori interpreti del suo ruolo.


Marcelo Brozovic e tutta la narrazione intorno all'incredibile personaggio di Epic Brozo meriterebbe fiumi e fiumi di parole. Per spiegare invece il giocatore, il regista, ormai diventato da tre anni il miglior interprete del ruolo (o giù di lì) nel campionato di Serie A, e la sua crescita basta evidenziare cinque momenti che hanno contraddistinto la carriera del centrocampista croato, arrivato a Milano sponda Inter nel lontano inverno di quasi sette anni fa.

Una lunga parabola, prima sperata, poi totalmente inattesa, ora totalmente certificata e solida, che lo ha visto prima sballottato tra i diversi ruoli del centrocampo - non solo in maglia nerazzurra ma anche in Nazionale -, poi sul punto di dover partire verso altri lidi in relazione a una serie di prestazioni opache e insufficienti, e più tardi ancora coinvolto in un'improvvisa rinascita nel ruolo di regista. Prima in un centrocampo a due, poi con due mezzali intorno a lui, prima con Spalletti, poi con Conte, ora con Inzaghi.

Da elemento sacrificabile a perno insostituibile dello scacchiere nerazzurro, passando per cinque momenti. Eccoli.

UDINESE INTER, 12/12/2015

Come prima partita scelgo l'Inter di Mancini, quella che nelle prime sedici giornate aveva totalizzato ben trentasei punti, e guardava dall'alto in basso la classifica di Serie A prima di una serie di battute d'arresto piuttosto importanti. La trasferta a Udine si chiude con un sonoro 0-4, con una doppietta di Icardi, un gol di Jovetic e l'ultima rete realizzata da Brozovic.

In quella partita, il croato subentra proprio al trequartista montenegrino, posizionandosi nel ruolo di ala sinistra. Il gol arriva proprio da quella posizione, con un tiro a giro dal limite dell'area che va ad accomodarsi all'angolino opposto. Un gran bel gol, ma anche un ottimo esempio di come quel Brozovic fosse un lontano parente del regista che oggi orchestra le manovre dell'Inter.

Il bellissimo gol di cui sopra.

Arrivato nel gennaio del 2015, i primi anni in nerazzurro sono contraddistinti da qualche alto e diversi bassi, tra sprazzi di qualità e prestazioni incolore: a cambiare costantemente è anche la sua posizione in campo, secondo un equivoco che per ironia della sorte ha accompagnato anche Kovacic, suo predecessore croato in quelle zolle di campo di San Siro.

Talvolta nei due di centrocampo, più spesso trequartista o finta ala per sfruttare la sua propensione offensiva e per limitare le sue amnesie in fase di copertura. Insomma, un giocatore ancora acerbo; con delle qualità, ma ancora da formare.

INTER BOLOGNA, 11/2/2018

La famosa partita con cui la parentesi nerazzurra di Brozovic sembra concludersi definitivamente. Spalletti è arrivato da pochi mesi: il tecnico fiorentino sta valorizzando diversi elementi della rosa, in particolar modo un centrocampo in cui sia Vecino sia Borja Valero si muovono e ruotano con comodità in fase di impostazione, mentre Brozovic è ancorato alla posizione di trequartista.

La partita - un sudato 2-1 conquistato ai danni del Bologna - è rimasta nella memoria dei tifosi nerazzurri per due motivi: da un lato la dimostrazione del talento (poi inespresso) di Yann Karamoh, dall'altro per gli applausi ironici con cui il centrocampista croato saluta i fischi del pubblico di San Siro, nel momento della sua sostituzione nel secondo tempo.

I calci tirati alle poltroncine in panchina sembrano l'ultimo frame della sua avventura a Milano. E invece...

INTER NAPOLI, 11/3/2018

E invece, a un solo mese di distanza, è l'inizio del cambiamento. Dopo un ottimo di inizio di stagione, l'Inter anche sotto la gestione Spalletti è incappata in un inverno denso di risultati negativi. La partita casalinga contro il Napoli arriva dopo un'altra partita iconica di quei mesi spallettiani, il 2-0 contro il Benevento portato a casa in mezzo a mille fantasmi.

A maggior ragione dopo l'episodio con il Bologna, e anche per via dell'ottimo impatto avuto da Rafinha nella batteria di trequartisti dietro a Icardi, Brozovic nelle ultime settimane sta trovando meno spazio, ma è anche l'intera manovra nerazzurra a riscontrare diversi difetti. E qui arriva la vera intuizione che ha cambiato l'intero corso della carriera di Brozovic, non solo con l'Inter (in ogni caso, nelle due finestre di mercato successive Brozovic sarà molto vicino ad abbandonare Milano, con un trasferimento in direzione Siviglia sfumato sul gong) ma proprio per la sua vita professionale.

Al fianco di Gagliardini, Brozovic viene spostato in cabina di regia e, in maniera totalmente inattesa proprio in relazione alla sua mancanza di continuità all'interno dei 90', realizza quella che fino a quel momento è la sua miglior prestazione in nerazzurro. In un ruolo che necessita di maturità, fermezza, lucidità nelle scelte e una grande capacità di giocare sia con fraseggi sul corto che con aperture sulle zone esterne del campo, Brozovic dimostra in 90' tutto ciò che non aveva ancora dimostrato pienamente in tre anni di nerazzurro.

Il Brozovic che dal secondo anno con Spalletti, e ancor più continuativamente con Conte e ora con Inzaghi, è il fulcro di tutte le manovre dell'Inter, ed è costantemente ricercato da difensori, compagni di reparto e attaccanti, nasce in una fredda serata di metà marzo.

INTER JUVENTUS, 17/1/2021

Da Spalletti in poi, la crescita di Brozovic è continua, tangibile anche in occasione di un appuntamento importante come il Mondiale del 2018, dove la Croazia arriva in finale e Brozo è il perno di quella squadra, insieme a Modric e Rakitic.

Una crescita che prosegue e si completa con Conte: ora accompagnato da due mezzali e supportato da tre difensori che, con la palla tra i piedi, guardano sempre alla posizione centrale di Brozovic, il centrocampista croato diventa l'autentico direttore dei possessi palla dell'Inter.

La miglior creatura sartoriale del biennio contiano all'Inter si vede a partire da novembre 2020, quando Conte ritorna a un blocco basso e compatto con il tanto caro 352. In fase di impostazione, tuttavia, la squadra non si limita certo al contropiede. Anzi, i possessi della squadra sono lunghi, ragionati e complicati, volti a valorizzare il gioco delle due punte e la corsa di Hakimi. Il minimo comune denominatore di tutte queste soluzioni, sì è ancora lui: Brozovic.

Un'evidenza ben testimoniata dalla partita che è probabilmente lo statement della forza del gruppo nerazzurro che ha poi conquistato lo scudetto con diverse giornate di anticipo: il 2-0 casalingo con cui dominano in lungo e in largo proprio chi ha conquistato nove scudetti nei nove anni precedenti.

In questa partita è l'intero reparto di centrocampo a comandare la partita, in 90' più recupero che testimoniano anche la definitiva esplosione di Nicolò Barella, non a caso compagno di merende di Brozo. 90' più recupero che certificano, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, come Brozo fosse ormai diventato da tempo il miglior regista del campionato di Serie A. Qualità, quantità, continuità e anche un tangibile miglioramento nel posizione in fase di non possesso.

INTER REAL, 15/9/2021

L'ultima estate è quella che ha segnato un grosso freno alle ambizioni di crescita dell'Inter targata Suning. Vinto lo scudetto, via Conte, Lukaku e Hakimi. Grosso modo, il 70% in termini di importanza all'interno della struttura creata dal tecnico pugliese.

In questi primi mesi, il tecnico Simone Inzaghi è stato bravo a non snaturare di molto la conformazione che ha contraddistinto l'Inter degli ultimi due anni, seppur necessitando del tempo per ritrovare un equilibrio che sta nettamente migliorando nelle ultime settimane.

Sono mesi in cui però l'Inter ha avuto un atavico bisogno di aggrapparsi alle certezze rimaste, insieme al terzetto difensivo, a un Lautaro ora chiamato a un ultimo step, a un Perisic sempre più impattante a sinistra, a un Barella in mezzo al campo. Insieme a loro, e forse prima di tutti loro: nuovamente Marcelo Brozovic e la sua sapiente regia.

Un altissimo livello prestazionale che, ormai, il centrocampista croato non abbandona da tempo e che ha visto una delle sue migliori manifestazioni nella prima partita del girone di Champions League contro il Real Madrid, in una sfida sfortunatamente persa per 0-1 negli ultimi istanti. Ho potuto ammirare da un freddo terzo anello blu di San Siro il modo con cui Brozovic ha manovrato a proprio piacimento il gioco della sua squadra per tutta la partita, conquistandosi poi il titolo di 'Man of the match' da parte dell'UEFA: francamente, quelli disputati da Brozovic sono stati 90' dominanti, al cospetto di avversari di massimo livello che per nel primo tempo non hanno fatto altro che guardare le manovre con la palla dell'Inter, in balia di un Brozovic che è riuscito a imbeccare i propri compagni in ogni modo.

Dal 2015 al 2021, da oggetto misterioso e difficile da collocare ad autentico fulcro di un Inter cresciuta insieme a lui, e grazie a lui. Da centrocampista sacrificabile a regista insostituibile in cinque semplici (ma anche poco pronosticatibili, un po' come imprevedibile è il soggetto in questione) mosse: Marcelo Brozovic.

  • 26 anni a base di fùtbol, racchette e capitali del mondo. Contro gli anglicismi inutili.

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