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7 min

- di Simone Renza

Kyrie Irving: a black live that matter?


Chi è il vero Kyrie Irving? Ma soprattutto: a chi interessa davvero del suo corpo e della sua scelta di non vaccinarsi?


Da Mayor: Always do the right thing.

Mookie: That's it?

Da Mayor: That's it.

Mookie: I got it, I'm gone.

(Do the Right Thing, a Spike Lee Joint)

Brooklyn è da sempre l'anima multietnica della già multiculturale New York. Il noto ponte costituisce la congiunzione tra gli anglosassoni, olandesi e i migranti italiani, cinesi, ebrei, africani. Unisce le due anime storiche che hanno fatto le fortune della Grande Mela, benchè ciascuna mantiene fermamente la propria spiccata identità. Da un lato la finanza, la ricchezza e l'arroganza dei Knickerbockers, appellativo per la popolazione discendente dai fondatori della città che deriva dai tipici pantaloni alla zuava portati dai fondatori olandesi della città, dall'altro la manodopera, il proletariato, i diseredati in attesa di essere accettati nel continente.

Con il passare dei lustri, questa differenza è andata sempre più assottigliandosi ma essa rimane presente quando si parla di NBA. Sul lato continentale i Knicks, diminutivo proprio di Knickerbockers, sulla punta di Long Island i Nets. Due titoli NBA per i primi, nessuno per i secondi. Da qualche anno, però, la proprietà dei Brooklyn Nets è passata nelle mani del co-fondatore di Alì-Baba, il canadese Joseph Tsai che, a suon di pesanti investimenti, sta rendendo i Nets una delle squadre favorite alla vittoria dell'anello.

Attualmente, infatti, il roaster dei neri di Brooklyn conta i c.d. Big Three: Kevin Durant, James Harden e Kyrie Irving. Quando i linoleum statunitensi hanno visto questi tre scendere in campo assieme, il loro spessore tecnico ha dato, anche a chi di basketball ci capisce poco, spettacolo. Al netto, però, di infortuni, questa contemporaneità si è sempre vista molto poco e, questa stagione, pareva essere la volta buona per avere una continuità di prestazioni dei tre.

Se qualcosa, però, può andare storto, sii certo che lo farà. Le leggi di Murphy spesso ci azzeccano e questo è il caso visto che Irving ha deciso di non vaccinarsi, come spiega lui in un lungo video sui suoi social, nel quale afferma: "devo usare la mia voce per dire la mia verità. Nessuno può dirottare la mia voce. Non credete che voglia smettere per un obbligo vaccinale. Non credete a quello che si dice di me se non viene da me. Nel mondo reale vedo gente che perde il lavoro per colpa di questi obblighi, che deve fare scelte difficili che rispetto. Cosa fareste voi se non vi sentiste a vostro agio a giocare, perché vi era stato promesso che avreste avuto esenzioni, che nessuno vi avrebbe obbligato a farvi vaccinare? Le mie idee non erano un problema quando è cominciata la stagione. Non è qualcosa per cui mi sono preparato. Ho cominciato la stagione pensando che avrei potuto giocare a basket, che avrei potuto usare il mio talento per continuare ad influenzare le persone nel modo giusto. La gente parla di me con convinzione assoluta, certa di quello che dovrei fare, di come i miei compagni dovrebbero sentirsi a mio riguardo, di quello che dovrebbe fare la mia squadra. Io invece voglio continuare a rimanere in forma, ad essere pronto a giocare, a fare parte di questo mondo. La realtà però è che per giocare a New York, per far parte della mia squadra, devo essere vaccinato. Io ho scelto di non esserlo, e chiedo che tutti rispettino la mia scelta".

Doverosa premessa: a NYC esiste il vaccine mandate: ogni persona dai 12 anni in su per poter svolgere attività indoor deve dimostrare di essere vaccinato. Questo provvedimento è stato emesso dall'ormai ex sindaco de Blasio il 20 Ottobre di quest'anno. Tra i luoghi nei quali è obbligatorio dimostrare di essere vaccinati al fine di potervi svolgere attività lavorative ci sono anche le arene sportive dove vengono effettuate attività professionistiche. Quindi anche al Barclays Center, casa dei Nets.

Quindi Irving potrebbe sì giocare coi Nets ma unicamente fuori lo stato di New York. In un'intervista con la ESPN della scorsa settimana, Joe Tsai ha detto di fare affidamento sul fatto che Irving si vaccini: "gets vaccinated as soon as possible". Ha proseguito il proprietario "I don't know. Either he has to be vaccinated in order to come back if the New York mandate is still in place. And don't ask me when they may or may not change the New York mandate. Again, if you ask the people that are making decisions at the city level, they are going to say we are going to rely on science, rely on what the health department tells us" (Non lo so. Deve essere vaccinato per tornare [in campo] se la legge di New York è ancora in vigore. E non chiedetemi quando possono o non possono cambiare la legge di New York. Ancora una volta, se chiedi alle persone che prendono decisioni a livello cittadino, diranno che faremo affidamento sulla scienza, fare affidamento su ciò che ci dice il dipartimento della salute).

KD sulla vicenda.

Come è immaginabile, soprattutto per quanto accade anche qua in Italia, le resistenze a questo provvedimento sono state molte e delle più svariate (nonostante gli USA abbiano un tasso di mortalità tra le più alte del pianeta ed un sistema sanitario privato che, per sua natura, non è in grado di curare la generalità delle persone - si può accedere ad un ospedale solo dando idonea garanzia di poter pagare le spese mediche) e provengono, soprattutto, dall'area trumpiana-conservatrice, da sempre convintamente no-vax.

Per ovviare a queste forti opposizioni, De Blasio ha raggiunto un accordo con nove sindacati, riguardante il modo in cui la città gestirà i dipendenti non vaccinati, a fronte dell'abbandono delle azioni legali per ribaltare il provvedimento.

Questi sindacati rappresentano complessivamente circa 88.000 dei 160.000 dipendenti pubblici.

Da quando è entrato in vigore il 1° novembre, il mandato della città ha portato il tasso di vaccinazione al 92%.

A seguito delle recenti elezioni comunali, il sindaco entrante di New York, Eric Adams, in un'intervista alla CNN ha affermato di non aver intenzione di modificare il mandato del vaccino COVID-19 della città: "New York City non cambierà la sua legge". L'intervistatore, però, l'ha subito pungolato sul caso Irving, sapendo che Adams è tifoso dei Nets: “I’m a Nets fan … and I love Kyrie. I think he’s a piece we need for a championship. [But] this is something that the NBA has made an agreement. If they’re going to perform in the city this is an agreement they made. I believe that it’s up to the NBA and Kyrie to come to an understanding of how they’re going to get through this. And I believe they can come to a resolution.” " ha glissato il neo primo cittadino.

La palla a spicchi, dunuqe, scotta. Irving è divenuto un caso nazionale e simbolo della battaglia no-vax, suo malgrado (?).

Prima del match contro gli Charlotte Hornets, un folto gruppo di manifestanti ha sfondato le barriere davanti al Barclays Center spingendosi verso le porte dell'arena in sostegno di Kyrie Irving. I video e le foto apparse online hanno mostrato i manifestanti cantando "Let Kyrie play" mentre altri tenevano i cartelli "Stand with Kyrie".

Se si guarda bene nella foto sottostante, come si diceva poc'anzi, si nota una bandiera recante la scritta "Don't Tread on Me" su sfondo giallo e con un serpente a simbolo. Ma dove si era vista prima questa immagine?

L'ultima volta che sono apparse in mondo visione era poco prima che venisse assaltato il Senato statunitense.

Simbolo chiaro ed evidente quindi. La bandiera di Gadsden (per un approfondimento sull'origine e la storia si rimanda qui), infatti, nasce prima della Rivoluzione contro gli inglesi ed è, negli ultimi anni, stata utilizzata dal movimento del tea party (la far-right prima di Sarah Palin e poi di Trump) e, a volte, dai membri del movimento delle milizie ed è, oggi, è comunemente sventolata insieme alle bandiere "Trump 2020"

La far-right, dunque, tra i cui membri ricordiamo i Proud Boys e il KKK - "white lives matter" il loro motto ed autori della marcia a Charlotsville che costò la vita a Heather Heyer (giovane militante antifascista che si vide piombare addosso un auto guidata da uno di questi orgogliosi ragazzi) - si è infilata nella battaglia di Irving per poterla usare come un moderno Cavallo di Troia.

Si potrebbe a breve palesare uno scenario che avrebbe del clamoroso. A breve ci sarà l'All-Star Game che non si svolgerà a NYC. Ciò permettere a Irving di giocare. Per partecipare, però, occorre che il giocatore venga "eletto". I voti provengono anche dagli spettatori e, stando ai maggiori quotidiani sportivi e non statunitensi, la far-right e altre fazioni no-vax sarebbero pronte a votare in massa Irving.

Un enorme paradosso si potrebbe compiere perchè il giocatore è ben lontano da quell'idea e da quella fazione.

Irving è stato in prima linea nel movimento Black Lives Matter tanto che comprò un appartamento per i familiari di George Floyd, subito dopo l'assassinio dello stesso, e si rifiutò di partecipare alla famosa bolla a Orlando per timore che ciò potesse soffocare la protesta dei giocatori.

Ma non solo.

La stella dei Nets ha anche appoggiato le proteste contro la costruzione di un oleodotto nello stato di New York che gli valse l’appellativo Sioux di “Grande Montagna” (sua madre ha origini native americane). Ha donato 1.5 milioni di dollari alle giocatrici WNBA che hanno visto i loro compensi tagliati a causa del Covid ed ha elargito 323.000 dollari alle banche alimentari per aiutare le famiglie in difficoltà e ha donato cibo e mascherine alla tribù indiana d'appartenenza.

Chi è il vero Irving? Ma la domanda, oggi, è un'altra: a chi interessa davvero la sua black live?

Il suo corpo si è trovato, d'improvviso, il linoleum sul quale si sta giocando una partita fin troppo più grande di lui. Biopolitica contemporanea. Ma tutto ciò non suo malgrado. Perchè se prendi una determinata scelta, se, come dimostrato, hai una coscienza sociale e politica e se sei conscio di essere un personaggio pubblico sportivo di spicco sarebbe stata utile una più ampia riflessione sulle possibili conseguenze del tuo agire.

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Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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