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3 min

- di Giuseppe Menzo

Considerazioni Sparse su "Freaks out", il secondo film di Gabriele Mainetti


È arrivato il circo in città. Sono arrivati i "freaks" che non hanno solo peculiarità fisiche per le quali pagare il biglietto, ma anche doti sovrannaturali. È arrivato il secondo film di Gabriele Mainetti, un film che atterra sul pianeta Italia con uno stile tutto suo e una con una storia che non vuole essere racchiusa in un genere, quanto piuttosto crearne uno nuovo che ne mescola tanti. Forse tantissimi. Cinefili e no, è arrivato "Freaks out". E sarebbe pure il caso di andare a capire di cosa si tratta.


- Non griderò al capolavoro per l’opera seconda del regista del Jeeg Robot alla romanesca. Forse deluderò qualcuno, ma pazienza. Freaks Out, a mio avviso, non è un film bellissimo, ma non è, sia chiaro, neanche un film fantozzianamente equiparabile ad una Corazzata Potemkin qualsiasi, secondo i gusti del ragioniere più famoso d’Italia. Tra i due estremi esiste infatti un vasto campionario di mezzo, nel quale, a pieno titolo, si inserisce questo nostro. Lungo, molto lungo - 2h21m -, divertente e coinvolgente, ma anche irritante e, per alcuni versi, irrispettoso. Ci sono tantissime cose dentro la sceneggiatura di Nicola Guaglianone e dello stesso Mainetti. Ci sono i cinecomics Marvel e le sequenze di guerra di Spielberg. C’è un assalto al treno degno del migliore dei Western e una tensione emotiva che ricorda Tarantino. Freaks out è tutto. Meno bello, nei suoi singoli comparti, dei suoi punti di riferimento (ammesso che lo siano volutamente), ma con il merito di non correre mai il rischio di diventare niente. E non mi sembra poco;

- Il film è recitato molto bene da tutti i suoi interpreti. Dalla giovane Aurora Giovinazzo - de facto protagonista energetica (e non è un caso che l’aggettivo usato sia proprio questo) di un’opera che fa della coralità un altro importante personaggio - al più scafato Claudio Santamaria, ormai sicurezza pluriennale del nostro cinema, passando per il rampante - definiamolo così con l’augurio che la sua carriera resti sempre in ascesa - Pietro Castellitto e per Giancarlo Martini, l’attrattore di metalli che avrebbe risposto alla deandreiana domanda sulle virtù meno apparenti dei nani, qui invece più che ben esposte. E senza voler dimenticare, tra gli innumerevoli altri – tutti giusti e tutti credibili, a differenza di quello che accade in molti altri film nostrani -, il musicista visionario Franz calzato dal tenace Franz Rogowski che recita molto bene anche in italiano e Max Pezzotta - Il Gobbo - partigiano a capo di una brigata scalcinata e arrabbiata, mutilata e mai doma;

- Ecco, a proposito di partigiani e nazisti e di ebrei, Freaks out corre su un crinale pericoloso mettendo insieme quel periodo storico con il romanzo di formazione di Matilde (il personaggio della Giovinazzo) e le avventure degli altri. È un film che lambisce il cattivo gusto mettendo in bocca un canto di resistenza come “Bella Ciao” ad un personaggio caricaturale come quello appena citato del Gobbo. Ed è un film che sembra trattare l’Olocausto solo come uno dei tanti elementi di costituzione della propria storia. Beh, la scelta è quantomeno rivedibile in questo caso. Non si capisce se ci sia più coraggio od incoscienza in queste decisioni e si resta un po' a metà del guado tra la grande qualità dell’intrattenimento che il film offre e lo stupore di vedere usata per i propri fini la Storia dei libri di Scuola. L’interrogativo fatica a trovare una risposta anche a giorni di distanza dalla prima visione, anche se sia il regista che lo sceneggiatore hanno garantito di aver ricevuto il sostegno della gente del Ghetto di Roma, quando sono andati a verificare l'opportunità di ambientare il loro film in quel dato segmento temporale;

- Ed infine la musica. La musica che magnifica il tutto e che esalta l’azione scenica in ogni sua sfaccettatura. La musica che mette in risalto tramite scelte mirate e particolareggiate ogni singola anima. Ed illumina sia il presente del filo narrativo che il futuro nel quale il personaggio del tedesco e fanatico hitleriano Franz si immerge grazie ai suoi poteri per provare a vincere la guerra. La musica che sin dalle prime battute, ci avvolge come nelle migliori tradizioni circensi. La musica che arriva forte e rimane anche oltre le immagini al punto che pensando al film ci si ricorderà di lei prima di ogni altro fotogramma;

- In definitiva, Freaks out è un film realizzato benissimo, che merita di essere visto nell’ambiente per il quale è stato creato, ossia le sale cinematografiche, e del quale si possono riscontrare più pregi che difetti. Ma al quale si farebbe un favore se nessuno gli addossasse etichette eccessive in termini qualitativi.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Mi diplomo al Centro Internazionale “La Cometa”, dopo un intenso triennio di studi, nell’ottobre del 2016, aggiudicandomi la patente dell’attore, del “ma che lavoro fai? “e di appartenente al gruppo “dei nostri amici artisti che ci fanno tanto ridere e divertire” (cit.). Appassionato di sport, ottima tennista da divano, calciatore con discrete potenzialità in età pre puberale, se non addirittura adolescenziale, mi appassiono anche al basket Nba e alla Spurs Culture. Discepolo non riconosciuto di Federico Buffa, critico in erba, ingurgitatore di calorie senza paura, credo che il monologo di Freccia nel film di Ligabue sia bello, ma che Shakespeare ha scritto di meglio. Molto meglio. Mi propongo di unire i tanti puntini della mia vita sperando che alla fine ne esca fuori qualcosa di armonioso. Per me e gli altri.

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