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, 7 Novembre 2021

Considerazioni sparse post Napoli-Verona (1-1)


"Ci son cascato di nuovo" cantava Achille Lauro e canta anche il Napoli: dall'ultima dello scorso campionato, stessa gara e stesso risultato, tutto è cambiato per il Napoli, che da questa sfida perde due punti ma non le sue sicurezze.


-Partita avvincente e ricca di occasioni per tutti i 90 e più minuti: più di 30 tiri fra partenopei e scaligeri, numeri da gara da playstation, di quelle che non conoscono pause. Di sicuro, ci siamo divertiti;

- Match senza pause anche grazie al ritmo straordinario del Verona, che parte subito a tamburo battente, trovando il gol dopo pochi minuti con il solito Simeone e continuando ad attaccare senza paura i blasonati avversari anche dopo essere passata in vantaggio, senza cambiare atteggiamento. Incredibile a dirsi che questa squadra sia la stessa che arrancava con tale difficoltà a inizio anno. Tudor meriterebbe una statua;

- Napoli che oggi sembra pagare lo scotto dei tanti impegni e di gambe che faticano a tenere il solito ritmo. Tuttavia, nonostante la fatica e la poca lucidità, gli azzurri prendono le misure e nel secondo tempo si calano perfettamente nella parte aggredendo più volte Montipò;

- La sensazione però è che al Napoli sia comunque sempre mancato qualcosa, non trovando sempre le giuste distanze e non riuscendo a far valere la maggiore qualità necessaria. Merito anche di un Verona a dir poco eccezionale nell'aggredire in uno contro uno i propri avversari, lasciando pochi spazi in cui giostrare e poco tempo per ragionare;

- Simeone sta diventando un fattore determinante, di quelli che scombussolano gli equilibri generali. Buona partita anche per Barak, che però ha sulla coscienza il mancato 2-1. Nel Napoli regge bene la coppia inedita Rrahmani-Jesus, ma la mancanza di Koulibaly in costruzione bassa si è sentita. Osimhen vuole spaccare il mondo, ma oggi gli è mancato il martello adatto allo scopo.

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie.
    Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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