
Considerazioni sparse post Milan-Inter (1-1)
"Uno a uno non fa male a nessuno", ma a godere è il Milan che mantiene invariato il distacco in classifica.
- Il derby è sempre il derby, ma non era facile prevedere l'agonismo sfrenato messo in campo da entrambe le squadre fin dalle primissime battute. Non si può dire che la prima frazione verrà ricordata per l'alto livello tecnico, visti i molti errori da entrambe le parti (con due rigori regalati dai rossoneri e un autogoal nerazzurro a simboleggiarli), ma questo in qualche modo ha contribuito a mettere in piedi uno spettacolo ad alto rischio di malore per i tifosi delle milanesi, con quarantacinque minuti di gioco quasi senza respiro e degni dell'importanza del match;
- Ibra e Dzeko nel primo tempo hanno ricordato gli anziani fuori dai cantieri a guardare gli altri lavorare. Mentre nel resto del campo tutti si scannavano come se non ci fosse un domani, i due centravanti camminavano nella loro zona in attesa di qualche pallone buono, commentando gli avvenimenti dall'alto della loro saggezza. Se nella ripresa il bosniaco non è riuscito cambiare ritmo, finendo per andare negli spogliatoi con un quarto d'ora d'anticipo, lo svedese ha provato a farsi notare maggiormente, mettendo il suo peso al servizio dell'attacco e impegnando severamente Handanovic su punizione, ma nemmeno lui ha passato una delle sue migliori serate;
- Se un mese fa qualcuno mi avesse detto che avrei dedicato una considerazione a Tatarusanu gli avrei dato del pazzo, se avesse aggiunto il particolare del derby l'avrei fatto ricoverare. Invece eccomi qui: il secondo portiere rossonero, confermato quest'estate tra i dubbi e addirittura messo alle spalle di Mirante da qualche geniale mente giornalistica, dopo un avvio di stagione incerto ha preso man mano fiducia e s'è caricato sulle spalle la responsabilità di difendere la porta rossonera con coraggio, conscio dei propri limiti. Il rigore parato stasera, con un grande intervento, è il premio al lavoro e alla professionalità di un uomo che ha saputo aspettare con umiltà e dimostrare le sue capacità sul campo;
- Sponda nerazzurra, la palma del migliore se la contendono Calhanoglu e Perisic. Il turco, noto per la sua avversione alla continuità, come temuto da molti tifosi rossoneri ha aspettato la sua ex-squadra per tirare fuori la sua migliore partita con la nuova maglia, bagnata con un rigore procurato e segnato in mezzo ai fischi di chi lo supportava fino a pochi mesi fa. Meno appariscente la prova del croato, che però è stato una spina nel fianco costante per gli avversari, costringendoli a non spingere sulla sua fascia, dalla quale sono arrivati molti pericoli per la porta della squadra rossonera;
- Il pareggio finale sta leggermente stretto all'Inter, che sicuramente nell'arco dei novanta minuti è stata più continua nel creare occasioni da rete e si mangia le mani per il rigore sbagliato nel primo tempo. Del Milan si apprezza la mentalità che ha portato a trovare subito la rete del pareggio e la capacità di saper soffrire nei momenti difficili, soprattutto nella ripresa col baricentro spostato un po' troppo in basso dai cambi. Il palo nel finale resta un rammarico per i rossoneri, ma una sconfitta sarebbe stata fin troppo punitiva per la squadra di Simone Inzaghi, che dovrà farsi qualche domanda sulla difficoltà che i suoi giocatori hanno talvolta nel capitalizzare quanto costruito.
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