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4 min

- di Matteo Orlandi

Che ne sarà di Kulusevski?


Una riflessione su Kulusevski comparsa qualche settimana fa su Catenaccio, la nostra newsletter, ancora attuale.



A che serve Kulusevski?
Domanda di Giorgio Grisorio

Caro Giorgio,

La tua domanda è curiosamente arrivata poche ore prima del battesimo al gol di Kulusevski in stagione, un gol di particolare pesantezza, nel freddo e nella noia di San Pietroburgo. Quindi forse gli hai anche portato un po' di fortuna e forse ti ha risposto lui sul campo meglio di quanto potrei mai fare io.

In realtà bisogna dire che il gol è arrivato a corredo di un'altra prestazione anemica dello svedese. Buttato nella mischia da Allegri prima sulla destra e poi in posizione più centrale, Kulusevski per mezzora ha di nuovo offerto il peggio del suo potenziale, con la solita prestazione scarica e demotivata che siamo abituati a vedere in questo avvio di stagione. Il gol, bello e improvviso, con una spizzata di testa dopo un taglio e un movimento dentro l'area che invece non siamo decisamente abituati a vedere da parte sua, è stato accolto più come un sollievo che come una gioia da parte dello stesso svedese. Kulusevski non ha esultato, limitandosi a corricchiare senza nemmeno l'ombra di un sorriso, prima di venire travolto dai compagni. Sembrava solo essersi tolto un grosso macigno dalle spalle. “Aspettavo da un po' il gol. Ora sono più tranquillo”, ha detto a fine partita.

Pochi giocatori portano addosso l'etichetta “maneggiare con cura” più di Kulusevski. Lo svedese sembra un ragazzo più maturo e consapevole dei suoi appena 21 anni. Mostra una sensibilità superiore ai suoi colleghi coetanei. Le sue interviste, in un italiano raffinato, sono sempre profonde e complesse, con la volontà manifesta di provare a rigettare il ragionamento banale. Anche il suo modo di stare in campo, le sue sterzate, la sua capacità di cambiare direzione con un semplice tocco del pallone, fa trasparire un certo senso di leggerezza, di fragilità intrinseca, camuffata da certi atteggiamenti sbruffoni costruiti che in realtà non riescono a rappresentarlo fino in fondo, colpa forse di quella da faccia lentigginosa da giovane Louis C.K., che lo rende inevitabilmente buffo e poco credibile come calciatore.

Kulusevski è arrivato a Torino con l'ambizione di rendersi subito indispensabile. È andata così, ma solo dal punto di vista del minutaggio. Catapultato nel marasma pirliano, la prima stagione in bianconero dello svedese è stata caotica, riempita di momenti di confusione e di svarioni, in ruoli costantemente diversi e improvvisati.Ritrovatosi spesso a giocare in mezzo all'attacco, di fianco a Ronaldo, non ha quasi mai dato l'impressione di trovarsi a suo agio in quelle zone, nonostante i proclami dello stesso Paratici che giustificò il mancato arrivo di una punta a gennaio in virtù del fatto che Kulusevski stava facendo bene come punta. Non era proprio così. 

I fraintendimenti sul ruolo di Kulusevski hanno attraversato tutta la stagione; arrivato come un ala purissima nel 4-3-3 di D'Aversa, il numero 44 non è stato mai in realtà interpretato come un'ala da Pirlo, se non in qualche variante da esterno alto di centrocampo in una linea a quattro centrocampisti. Kulusevski si è ritrovato spesso a fare da tappabuchi in un contesto pieno di problematiche, utilizzato laddove era necessario, come un veterano in grado di sistemare tutti i problemi. Il contrario di ciò che sarebbe dovuto avvenire.

Kulusevski non è stato maneggiato con cura, ma è stato invece lanciato invece in mare aperto tanto per vedere se sapeva nuotare. Ad oggi il suo valore è al ribasso. Allegri lo osserva con sospetto. Ha dichiarato a inizio stagione di vederlo come un vice Dybala, ma in questo mese in cui l'argentino è stato assente, non è mai partito titolare, scavalcato nelle gerarchie dal redivivo BernardeschiPer Allegri ad oggi Kulusevski è un giocatore poco utile alla causa.

E allora, tornando alla tua domanda Giorgio, a che serve Kulusevski? Bisognerebbe più che altro chiedersi come usare Kulusevski e come ricavare il meglio dalle sue doti. È indispensabile trovare un contesto in gioco in grado di farlo giocare più vicino possibile alla porta, senza costringerlo a rincorrere e a cercare la palla in zone di campo che non gli competono; le lunghe distanze sembrano metterlo a disagio e l'esplosività nel dribbling in campo aperto non rappresenta il suo punto di forza, trovandosi invece maggiormente pericoloso negli spazi stretti.

Provando a lanciarci in un paragone, possiamo dire che se c'è un giocatore che lo svedese può ricordare nelle movenze e nell'utilizzo del corpo, quel giocatore è Josip Ilicic, un altro giocatore ibrido, jazz, che ha trovato una vera collocazione in campo solo grazie a Gasperini, alle soglie dei trenta anni. Un utilizzo di quel tipo sembra effettivamente il più adatto alle caratteristiche di Kulusevski. Lo immaginiamo vicino la porta, con pochissimi compiti tattici difensivi, magari dietro una punta di ruolo, con libertà assoluta di svariare lungo tutto il fronte offensivo.
Quel che è certo quando si parla di Kulusevski, in conclusione, è che bisogna partire da un assunto indiscutibile che non va dimenticato; non parliamo di un giocatore normale. 

Parliamo di un ragazzo con doti tecniche eccezionali ed estremamente peculiari, non facili da utilizzare. Allegri dovrà avere la pazienza di lavorare e plasmarlo giorno dopo giorno. È attualmente l'unico punto di forza potenziale della Juve dei prossimi dieci anni, insieme a de Ligt e Chiesa. Deve essere tutelato e aspettato. Comportarsi differentemente non farebbe bene a nessuno.


Questo articolo è uscito in anteprima su Catenaccio, la newsletter di Sportellate.it.

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È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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