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- di Carlo Iannaccone

L’erba del vicino è sempre più verde?


Dialogo con Robert Tomczyk, scout dell’Udinese per l’area "Polonia - Europa centro-orientale".


Secondo un recente rapporto dell'ISTAT, i giovani adulti con meno di 29 anni che non lavorano e non studiano rappresentano il 23% della popolazione italiana. Si tratta di una cifra allarmante, che non migliora quando si guarda la percentuale dei disoccupati nella fascia di popolazione al di sotto dei 25 anni. Ormai, la situazione è talmente critica che tra i più giovani, in Italia, si è largamente diffusa la convinzione che per trovare una buona opportunità lavorativa senza essere raccomandati, bisogna emigrare, e si è diffusa molta sfiducia verso il futuro.

Del resto, altrove in Europa se la passano decisamente meglio. Tra le nazioni europee che hanno più di 10 milioni di abitanti e che fanno registrare i migliori dati nel campo dell'occupazione giovanile, troviamo Germania e Paesi Bassi, incalzate a ruota da Repubblica Ceca e Polonia.

Ecco dunque che, quando noi di Sportellate abbiamo avuto l'opportunità di scambiare quattro chiacchiere con Robert Tomczyk, novello scout internazionale dell'Udinese per l'area "UE centro-orientale", abbiamo colto la palla al balzo per chiedergli se secondo lui - che dalle parti di Polonia e Repubblica Ceca ci bazzica regolarmente - questa facilità di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro mittel-europeo si registra anche nel mondo del calcio e se quest'ultimo è accessibile anche da persone esterne al settore.

Già che c'eravamo, poi, gli abbiamo anche domandato se Lewandowski vincerà il pallone d'oro, se il Legia potrebbe cogliere di sorpresa il Napoli e quanto credito dà alle statistiche più sofisticate quando deve esprimere un giudizio approfondito su di un calciatore. Ne è risultato quanto segue.

C.I.: Robert, innanzitutto, vorremmo complimentarci con te per avere acquisito così tanta esperienza in così tanti ruoli ed in così tanti campi a soli 39 anni. Per noi italiani, è davvero difficile concepire come tu possa aver trovato il tempo di apprendere 3 lingue straniere (inglese, italiano e spagnolo), laurearti ingegneria di produzione (2004), prendere la laurea magistrale in management delle risorse umane (2006), accumulare esperienza come impiegato commerciale e come direttore commerciale di una fonderia e, nel frattempo, continuare a giocare a calcio, svolgere attività di scouting, prendere il patentino UEFA B, ottenere l’abilitazione per operare in Polonia come specialista amministrativo nei trasferimenti di calciatori e diventare direttore sportivo a tempo pieno.

Dal nostro punto di vista, tutto ciò è davvero sorprendente, non solo perché sono traguardi difficilmente alla portata di tutti, ma anche perché nel nostro “bel Paese” a pochissimi giovani (ma anche ai meno giovani) viene offerta l’opportunità di mettersi in mostra e di dimostrare le proprie capacità. Tant’è che Marco Rossi, selezionatore dell’Ungheria e giramondo del pallone, ha dichiarato che se fosse rimasto in Italia, oggi lavorerebbe nello studio del fratello commercialista.

Perciò, Robert, ti domando, confermi che, almeno in Polonia, l’atteggiamento dei datori di lavoro verso i giovani è diverso e che, per quanto concerne il calcio, c’è più meritocrazia?

R.T.: <Pff... secondo me no. Anche se ci sono dei casi eccezionali, ovviamente. Prendiamo la mia storia, ad esempio. Ho lavorato tanto, ho studiato tanto, però ho fatto molta fatica ad inserirmi nel mondo del calcio. Non è che ho inviato il cv ai vertici di una società e mi hanno preso immediatamente. No. Ho provato parecchie volte. Ho cominciato, in proprio, come procuratore di calciatori e poi, dopo qualche buon transfer, sono stato preso in un'importante agenzia di base a Cracovia, infine da una delle più grandi esistenti in Polonia. Parallelamente, però, non ho rinunciato all'idea di lavorare per un club, ed anche quando questi ultimi mi ignoravano, sono rimasto ottimista.

La svolta è arrivata grazie all'ex presidente dello Zagłebie Sosnowiec - n.d.a., società che militava in Ekstraklasa e che ora milita in Pierwsza Liga - Jaroszewski. Jaroszewski mi conosceva come agente di calciatori e mi ha chiesto di inviargli il mio cv. Dopodiché, mi ha chiamato per un colloquio. Abbiamo parlato ed ha deciso di assumermi. Nel corso del tempo, siamo anche diventati amici e devo ringraziarlo, perché è veramente una brava persona. Un uomo sensibile ed intelligente. Forse, anche troppo sensibile, perché secondo me la gestione di un club richiede maggior "pelo sul cuore", e lui ne è privo. Diciamo che è troppo "vero">.

Possiamo quindi dire che, nonostante tu abbia fatto fatica ad inserirti, la tua storia conferma quanto di buono si racconta sull'estero e sulla Polonia?

<Non proprio, perché conosco anche tantissimi giovani polacchi che vorrebbero entrare nel mondo del calcio per diventare direttori sportivi o fare scouting e non ci riescono, perché anche qui ci sono poche possibilità. Ricordi? Ci ho provato con te tante volte, perché secondo me hai un buon occhio per il gioco ed i calciatori. E non lo dico perché ci conosciamo, ma perché tu, 6-7-8 anni fa, mi hai indicato alcuni giovani delle serie minori che oggi giocano in Ekstraklasa, fuori dai confini polacchi o addirittura in nazionale. La tua organizzazione del lavoro, la tua intelligenza, la tua base di studi e la tua educazione ti permettono, almeno in Polonia, di far parte dell'organigramma di un club. Tra l'altro, parli anche polacco, eppure...

Ma lasciamo stare te. Io ho anche molti amici piuttosto giovani che sono avvocati e sono anche molto bravi. Alcuni di loro sono stati nel consiglio d'amministrazione del Wisła Kraków e hanno collaborato con l'UEFA. Inoltre, parlano bene le lingue e conoscono i calciatori, ma ciò nonostante, al momento sono a spasso. Una cosa piuttosto incomprensibile, dato che ritengo che molti club abbiano bisogno di persone come loro, competenti ed in grado di migliorare l'assetto organizzativo di una società. Per lo meno, lo penso da quanto ho potuto osservare mentre lavoravo all'interno del calcio polacco...>.

In poche parole, mi stai dicendo che anche all'estero è difficile inserirsi nel mondo del calcio e che l'erba del vicino non è così verde come la si vuol far passare...

<Io ti posso dire che ho fatto delle ricerche anche all'estero e mi è sembrato molto difficile. Sicuramente lo è in Polonia. Ok, alcune società, tra le quali il Warta Poznań, visionano anche le candidature inviate loro spontaneamente, ma sono ancora poche. E secondo me, questo non va bene, perché nelle posizioni in cui girano tanti soldi, non si dovrebbe prescindere dal selezionare le persone in base al merito ed al cv, peccato solo che al momento non funzioni così>.

Aiutami a fare maggiore chiarezza sul punto. Credi che saresti potuto entrare nel Sosnowiec senza possedere alcun titolo, ma semplicemente sfruttando amici e conoscenze?

<No, no, no! Perché Jaroszewski mi ha fatto un vero colloquio. Tra l'altro, quando l'ho incontrato per la prima volta, lui mal sopportava gli agenti, perciò partivo col piede sbagliato. Però, dopo avermi conosciuto ed aver letto il mio curriculum, ha cambiato idea. Quando ha deciso di assumermi come direttore sportivo ero molto contento. Non stavo nella pelle. Poi, diciamo così, quando sono entrato dentro ed ho scoperto che nel club non esisteva alcun reparto scouting, né alcun team di consulenza legale-sportiva, ho mutato opinione. Per migliorare la situazione, ho chiamato un giovane portoghese, Fabio Ribeiro, ed insieme, oltre a sviluppare il reparto di osservatori nel modo che ritenevamo più opportuno, abbiamo anche ritoccato qualche aspetto relativo alla gestione del club. Tuttavia, siamo stati anche un po' sfortunati, perché l'anno scorso, mentre eravamo in piena lotta per ritornare in Ekstraklasa, è scoppiata la pandemia, e con essa, purtroppo, sono scoppiati anche parecchi altri problemi>.

La pandemia ha scombinato i piani di molti, indubbiamente. Ad ogni modo, credo che i cambiamenti che hai apportato saranno presto cancellati. Non so se hai visto, ma ti hanno rimpiazzato con un ex calciatore che ha appena appeso gli scarpini al chiodo, mentre il suo vice sarà un giovane rapper del posto. Questa scelta non è soltanto sorprendente, è anche un po' paradossale, perché da un lato la società ha deciso di dare un'opportunità ad un giovane totalmente privo d'esperienza (e questo confermerebbe la tesi che all'estero esistono maggiori opportunità di inserirsi nel settore), ma dall'altro, è probabile che lo abbia fatto solo perché è un "amico degli amici". Insomma, è un episodio che si può leggere a seconda della tesi che si vuole avvalorare, se ci pensi.

<Guarda, non sono la persona più adatta per giudicare la situazione e poi preferisco non parlarne, anche perché, a partire dal mese scorso, ho iniziato a concentrarmi esclusivamente sull'Udinese. Per me è un orgoglio fare parte di un club così prestigioso ed al momento sto solo pensando a come aiutare la famiglia Pozzo. Darò il massimo per i bianconeri. E tra l'altro, visto che all'inizio mi hai chiesto dove è più facile inserirsi nel mondo del calcio, beh, ti posso dire che il comportamento tenuto dall'Udinese nei miei confronti è stato correttissimo e che l'organizzazione che si respira qui, e anche all'interno del Watford, è decisamente molto buona. Qui, tutti hanno un incarico preciso. Se uno si deve concentrare su una cosa, si deve concentrare su quella e basta. Mentre in Polonia, invece, dovevo occuparmi anche di questioni legali, contabili e finanziarie>.

Però, scusami, tu sei laureato in ingegneria di produzione ed in management delle risorse umane, perciò, correggimi se sbaglio, non hai competenze legali, né tantomeno contabili o finanziarie...

<Si, ma ho comunque dato il massimo. Ho dovuto impelagarmi anche in certe faccende legali perché sono tifoso del Sosnowiec e volevo incanalare la gestione del club nei binari giusti, ma era difficile lavorare in quel modo. Meno male che ora sono all'Udinese e posso concentrarmi esclusivamente sulle questioni prettamente di campo>.

Ecco, passiamo al lavoro che stai svolgendo per l'Udinese. Volevo proprio scambiare qualche battuta sul tuo approccio allo scouting. Una delle mie più grandi curiosità, in proposito, è quella di sapere quanta importanza assegni alle statistiche, se usi delle piattaforme per ricavarle e quali indici statistici consulti più spesso.

<Uso ed ho utilizzato alcune famose piattaforme per la raccolta di dati calcistici, mentre per quanto riguarda strettamente le statistiche che consulto, beh, ovviamente dipende dal ruolo del calciatore che sono chiamato ad osservare. Ad esempio, per gli attaccanti mi concentro sul numero dei duelli e dei dribbling cercati a partita e, sempre nell'arco dei 90 minuti, sulla percentuale dei contrasti andata a buon fine. Inoltre, spesso e volentieri butto un occhio anche ad alcuni dati che molti definirebbero poco significativi, ma che possono invece rivelarsi molto preziosi. Tra questi, il numero di intercettazioni che una punta riesce a fare nell'arco di un match. Spesso quest'indice rivela l'attitudine di un giocatore particolarmente offensivo a partecipare anche alla fase difensiva e può quindi rivelarsi molto interessante approfondirlo>.

E quando devi giudicare un calciatore ti affidi più al dato statistico od al tuo intuito?

<In Polonia, la maggior parte dei calciatori li conosco, mentre se vado fuori, ovviamente faccio più attenzione alle loro statistiche e me li studio anche in video. Però, penso che tu lo sappia, l'impressione che dà il campo è insostituibile. Dal vivo si capiscono tantissime cose che in tv non si percepiscono. Per esempio, per me è importantissimo il fisico di un calciatore, perché prima di giocare a calcio, ho praticato atletica leggera e perché, lavorando con i procuratori per tanti anni, ho potuto osservare la crescita di tantissimi giovani calciatori, perciò so quanto conta. Sai, ho visto che ci sono molti giocatori che da giovani fanno la differenza perché crescono prima, ma se non si sviluppano in modo armonico, raramente riescono a sfondare nel mondo del professionismo.

Alla fine, per raggiungere certi livelli, occorre sviluppare una muscolatura tonica e proporzionata ed essere geneticamente ben strutturati. Inoltre, occorre anche appartenere al giusto somatotipo richiesto dal ruolo posizionale che si desidera interpretare. Il calcio, sotto questo punto di vista, non fa sconti, ed al momento è molto vicino a raggiungere i livelli richiesti dall'atletica leggera>.

Hai ragione, le sensazioni che fornisce il rettangolo di gioco sono davvero uniche, preziose ed insostituibili. Effettuare lo scouting in video non è affatto la stessa cosa ed, oltretutto, espone a notevoli rischi. Non capisco davvero come possa esistere una corrente di osservatori che sostiene la tesi contraria, ma questa è tutt'altra storia e, purtroppo, il tempo a nostra disposizione sta per scadere. Passerei, quindi, al tuo pronostico su Legia - Napoli e, già che ci sei, non sarebbe male se mi dessi anche un giudizio sul deludente inizio di stagione dei campioni di Polonia.

<Che cosa ti posso dire, in Polonia, in questo momento, tutti parlano del Legia e della crisi senza precedenti che l'ha colpito, ma la verità è che molti non conoscono ciò che sta succedendo al suo interno. Parlano per sentito dire. Io mi limito ad evidenziare che il Legia, quando gioca in campionato, per venire incontro alle aspettative dei tifosi e degli sponsor, è costretto ad impostare le partite in un certo modo, mentre quando si tratta di affrontare il Leicester, lo Spartak Mosca ed il Napoli, siccome tutti sono consci del notevole divario qualitativo esistente tra le rose, è molto più libero di adottare la strategia che preferisce.

Secondo me, contro il Napoli, il Legia si chiuderà in difesa e punterà a colpire in contropiede, sfruttando qualche errore dei partenopei o la velocità delle proprie ali. I giocatori del Legia agiranno per punire gli "azzurri" in fase di transizione positiva. In altre occasioni, questa tattica li ha ripagati e se la fortuna non li abbandonerà, potrebbe ripagarli anche stasera. Non mi meraviglierei, quindi, se alla fine la partita si chiudesse con un pareggio. Certo però, al Legia occorrerà quella stessa dose di buona sorte che proprio a Napoli è mancata, quando Emreli ha colpito il palo ed Insigne ha segnato poco dopo, e che invece ha assistito la squadra sia a Mosca, contro lo Spartak, sia a Varsavia, contro il Leicester>.

E invece di Lewandowski che mi dici? Lo vince il pallone d'oro? L'altro giorno un'altra tripletta in Champions League...

<Non credo che lo vincerà. Io sono polacco ed ovviamente me lo auguro, ma secondo me alla fine lo daranno a Messi perché ha conquistato la Coppa America ed in quella competizione ha messo a segno 4 gol e ha fornito 5 assist>.

Ma a prescindere dal tuo pronostico, per te chi lo meriterebbe di più tra i due, Lewy o Messi?

<Lewy, perché secondo me entrambi hanno fatto due buone stagioni, ma Lewandowski è stato migliore. Col Bayern ha giocato meglio di quanto Messi abbia fatto a Barcellona ed ha persino battuto il record di Muller. Una cosa davvero impensabile fino a qualche tempo fa. Purtroppo, lo penalizzerà il fatto che gioca in una nazionale più debole e meno competitiva, che non ha la stessa qualità dell'Argentina. Un po' un controsenso, visto che è nettamente più facile vincere trofei continentali con il supporto di compagni molto bravi, che con quello di calciatori mediocri, tuttavia...

E pensare che ad Euro 2020 Lewandowski è stato anche uno dei pochi giocatori a salvarsi nella nostra selezione. Ha segnato alla Spagna e con la doppietta alla Svezia a momenti stava per regalarci la qualificazione agli ottavi>.

Una partita che stava letteralmente per pareggiare da solo.

Si, purtroppo a Lewy è mancato il supporto della squadra. Se la Polonia avesse conquistato un buon piazzamento ora non ci sarebbe alcun dubbio su chi dei due sarebbe destinato a vincerlo. Peccato che la Polonia non abbia fatto bene, perché anche io tifo per lui e parlerei per ore del suo talento.

Ad ogni modo, giunti in chiusura, ti ringrazio di esserti intrattenuto con noi e piuttosto che farti la classica "ultimissima" domanda finale, vorrei che tu dessi a chiunque voglia entrare nel mondo del calcio un prezioso, e mi auguro sentito, consiglio.

<Volentieri, volentieri. Ragazzi che avete il sogno di lavorare nel calcio, non mollate mai. Continuate a proporvi e rimanete ottimisti. Un'opportunità prima o poi vi dovrebbe capitare>.

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Nato a Treviso il 25/10/1992. Laureato in Giurisprudenza. Cresce nutrendosi di palla a spicchi, ma è il calcio a catturare le sue attenzioni. Nel 2013, fresco di licenza da agente FIFA, anticipa tutti, anche se stesso: si reca in Polonia, convinto di poter rivoluzionare il calciomercato italiano. La rivoluzione non si attua, ma l'intuizione si rivela comunque felice. Oggi, svestiti i panni del procuratore sportivo, indossa quelli del match analyst e scrive di tattica in qualità di iscritto all'associazione italiana degli analisti di performance calcistica. Potete trovarlo a Rimini o, di tanto in tanto, nelle peggiori pierogarnie polacche.

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