
Considerazioni sparse terza puntata seconda stagione "Cachemire Podcast"
Terza puntata sottotitolata di Cachemire Podcast disponibile sulla pagina 777 del Televideo.
- La nuova puntata di Cachemire Podcast si intitola "Come Te Nessuno Cachemire" ed è il primo episodio della nuova stagione con l'ospite, Gabriele Muccino, regista appartenente alla stretta cerchia di quelli che sono riusciti ad avere successo all'estero. Il materiale di questa puntata è di enorme interesse, soprattutto per gli appassionati di cinema ed America in generale, quindi il focus è fortemente sbilanciato verso il racconto e gli aneddoti dell'ospite, meno sull'aspetto comico. C'è da dire che in realtà c'è spazio per ridere molto, però di Muccino e non con Muccino, considerata la difficoltà nel capire quello che dice, come lo dice e dove vanno a parare i suoi discorsi. Puntata assolutamente da sottotitoli;
- Prima di passare alla lunga chiacchierata con l'ospite, Ferrario e Ravenna fanno brevemente riferimento all'evento di attualità più significativo della settimana, cioè le dichiarazioni controverse di Alessandro Barbero. Il Professore, storico specializzato in Medioevo, non ha perso l'ennesima occasione di tacere, sostenendo che alcuni ragioni tra il diverso successo nella vita tra uomo e donna sono da trovarsi in "differenze strutturali". È evidente che Barbero soffra di deformazione professionale quando chiamato in causa per temi di attualità. Segue poi un momento molto nostalgico per gli appassionati del genere, perché i due comici iniziano a trattare il tema delle webseries che hanno fatto storia di Youtube Italia (Il Terzo Segreto di Satira <3), passando dalla vincente esperienza di Ferrario con "Esami" a quella meno fortunata di Ravenna: "Non c'è problema". E' un vero peccato che questo prodotto non abbia avuto il successo che meritava, perché, nonostante l'aspetto comico, è una serie piuttosto intima, che analizza le complessità e fragilità psicologiche del comico milanese;
- La webseries di Ravenna piacque tanto anche ad un certo Gabriele Muccino che - boom, colpo di scena - appare in studio come ospite per promuovere il suo nuovo libro-intervista "La vita addosso - Io, il cinema e tutto il resto", che dà l'occasione di scavare nell'animo del regista e parlare tanto di America e della sua industria cinematografica. Si viene quindi investiti da innumerevoli curiosità sulle sfaccettature di Muccino, ma soprattutto da descrizioni imprevedibili e illuminanti sull'approccio che il regista ha avuto con il mercato americano e i suoi interpreti. Fattore chiave dello sbarco di Muccino negli USA è stato Will Smith: davvero difficile immaginarsi l'incontro tra il regista italiano e l'attore afroamericano a Parigi, durante il quale quest'ultimo gli confessa di essere rimasto stregato da "L'ultimo bacio" e dalla voglia di raccontare il sogno americano con occhi diversi. Ma ci pensate? Will Smith, quello di Bad Boys, pazzesco. E ancora, gli incontri con le star e le rivelazioni che non ti aspetti, come la mancata opportunità di lavorare con Al Pacino, attore che scopriamo soffrire profondamente la condizione che i suoi fan lo vedano fermo professionalmente agli anni 80 con Scarface. D'obbligo è, ovviamente, la domanda di Ravenna di sapere se davvero le case degli attori di Hollywood siano lussuose e da sogno come tutti si immaginano. La risposta è chiaramente affermativa, come il castello gotico di Tom Cruise, utilizzato solo come appoggio alla stregua di un motel, oppure la villa di Jim Carrey, il quale come tagliacarte usa un bastone originale di Charlie Chaplin. Robette da poco;
- Dopo questi curiosi aneddoti, si raggiunge probabilmente il picco di interesse della puntata quando si parla, in minima parte, della mitomania delle star hollywoodiane, ma soprattutto con lo spaccato socio-culturale dell'industria cinematografica americana e la sua evoluzione. Muccino infatti racconta del rapporto tossico che gli attori hanno con il potere, le follie che sono disposti a compiere pur di preservarlo e il terrore di poterlo perdere: caso emblematico, e oggettivamente un po' surreale, è quello di Elvis Presley, che merita la visione dell'episodio. Segue poi l'interessantissima analisi dell'industry americana, con cui Muccino ci racconta i cambiamenti nelle dinamiche di questo mondo con l'avvento delle serie TV caratterizzate da imponenti produzioni e, soprattutto, pregevoli attori, come House of Cards. Il fenomeno ha fatto sì che il pubblico dei film migrasse verso quello delle produzioni televisive, richiamato dalla grande qualità espressa, e costringendo il cinema a sfornare prodotti deboli, ricoprendo inevitabilmente il posto occupato prima dalla televisione. Infine, altro passaggio meritevole di attenzione è l'ulteriore contributo che Muccino fornisce sull'ancestrale razzismo che ancora serpeggia pesantemente nel Paese a stelle e strisce. Infatti, non sono viste di buon occhio le scene di sesso o comunque le relazioni amorose tra persone bianche e nere, richiamando ancora nella mente degli spettatori rappresentazioni schiaviste;
- La puntata si conclude nello stesso modo di come è iniziata: parlando di Will Smith. Vengono delineati più chiaramente i tratti distintivi dell'attore e della sua personalità, evidenziando come Smith avesse avuto da sempre un obiettivo ed una missione nella sua carriera, aspetto assolutamente non evidente ai più, considerando i film interpretati che sembrava potessero averlo incatenato in una certa tipologia di filone, vedi Bad Boys o Hitch. Ne esce invece un ritratto di una persona affamata, non certo un cinefilo, ma con le idee chiare, così chiare che, congiuntamente con il manager, aveva costruito un algoritmo del film "perfetto" da girare, raccogliendo tutti i tratti comuni dei film di successo sino a quel momento. Onestamente una descrizione di Will Smith che ci ha spiazzati, sorprendendoci sicuramente in positivo. Ultima nota da condividere è scoprire finalmente la causa per la quale tutti urlano e piangono forte nei film di Muccino: lui stesso e il suo passato.
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