Article image
,
4 min

- di Nicola Balossi

Considerazioni sparse sinneriane


Jannik è il primo azzurro dell’era Open a vincere quattro titoli Atp in una sola stagione: eppure la sensazione è che questo sia soltanto un antipasto.


- Un record è un record e va celebrato. I numeri non sono tutto, c’è molto altro in questo gioco diabolico, poetico e misterioso impossibile da riassumere o incasellare, eppure è indiscutibile il valore di statistiche, studi, albi d’oro e pagine scritte con l’inchiostro indelebile. Anzi è probabile che il fascino del tennis risieda proprio in questa coesistenza tra ciò che è geometrico e misurabile e quel soffio ineffabile e indicibile. Questo ventenne ha cominciato a giocare tardi e sembra ancora tutto da costruire, ma ha già compiuto un’impresa memorabile. Non solo i quattro trofei sollevati quest’anno sono un traguardo mai raggiunto da alcun italiano, ma anche i cinque tornei totali sono un bottino ragguardevole - l’ultimo a fare cose del genere alla sua età è stato un certo Novak Djokovic -, inoltre fa specie paragonare la bacheca di Jannik a quelle di intere (o quasi) illustri carriere – per limitarci allo stivale, tolto l’inarrivabile Pietrangeli che ha trionfato in 44 occasioni (con due Slam) in epoca pre Open, abbiamo 10 titoli (con uno Slam) per l’Adriano nazionale, 9 and counting per Fognini, 6 per Bertolucci, 5 per Barazzutti, Berrettini e Sinner;

- Dominio e sofferenza, o meglio viceversa. Ci siamo abituati a un Sinner di lotta più che di governo. Il nostro montanaro rosso, infatti, nonostante la freddezza glaciale degna di un giocatore di poker che lo caratterizza fin dai primi vagiti tennistici, in campo ha sempre vissuto pericolosamente, con fiammate letali, passaggi a vuoto e in ogni caso un dispendio energetico esagerato, quasi esasperante. Ci si stancava solo a guardarlo. Basti ricordare il Great Ocean Road Open, la battaglia di Miami con Kachanov, gli scontri con Shapovalov e Monfils… roba da perderci anni di vita. Non solo, molte partite tranquille si sono trasformate in torture, dolenti tragedie improvvise; match alla portata che sfuggivano via per diventare rimpianti, fino alle quattro sconfitte consecutive – la prevista purga Nadaliana di Parigi, l’erba indigesta al Queen’s e a Wimbledon e il momento più buio con O’Connell ad Atlanta, in piena bufera postrifiuto olimpico – e poi la rinascita. Da Washington in avanti Sinner ha giocato 22 partite e ne ha vinte 18, ma all’interno di questa striscia c’è stato un deciso cambio di marcia nelle modalità. Da Sofia in avanti, salvo la netta sconfitta con Fritz a Indian Wells, Jannik non ha lasciato sul tavolo nemmeno un set e in alcuni casi si è comportato da vero tiranno, con quella punta di sadismo tipica dei campioni. Ad Anversa non abbiamo sofferto, il che non ci è affatto dispiaciuto. Viceversa, hanno sofferto parecchio Harris e Schwartzman, vittime della frustrazione da cubo Rubik;

- Servizio e dintorni. Il servizio è stato a lungo un vero e proprio tallone d’Achille, con i tipici andirivieni sincopati di chi non sente un colpo, lo soffre e lo cambia di continuo alla ricerca di una via d’uscita. Emblematica è stata la partita con Fritz, con il 51% di prime e il 61% di punti con la prima, una seconda attaccabilissima (difesa in 11 casi su 32), zero ace, doppi falli a ripetizione, 12 palle break concesse. Ovviamente non è sempre stato così, ma bisogna avere pazienza perché un fondamentale del genere non si migliora dall’oggi al domani; per contro, Jannik si è costruito una grande solidità in risposta, il che gli ha permesso di crearsi moltissime occasioni e di sfruttarle spesso e volentieri. La discontinuità al servizio –  e la discontinuità in generale – non è un problema preoccupante oggi, soprattutto se questi sono i risultati, anzi si può tranquillamente ascrivere alla categoria margini di miglioramento, cosa che ci autorizza a sognare in grande;

- A proposito di sogni, le Finals torinesi sono a portata. Jannik ripete come un mantra di non essere ossessionato dall’idea ma di volerci provare sul serio. È vero che manca poco ma è altrettanto vero che fra i 500 punti in palio a Vienna e il 1000 di Parigi-Bercy la situazione è ancora piuttosto fluida per la corsa all’ottavo posto detenuto virtualmente da Nadal, che ha già annunciato da tempo il suo forfait (noi nutriamo qualche dubbio anche su Djokovic, ma non se ne parla più di tanto) e volendo anche al settimo, ora occupato dal lanciatissimo Casper Ruud. L’uscita di scena precoce di Hurkacz ha riaperto i giochi, ma Norrie dista solo cinque punti, mentre Karatsev e Auger Aliassime, più distanti, sono in grado di piazzare la zampata. Insomma, sarà arrivo in volata, e moltissimo dipenderà dal match d’esordio contro il tignosissimo big server americano Reilly Opelka. Non sta attraversando il suo momento migliore ma resta un pessimo cliente sul veloce;

- Futuro. I presupposti c’erano un anno fa, c’erano due anni fa e persino prima, lo sapevamo: adesso ci sono un po’ di più. Entrare in top ten significa tabelloni sempre migliori e lo sblocco progressivo della classifica faciliterà un ulteriore avvicinamento ai primi cinque. Nella prossima stagione sono attese non solo conferme, ma passi ulteriori. No, non diremo che ci aspettiamo uno Slam, ma qualche turno in più agli Australian Open, dove non difende punti, e magari sull’erba (idem), questi sì, e potranno essere d’aiuto in classifica. Ma soprattutto sarà d’aiuto la testa di questo ragazzo, un cocktail micidiale di spigliata mentalità vincente e umile dedizione al lavoro. Detto questo, con tutto il rispetto per il futuro, restiamo volentieri qui indietro a goderci il presente.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nicola Balossi Restelli, annata 1979, vive a Milano con una moglie e tre figli e si divide tra scrittura e giardinaggio. La sua insana passione per lo sport ha radici pallonare e rossonere, anche se la relazione più profonda e duratura è stata quella con la palla a spicchi, vissuta sui parquet (si fa per dire) delle minors milanesi dagli otto ai quarant’anni, quando ha appeso le scarpe al chiodo. Gravemente malato anche di tennis e di Roger Federer, ne scrive talvolta su https://rftennisblog.com/.

Cos’è sportellate.it

Dal 2012 Sportellate interviene a gamba tesa senza mai tirarsi indietro. Sport e cultura pop raccontati come piace a noi e come piace anche a te.

Newsletter
Canale YouTube
clockcrossmenu