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, 27 Ottobre 2021

Considerazioni sparse post Lazio-Fiorentina (1-0)


In una gara dove viene smentita l'equazione "principi di gioco = bel calcio", la Lazio quantomeno torna a sorridere per i tre punti ritrovati.


- Turno infrasettimale vuol dire, al di là di tutto, turnover. A sorpresa ma neanche troppo, Italiano (privo di Gonzalez causa positività al Covid) rinuncia al Saponara monstre visto contro il Cagliari per rilanciare sugli esterni Sottil, di rientro dal turno di squalifica, e Callejon. Riparte dal primo minuto anche Duncan e soprattutto Castrovilli, fermo dall'infortunio contro il Genoa. Per la prima volta, fuori Bonaventura dall'11 di partenza. Chiuso nel ritiro di Formello, Sarri da par suo cerca soluzioni dopo la disfatta di Verona, e oltre a recuperare i centrali di difesa opta finalmente per Luis Alberto titolare a centrocampo. Alla fine dei conti, nessuna di queste scelte può aver soddisfatto appieno gli allenatori;

- La gara si instrada su canali prevedibili, che evidenziano più i limiti che i pregi delle due squadre. Ancora, la Fiorentina elegante nel possesso e sempre precisa e aggressiva senza palla, soffre le sue ataviche difficoltà nell'ultimo quarto di campo. Manca raccordo tra Vlahovic, impegnato a sportellare con i rientranti Luiz Felipe e Acerbi, e il centrocampo. E manca qualcosa nella ricerca dell'ampiezza e nella creazione della superiorità numerica. Forse è riduttivo, ma diventa complicato non mettere nel mirino le prestazioni proprio di Castrovilli, Callejon e Sottil, troppe poche volte capaci di saltare l'uomo e rifinire. Fatto sta che i viola, stringi stringi, non sporcano mai i guantoni a Reina;

- Dall'altra parte la Lazio continua ad esser più la squadra di Simone Inzaghi che quella di Sarri. I biancocelesti passano la prima mezz'ora, quella che al solito vede la Fiorentina più lucida e brillante, in estrema difficoltà nella costruzione da dietro e nel palleggio. Solo le combinazioni tra Lazzari e Milinkovic-Savic, lontanissimo dall'area avversaria, permettono agli uomini di Sarri di superare la prima linea di pressione viola, e non con particolare frequenza. Tuttavia, quando la Lazio va in verticale velocemente, riesce con pochi acuti ad esser molto più insidiosa di quanto fa la Viola;

- Il duello a distanza tra due tra i più prolifici centravanti della Serie A, Immobile e Vlahovic, finisce a reti bianche con due prestazioni all'insegna del sacrificio. Tuttavia, al di là del risultato, ben più frustante dev'esser stata la prova del 9 viola, spesso e volentieri ritrovatosi solo in balia dei venti, rispetto a quella del 17 biancoceleste, che riusciva a trovare imbeccate e combinazioni con i compagni. Sempre in termini di duelli a distanza, è il confronto tra le due ali spagnole a pesare ampiamente a favore della Lazio: nonostante qualche guizzo nel primo tempo, la partita di José Callejon si riassume nella mancata ricezione di un'elegante apertura del neoentrato Bonaventura. Palla forse un po' lunga, forse no, ma quell'impressione di non averci provato è stata impietosa. Tantopiù se raffrontata alla prestazione di Pedro, autore del gol partita e costante spina nel fianco destro della difesa viola. Che giocatore, chapeau;

- La Fiorentina continua ad esser una squadra senza mezze misure: o vince dominando, o perde annaspando. Italiano è un amante delle rotazioni anche estreme, si sa, e anche il calendario (con relative assenze forzate) lo spinge in questa direzione. Ma stasera forse più di altre volte è stata decisiva la mancanza di qualità sugli esterni, oltre al gap in termini di rifinitura che ha l'attuale Castrovilli rispetto al miglior Bonaventura (comunque non quello visto nell'ultima mezz'ora stasera). Difendere bene e attaccare benissimo disse il mister viola, e forse è proprio sulla seconda parte che bisogna ancora lavorare per strappare qualche punto alle "grandi".

  • Scribacchino schierato sull'ala sinistra. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzia le complessità di un gioco molto semplice.

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