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3 min

- di Riccardo Verruso

Considerazioni sparse post 2a puntata seconda stagione di "Cachemire Podcast"


Seconda puntata di Cachemire meno morbida del solito, ma che ci ricorda perché nessuno di noi ha mai comprato lo Stonex.


- Seconda puntata di "Cachemire Podcast" dal titolo "Potere, Autorità e Babysitter" e dalle tematiche ampie, articolate ed a volte divisive che, inevitabilmente, portano l'episodio spesso su binari più seri del solito. Si direbbe "fa ridere (il giusto), ma fa anche riflettere (forse troppo)", considerando che la visione avviene dopo la lunga settimana lavorativa. Ovviamente non è una puntata di "Porta a Porta", quindi a più riprese c'è modo di ridere e spassarsela, soprattutto nella parentesi iniziale e durante gli ultimi 20 minuti grazie ai viaggi mentali dei due comici.

- Durante l'approfondimento di attualità con cui Ferrario e Ravenna analizzano gli avvenimenti salienti della settimana, è d'obbligo trattare i due eventi che hanno scosso l'attenzione mediatica del Paese: la Sinistra che non sa più perdere e il cazzotto rifilato da Conor McGregor al povero Francesco Facchinetti. Un peccato, perché "Dove e quando" è stata una hit mica male. Comunque, l'attenta (e divertente) digressione dedicata all'aggressione commessa dal campione irlandese di MMA, ci fa scoprire che McGregor era in Italia per far battezzare suo figlio molto umilmente dal Papa, essendo lui un fervente cattolico e, a questo punto, esportatore di valori sani e cristiani, come l'odio nei confronti di Dj Francesco e "la canzone del capitano". Inoltre, altro passaggio fondamentale è averci sbloccato un bel ricordo, cioè lo Stonex, lo smartphone prodotto da Facchinetti, i cui dati sui volumi venduti sono ancora sconosciuti dopo quasi 7 anni dal fortunato lancio sul mercato. La conclusione dell'affaire Facchinetti-McGregor avviene come solo può accadere per i grandi casi di cronaca in Italia: con il tapiro di Staffelli;

- L'altro tema di attualità raccontato dai due conduttori, come anticipato, è il risultato delle amministrative a Roma che hanno visto trionfare Gualtieri ai danni di Michetti, fenomenale candidato di destra riuscito nell'impresa di umiliarsi giorno dopo giorno. Ecco, la vittoria della Sinistra, ma soprattutto l'invito di Letta a "non montarsi la testa", ha triggerato la fantasia di Ferrario e Ravenna, facendo partorire un personaggio comico inedito e incredibilmente surreale: la psicologa di destra. Come al solito e come già ribadito, il meglio di questo podcast risiede proprio in questi momenti, quando si fa la comicità a braccio;

- Terminati i primi 20 minuti introduttivi, la puntata comincia e si toccano molteplici sfaccettature sul potere, come esercitarlo, le sue forme, i rappresentati dell'autorità, le evoluzioni e involuzioni. La sensazione generale è che questi argomenti vengano trattati in maniera quasi troppo seriosa, forse perché diversamente non sarebbe stato semplice, penalizzando però spesso la fluidità dello show. Inoltre, Ravenna risulta meno brillante del solito quando si toccano queste tematiche e si parla di determinati episodi legati alla sua vita; al contrario, Ferrario, percependo probabilmente palesemente il ritmo e clima anomalo in studio, riesce con successo a risvegliare a più riprese gli spettatori con diversi assi dalla manica, lanciandosi in imitazioni di livello (gran ritorno di Bumeroni) e pennellando paradossi. Al netto di queste osservazioni di carattere generale, diversi spunti divertenti ci sono, come la gestione di Roma da supereroe da parte di Tahir, l'artigiano di Tarquinia della Raggi o le passeggiate di Bernardo Provenzano il sabato pomeriggio in centro;

- L'ultima parte dell'episodio si concentra su ulteriori declinazioni del potere, tra cui quelli più interessanti sono rappresentati da chi il potere lo ha avuto e poi lo ha perso improvvisamente, come Casalino e la Raggi, immaginati a condurre le deprimenti assemblee di condominio: da sottolineare la perla di Ferrario sugli anziani che odiano le bici a scatto fisso di proprietà, notoriamente, degli inquilini omosessuali. Interessanti anche i "battibecchi" velati tra Edoardo e Alice, la ragazza di Luca Ravenna, definita da uno spettatore l'anno scorso come "il tafano di Catania", appellativo quantomai azzeccato, considerando gli sguardi imbarazzati e perplessi di Ferrario. La puntata si conclude con una notevole distopia su un'eventuale vittoria del fascismo in Italia, durante la quale i due comici danno il meglio di sè, costruendo un esilarante, e allo stesso tempo, inquietante scenario in cui l'Italia sarebbe stata "una grande Latina". Giuro, però, che pagherei per vedere un documentario dell'istituto Luce sulla Blockchain.

Per chi vuole recuperare tutta la puntata.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

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