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3 min

- di Lorenzo Tognacci

Considerazioni sparse post GP USA


L’Olandese Volante naviga nel giardino di Lewis e porta a casa una vittoria di misura, mentre il muretto Mercedes conferma di avere pesanti crepe strutturali.


- Max è un toro con gli occhi iniettati di sangue che vede costantemente rosso ed è costantemente proiettato alla vittoria. Lewis è un supercomputer che governa a suo piacimento la propria corsa. Se in circuito siamo in “parità”, al muretto il tenore è un altro: Horner tira fuori il vecchio Manuale del Barone Von Barometro e progetta una strategia che ingabbia Toto e la sua truppa in una pentola a pressione che sfonda tutte le crepe del muretto anglo/tedesco. La strategia Red Bull è aggressiva, rischiosa sì, ma che alla fine manda in palla la Mercedes e mette davanti Verstappen di pochi metri. A oggi, a 5 gare dalla fine, l’impressione è che Red Bull abbia un controllo maggiore sul proprio campionato rispetto ai diretti rivali;

- C’è un simpaticissimo attore in questa sfida a colpi di gomma che è sempre più goliardico: Bottas. È ormai chiaro come al finlandese non freghi veramente più niente di nessuno, non gliene frega più niente di Hamilton, della Mercedes, della macchina, del campionato, niente. Siamo nel rush finale del Mondiale e c’è un momento specifico in cui si capisce l’importanza di un fedele scudiero in scontri ravvicinati di questo tipo: il momento è quando Verstappen apre la radio e al suo muretto suggerisce che strategia dovrebbe adottare Perez. Il messicano non è mai stato una vera e propria minaccia per Hamilton, ma sapere che in caso di necessità c’è qualcuno pronto ad aiutarti è una tranquillità maggiore per tutta la scuderia, e mentre Perez digrigna i denti in attesa del suo momento, il buon Valter passeggia in pilota automatico per tutta la gara. Quando gli si presenta l’occasione di attaccare ci pensa bene che non sia mai rischiare di dover cambiare traiettoria;

- Dedichiamo un punto a una Scuderia di cui non parlavamo, in modo specifico, da tempo. Le due Ferrari non sono macchine “competitive”, perché una macchina competitiva è una macchina che lotta per il primo posto dal venerdì alla domenica, ma quantomeno adesso si dimostrano monoposto con armi per attaccare e soluzioni per difendere. Le capacità del mezzo si riflettono nell’estro dei due piloti di Maranello, che gareggiano con più passione, si sentono sicuri nel cercare il corpo a corpo e possono permettersi di cercare traiettorie alternative senza rischiare di perdere completamente la macchina. Oggi Charles e Carlos sono i più frizzanti dei terresti e determinati dal primo all’ultimo giro. Una crescita importante, che sia di buon auspicio per il prossimo campionato?;

- Nel marasma generale notiamo le belle sfide di Alonso, gli scontri per le prossimità del podio tra McLaren e Ferrari, uno Tsunoda che a un certo punto si sente pure dire “in questo momento Tsunoda è più veloce di Hamilton” (ho riso di gusto, soprattutto perché era vero). C’è un radio però che non mi è proprio andato giù. In un corpo a corpo tra Giovinazzi e Alonso ci sono state un po’ di sportellate e qualche fuori pista, con la FIA pronta a intervenire per ridare posizioni e far rispettare il regolamento. In una situazione del genere la scuderia aspetta praticamente sempre la comunicazione dei giudici di gara per restituire una posizione (che non è roba da poco). Ha adottato una tecnica diversa Vasseur, che dal muretto Alfa ha comunicato a Giovinazzi “restituisci la posizione ad Alonso, fallo senza troppe domande”, con un tono quasi scocciato. Sappiamo che il rapporto tra Antonio e l’Alfa è un po’ ai ferri corti, sicuramente l’italiano non aiuta con i risultati di quest’anno, ma trattare così il proprio pilota non è un bel messaggio e sicuramente non è un bel trattamento;

- Due parole invece per la normalità dimenticata: il weekend statunitense ha radunato un numero come 400 000 persone, sparse lungo tutto il weekend. Gli spalti erano GREMITI (un termine che non pensavo avrei usato per ancora molto tempo) e a fine gara c’è pure stata invasione di pista, gioia e gaudio generale, come se fossimo in un periodo storico e sanitario normalissimo. Lo spettacolo è ovviamente splendido, l’american pride aiuta ad aizzare il circo generale, e speriamo con tutto il cuore che questo weekend si dimostri nei prossimi giorni clinicamente perfetto. La speranza massima è quella di vedere, il prossimo anno, tutte le gare così. Normali. E gasate dalla passione che solo un numero spropositato di persone può portare a un evento sportivo.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Rimini, 23/09/1994. Laureato in Comunicazione Pubblicitaria allo IED di Milano, freelance e multiforme. All’anagrafe porta il nome di Ayrton e la Formula 1 è appuntamento immancabile del weekend, a cui associa un passato da tennista sgangherato e anni di stadio a Cesena. Incallito e vorticoso consumatore di vinili e di cinema.

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