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4 min

- di Giuseppe Menzo

Woody Allen. L'Uomo e L'Artista. L'Artista e L'Uomo. Una sola cosa. Indivisibile in ogni caso.


Mettiamola così:

si può comunque avere a cuore un uomo

  1.  che è stato accusato di aver abusato della propria figlia di 7 anni;
  2. del quale, essendo lui un uomo di cinema, si apprezza, in media, un film ogni 3;
  3. che ha sposato la figlia adottiva di una delle sue ex compagne?

Ebbene, se quell’uomo

  1. risponde al nome di Allan Stewart Konigsberg;
  2. è noto al mondo con lo pseudonimo di Woody Allen;
  3. ha scritto un’autobiografia che ha avuto l’ardire gentile e scanzonato di intitolare “A proposito di niente",

Sì, si può.


Non amavo Woody Allen. Non particolarmente. E ad essere del tutto onesti non mi straccio le vesti per lui neanche adesso, ma, e ribadisco il “ma”, dopo aver letto per la seconda volta in 2 anni, il racconto della sua vita, posso tranquillamente affermare che il mancato prestigiatore/baro/investigatore privato/giocatore di baseball più famoso di New York, su di me, un certo fascino comincia ad esercitarlo.

In tempi di “Me too” e movimenti femministi sulla cui importanza rimando ad essere umani ben più sensibili e intelligenti di me, forse si corre un discreto rischio ad elogiare il cineasta ebreo (e scusate se mi gioco l’aggettivo in questione, ma prima o poi, avendolo tra le frecce andava scoccato), ma qualcuno, credo, dovrà pur farlo e io me ne faccio dolce fardello.

Io non conosco personalmente il Sig. Allen e per quanto questa possa sembrare una premessa buona soltanto per accumulare caratteri nel documento word (e non è detto che sia sempre un bene), trovo necessario specificare questo mancato rapporto tra lui, occhialuto (dato oggettivo) e inconsapevole impertinente (mia convinzione personale), e il sottoscritto, giusto per chiarire la natura del tutto sentimentale e non scientifica delle parole che precedono e seguiranno.

In soldoni sono in preda ad una cotta e non posso considerarmi il biografo ufficiale del soggetto in questione.

La copertina italiana

A mio avviso, il protagonista di questo approfondimento, altro non può essere, considerato quello che scrive e soprattutto come lo scrive, che un accumulo di atomi a forma di uomo totalmente privo della capacità di fare quello che è stato accusato di fare e che continua a gravare sulle sue ormai anziane spalle di americano atipico.

E sì, lo stimato mio è atipico sotto così tanti punti di vista che forse dovrei essere io stesso a scrivere un libro sulle sue peculiarità, ma non siamo qui per mettere in luce la mia scarsa penna, ma la sua formidabile mente capace tanto più di dissacrare il mondo intorno a sé quanto più rimane ignara, o forse solo disinteressata, degli effetti che produce.

Non conosco tutti i film della sua produzione monstre e probabilmente mi sarò perso anche quelli che vengono definiti i migliori, da “Manhattan” a “Io e Annie”, e in compenso ne ho visti alcuni, tra quelli dell’ultima fase della sua carriera, che ritengo essere ben poco riusciti, se non a volte proprio brutti (ricordate vero che non ho pretese di assolutismo, ma sono soltanto un uomo che spera di condividere nel miglior modo possibile le cose delle quali si infatua, vero?).

Che le divinità del cinema ci risparmino, anche se siamo una specie abietta e peccatrice, da nefandezze quali "To Rome with Love" o da pasticci che sembrano fatti con scarsa voglia come pare essere avvenuto nel caso di “A rainy day in New York”, mentre ci premino ancora e ancora con la bellezza conturbante di Marion Cotillard tra i boulevards degli anni 20 del ‘900 in “Midnight in Paris”  e ci accarezzino di nuovo con postcards meravigliose come quelle che rappresentano la Barcellona di “Vicky Cristina Barcelona” e la Londra di “Match Point”, facendoci invece dimenticare la city di “Scoop”.

La locandina del (brutto) film ambientato a Roma

Insomma, avrete capito, anche se del tutto privi di qualsiasi informazione sul mio nuovo idolo, che il tizio di film ne ha girati parecchi e si è sempre dato da fare.

Ah quanto scriverei se ne avessi capacità e possibilità, ma non voglio perdervi se non ve ne siete già andati e allora voglio tornare al libro che ho letto e che vorrei leggeste.

La sua vita attraverso i genitori, l’esordio da battutista a 16 anni nei giornali che pubblicavano le freddure di quel Konigsberg diventato, per l’occasione, l’Allen che oggi ha una statua che lo àncora eternamente ad Oviedo- e lui non ne capisce il perché- e il suo amore per le ragazze che lo respingevano, le donne con le quali è stato sposato e quelle con le quali no ( sia le une che le altre descritte con garbo e ammirazione) e Mia Farrow e tutto quello che è stato ed è ancora oggi in termini di accuse gravissime, che gli organi competenti hanno sempre valutato a favore del nostro eroe pessimista.

E dunque il pessimismo, l’amore più che venticinquennale con la moglie nata sudcoreana, figlia adottiva di quella Farrow a proposito della quale si racconta un risentimento dovuto proprio alla scoperta di questa relazione non gradita, e due figlie giovani donne viziate – questo lui dice- e amatissime.

Woody Allen e sua moglie Soon-Yi Previn.

Avevo premesso che non sarei stato imparziale in quanto Cupido ha trafitto il mio cuore mentre rileggevo il libro edito in Italia da “La Nave di Teseo” e mi scuso comunque e nuovamente per questa eccesso di faziosità, ma pare che l’organo che batte abbia ragioni diverse da quelle dell’organo che pensa e io le sto assecondando buttando giù questi miei pensieri che non mirano ad assolvere o condannare nessuno, ma che spero suscitino, a chi ci si imbatta, la voglia di trascorrere un po' del proprio tempo in compagnia di quel regista che, vada come vada, alle 18 preferisce smettere di lavorare per andare a godersi quello che di godibile lui trova nella vita.

Per scoprire di cosa parlo, sapete cosa vi consiglio di fare.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Mi diplomo al Centro Internazionale “La Cometa”, dopo un intenso triennio di studi, nell’ottobre del 2016, aggiudicandomi la patente dell’attore, del “ma che lavoro fai? “e di appartenente al gruppo “dei nostri amici artisti che ci fanno tanto ridere e divertire” (cit.). Appassionato di sport, ottima tennista da divano, calciatore con discrete potenzialità in età pre puberale, se non addirittura adolescenziale, mi appassiono anche al basket Nba e alla Spurs Culture. Discepolo non riconosciuto di Federico Buffa, critico in erba, ingurgitatore di calorie senza paura, credo che il monologo di Freccia nel film di Ligabue sia bello, ma che Shakespeare ha scritto di meglio. Molto meglio. Mi propongo di unire i tanti puntini della mia vita sperando che alla fine ne esca fuori qualcosa di armonioso. Per me e gli altri.

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