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3 min

- di Matteo Orlandi

Considerazioni sparse post Inter-Juventus (1-1)


Un punto giusto, che non accontenta nessuno.


- Inter e Juve si spartiscono la posta in palio al termine di una partita da sbadigli, gonfia di errori tecnici e noiosa. L’emozione nel rivedere un tempio dello sport italiano pieno dopo due anni da incubo non viene accompagnata da uno spettacolo tecnico all’altezza. Alla fine forse ride più la Juve che acciuffa un punto quando sembrava ormai spacciata; tutto sommato peró questo è il tipico pareggio che scontenta un po’ tutti;

- Di fatto due episodi in capo e in coda alla contesa, hanno deciso la partita. Nel mezzo, poco o niente da ambedue le parti. La deviazione mortifera di Locatelli sbizzarrisce il tiro di Çalhanoğlu che sbatte sul palo prima di venire ribadito da Dzeko, il Benjamin Button di Milano. La Juve non scompone il suo piano di attesa e difesa e rimane in lieve balia di un’Inter sorniona, non brillante ma cattiva e padrona del campo. Nella ripresa i bianconeri provano ad alzare i ritmi, Allegri ridisegna la squadra con i cambi ma gli sforzi partoriscono un topolino, fino alla sciocchezza finale di Dumfries che causa il rigore del pareggio. Il paradosso è che se l’olandese fosse stato espulso, come sarebbe dovuto accadere contro la Lazio, stasera l’Inter probabilmente avrebbe vinto;

- La sensazione è che Allegri abbia sbagliato l’undici iniziale. La scelta di preferire Kulusevski a Chiesa, in particolare, risulta difficilmente comprensibile. La Juve è sembrata a lungo in confusione, disposta male in campo. Vero, ha rischiato poco, meno dell’Inter, ma la produzione offensiva di una squadra che ha giocato sotto più di un’ora di partita è stata davvero troppo bassa. La desolazione dentro l’area di rigore sui diversi palloni tagliati piovuti dentro l’area testimonia le difficoltà offensive di questa squadra, complice una punta non punta come Morata e mezzali anemiche come McKennie e Bentancur. Solo l’ingresso di Dybala accende qualche lampadina. Chi pensa non sia indispensabile, se ne faccia una ragione. Lo è;

- È molto difficile inquadrare e giudicare la prestazione dell’Inter, come un po’ tutto l’inizio di stagione. Oggi un’altra prestazione complessivamente ordinata butttata via senza avvisaglie nel finale, come accaduto contro Real Madrid o Lazio. L’Inter ha giocato con cattiveria il primo tempo, ritrovando finalmente un Çalhanoğlu accettabile e azionando il radar Barella a tutto spiano nel campo. Nel secondo tempo troppo, troppo poco, complice un calo fisico netto di diversi interpreti. Oggi ha pagato anche la latitanza di Lautaro, tornato con le pile scariche dall’Argentina. Se manca lui, diventa durissima;

- Milan e Napoli nel frattempo scappano via e segnano il primo piccolo solco del campionato. La sensazione è che una vittoria dell’Inter avrebbe tolto la Juventus dalla corsa Scudetto quasi definitivamente. Il pareggio tiene in vita la squadra di Allegri che rimane peró troppo monocorde nelle prestazioni. L’assenza al 28 agosto di un uomo che ha segnato 35 gol l’anno prima mette Allegri nelle condizioni di ritrovare questi gol spartiti nella rosa. Per ora non stanno arrivando. L’Inter di Inzaghi continua intanto a balbettare, mostrandosi ad oggi una brutta copia dell’Inter di Conte, il vero top player che manca rispetto allo scorso anno. L’ex tecnico della Lazio non ha ancora dato la sua impronta tattica a questa rosa. Serve un cambio di passo.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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