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5 min

- di Simone Renza

Una storia rosarina


Quando il Fútbol ti vuole raccontare una storia, essa nascerà quasi sempre a Rosario.


"Ci sono alcuni paesi e villaggi del Brasile che non hanno una chiesa, ma non ne esiste neanche uno senza un campo di calcio" (Splendori e miserie del gioco del calcio, Eduardo Galeano)

Il distretto di Santa Fe ha visto i suoi campi calcati da personaggi come El Trinche, El Loco Bielsa, La Pulga Messi, D10S etc, ha visto nascere La Liga de Fútbol Rosarino, la più antica competizione organizzata in Argentina ma è ancora in grado di raccontare una storia come quella di Luis Ezequiel "Chimy" Ávila.

Murales a Osasuna di Luis Ezequiel Ávila

Soprannominato Chimy in Argentina (abbreviazione di Chimichurri, una salsa verde argentina) e Tximist a Pamplona (fulmineo in basco, per la sua velocità e vertigine), Ávila, ora in forza all'Osasuna nella Liga Spagnola, porta con sé un passato turbolento, pieno di bivi e molto, molto argentino.

Nasce in un barrio complicato di Rosario. Uno di quello in cui la strada ti offre tutto quello che può: calcio, scuola e criminalità. Successivamente la separazione dei genitori, vive con i suoi otto fratelli e la madre. Pur di giocare arrivava al campo a piedi o addirittura a cavallo percorrendo un buon numero di chilometri.

Le sue doti tecniche sono tali che i sacrifici vengono ripagati: a 17 anni milita nelle fila del Tiro Federal , squadra rosarina, e venne chiamato per fare un provino all’Espanyol, guidato da Mauricio Pochettino. Qui, però, il primo intoppo. Il provino non convinse la dirigenza. A 18 anni Ávila si sposò appendendo gli scarpini al chiodo per i successivi due ma non per una sua scelta.

“Mi sueño era no trabajar más 12 horas, 24 horas. Yo miro para atrás y miro la vida pasada que tuve, para no volver más a eso

Ezequiel Chimy Ávila

Venne accusato di rapina e tentato omicidio del presidente dell'allora Club di appartenenza che ebbe a dire "Sembra incredibile che i giocatori del club ci facciano questo. I ragazzi arrivano con molti problemi sociali e culturali". Solo successivamente si verrà a sapere che le prove a suo carico erano fasulle.

Ávila ha dato la sua versione dei fatti, avvenuti qualche tempo dopo il provino all'Espanyol: un membro del Tiro Federal, che usciva con sua cugina, aveva invitato alcune donne nella foresteria del club, solitamente vuota. Ed invitò anche El Chimy. Arriva, quindi, con la sua motocicletta all'interno del centro sportivo, viene spinto a terra e gli viene puntata una pistola alla tempia. Il luogo era pieno di polizia. Viene, quindi, arrestato, malmenato dagli agenti ed accusato di aver portato via 20 Televisioni, 20 palloni ed altro materiale. L'episodio ha avuto conseguenze traumatiche per la sua vita. E ha messo i suoi sogni calcistici nel congelatore. Mi hanno detenuto, mi hanno tenuto per un anno e mezzo con la polizia alla porta di casa mia, potevo solo uscire per lavorare… avevo 19 anni e, siccome non trovavo lavoro, chiesi a mio cugino: 'Prestami la macchina e il cavallo'".

Riuscì a trovare lavoro come muratore. Ma ciò non lo fece desistere dall'allenarsi di pomeriggio dopo il lavoro, ciò fino alla nascita, l'anno successivo, di sua figlia.

En el barrio me decían rata, chorro, fui muy juzgado. Hasta que nació la nena, conocí a mis representantes y me daban 600 pesos por sábado para que sólo me dedicara entrenar, aunque en realidad trabajaba a la mañana y entrenaba a la tarde”

Figlia che, però, contrasse una malattia le cui spese mediche erano altissime. Questa circostanza avrebbe potuto far definitivamente deflagrare la sua vita, conducendola su binari incerti. Grazie, però, all'Unione Argentina Calciatori e alcuni amici del barrio riuscì a far fronte alle ingenti uscite della clinica. in quei frangenti, pur di stare vicino alla moglie ed alla figlia pedalava per circa 30 km al giorno idopo il lavoro. Terminato il calvario, mentre guardava una partita di calcio in televisione, sua moglie gli chiese perché gli cadevano le lacrime. "Piango per come il calcio mi è sfuggito. Per aver fatto la scelta sbagliata, le cose stanno sfuggendo di mano", rispose.

Fu proprio quella serie di eventi nefasti che lo spinsero ad effettuare un provino al San Lorenzo. Da lì la rinascita: l'esordio con Patón Bauza da allenatore. L'allora Direttore Generale, Bernardo Romeo ha recentemente detto a La Nacion: ​​"Ricordo che stavamo per andare al Mondiale per club. Ci avevano avvertito della situazione "Chimy". Ho visto che c'erano le condizioni per lui, era potente, pareva che ponesse la sua vita in gioco in ogni palla, forte nell'uno contro uno. Abbiamo deciso di portarlo con noi come riserva".

Il trasferimento a Buenos Aires non ha significato, però, un adattamento immediato. Gli fu difficile inserirsi nuovamente in un contesto professionistico. Ricorda Hugo Tocalli, che a quel tempo era nella direzione generale delle giovanili, "ha avuto una vita difficile, disordinata, a volte veniva ad allenarsi senza averne voglia". Ma il Club volle a tutti i costi plasmarlo in un giocatore a tutto tondo. Credevano fortemente nelle caratteristiche tecniche del giocatore: "Era un attaccante veloce, aggressivo, si vedeva che aveva fiuto per il gol. Ha uno stile simile a quella di "Kun" Agüero. Tiene bene la palla e quando gira non la prenderai più. E se il gioco arriva dai lati, mostra istinto di sapere dove andrà a finire il pallone", disse Tocalli.

Con il passare delle partite El Chimy scalpitava per entrare in campo e divenire punto di riferimento fisso per la delantera della squadra del Papa. Quando, finalmente, ne ebbe l'occasione si mise in mostra definitivamente tanto che lo notarono in Spagna, al Huesca dove Ávila segnò sette gol in 35 partite contribuendo alla promozione. Pur se i numeri non impressionavano, ebbe finalmente l'opportunità di giocare con continuità. Lo Huesca non riuscì a rimanere nella massima serie spagnola ma gli fu da indubbia vetrina. Nella sua prima esperienza nella Liga, infatti, mise a segno 10 gol in 34 partite. Le sue prestazioni convincevano molto, tanto che entrò nel mirino del Barcelona.

Ma la sorte non aveva ancora detto l'ultima parola. Prima che il sogno di approdare nella squadra blaugrana, anni dopo il gran rifiuto della sponda bianco-blu di Barcelona, Ávila si romperà il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Circostanza che lo terrù lontano dal campo per un anno intero.

La única forma de que se diera era que se fuera un jugador de ellos o por lesión, y no va que me lesiono yo y se lesiona Dembelé. Le entraba como el chancho a la batata al Barcelona, pero yo no le daba importancia, yo lo que quería era jugar. Mucha gente me decía: ‘No jugués’, pero el que le está pagando la comida a mi hija era el Osasuna, no me salía del alma hacerme el lesionado”

Nonostante questo ennesimo intoppo, El Chimy non molla la presa. Del resto il suo soprannome non gli fu affibbiato per caso. Quella sua irrefrenabilità è la caratteristica che lo ha reso capace di sfondare ogni muro che la vita gli ha posto davanti.

“Mis amigos de la infancia están en la cárcel o en el cementerio. La vida es tan complicada que en el barrio yo ya me estaba tirando para la opción A, que era la más fácil: la delincuencia y la mala vida. Eso, quizás, te daba los mejores lujos, pero no dormía tranquilo”

Il Fùtbol lo ha salvato. Come ha salvato molti altri. Ciò inevitabilmente dimostra, ancora una volta, come esso costituisca ancora una via di fuga, una possibilità, per chi non ne ha, di poter migliorare la propria vita. Il sistema economico neo liberista, specie nei sud del mondo, ha tracciato un solco profondissimo spaccando la società in due tronconi. Chi è povero è destinato a rimanere tale. Non ci sono possibilità di redenzione. Nessun accesso all'istruzione, occasioni lavorative solo saltuarie e, per condizioni salariali e di dignità, ottocentesche. Rimangono le armi o il pallone. E ci si salva solo se si è bravi nell'uno o nell'altro.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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