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5 min

- di Fausto Nardone

Gli orfani di Cristiano Ronaldo


Breve analisi sul reparto offensivo della Juventus nel primo anno post Cristiano Ronaldo: come se la stanno cavando gli attaccanti a disposizione di Max Allegri?


“Ieri Cristiano Ronaldo mi ha comunicato che non ha intenzione di rimanere... Alla Juve sono passati Sivori, Del Piero, Zidane e altri. Rimane la Juve, che è la cosa più importante. Cristiano va ringraziato per quello che ha fatto ma ora si va avanti”.

Aveva congedato così, Mister Allegri, il (fu) fuoriclasse portoghese, alla vigilia di un Juventus-Empoli che si tramutò poi nella prima sconfitta in campionato della Juventus. Dopo 134 partite in bianconero e 101 gol in 3 stagioni le strade del ragazzo di Funchal e della Vecchia Signora si separavano. E adesso? Chi segnerà i gol di Cristiano? Chi si prenderà sulle spalle i bianconeri nelle notti europee? Chi diventerà il leader tecnico di una squadra oggettivamente povera di qualità?

I titolari: Dybala e Morata

Per ciò che riguarda una questione strettamente numerica, la prima stagione post Ronaldo dovrebbe coincidere con la definitiva esplosione di Dybala e Morata: entrambi hanno vissuto diverse annate all'ombra del portoghese (tra Real Madrid e Juventus), senza riuscire nemmeno ad avvicinarsi nè dal punto di vista realizzativo nè da quello prestazionale ai livelli raggiunti da CR7.

Oggi, ad un passo dai 30 anni - 28 per Dybala, 29 per Morata - i due attaccanti hanno finalmente la grande occasione di prendersi sulle spalle le sorti offensive della squadra di Allegri. Eppure, fino ad oggi, le cose non sono andate benissimo: i due, dopo una partenza non entusiasmante, sono rimasti vittime di infortuni muscolari che ne hanno limitato l'impiego.

E mentre gente come Osimhen, Lautaro, Dzeko o Immobile viaggia alla media di quasi un gol a partita in campionato, Dybala e Morata arrancano entrambi a quota 2, con prospettive alquanto basse di far crescere questa statistica, considerato il trend allegriano che vede "preferire" corti musi a pirotecniche goleade.

Inoltre, anche senza Cristiano Ronaldo in rosa, in passato sia lo spagnolo che l'argentino hanno sempre faticato ad imporsi come leader carismatici: difatti, se Dybala è stata la scommessa di Marotta solo dopo qualche buona annata a Palermo, Morata invece è sempre stato un'ottima comparsa - vice Benzema al Real Madrid, vice Llorente alla Juventus, vice Benzema di nuovo al Real Madrid, vice Diego Costa al Chelsea - e mai la punta di diamante su cui poter costruire una squadra: infatti, nell'unica annata in cui si è ritrovato a fare davvero il titolare lontano da Torino, Morata ha realizzato solo 16 gol in 44 apparizioni in stagione con l'Atletico Madrid (oggettivamente pochini).

Dybala e Morata esultano dopo l'1 a 0 contro il Milan. Lo spagnolo è andato in rete proprio su assist del compagno argentino.

Le riserve: Kean e Kulusevski

Se già i titolari designati offrono poche garanzie, principalmente dal punto di vista caratteriale, non è voltandosi verso la panchina che la situazione migliora. Moise Kean e Dejan Kulusevski, ad oggi, senza troppi giri di parole, sono troppo acerbi per reggere il peso di una maglia così importante.

E, nell'epoca in cui i vari Foden, Bellingham, Pedri sono titolari fissi nei rispettivi club, l'età non rappresenta più un'attenuante: i due classe 2000 bianconeri hanno infatti già diverse stagioni sul groppone e vantano anche un numero considerevole di presenze con le rispettive nazionali maggiori (12 per l'italiano, 19 per lo svedese).

Per il numero 44, che dal punto di vista tecnico ha poco da invidiare ai campioni della sua generazione, i problemi sorgono sul lato attitudinale: troppe volte lo abbiamo visto entrare in campo mollo e impaurito, lontanissimo parente di quel Kulusevski ammirato nella gloriosa stagione trascorsa con la maglia del Parma. Anche in occasione della sua prima rete in Champions League, decisiva nella vittoria (guarda un po'...) per 1 a 0 sul campo dello Zenit, lo svedese sembra quasi ritrarre la testa nel momento in cui impatta il cross di De Sciglio.

Per quanto riguarda il suo coetaneo Moise invece, ai limiti caratteriali vanno aggiunti anche quelli tecnici e di condizione fisica: negli occhi di chi vi scrive è ancora impressa un'immagine di Italia-Spagna di Nations League: minuto 88, Pellegrini ha da poco ridato speranza agli Azzurri; durante il solito e stressante giro palla spagnolo, Chiesa, in campo da inizio partita, si lancia in pressing su tutti gli uomini in rosso. Kean, entrato da mezz'ora al posto di Insigne, passeggia nel cerchio di centrocampo seguendo con gli occhi il compagno di club e nazionale. Un atteggiamento che spesso rivediamo anche durante le partite della Juventus, dove Kean pare non aver trovato nemmeno la giusta intesa in campo coi suoi nuovi (ex) compagni.

Non c'è infatti da stupirsi se nelle ultime uscite Allegri ha preferito optare per soluzioni diverse dalle punte di ruolo per aggirare il problema attaccanti.

Kulusevski dopo il primo gol in Champions, valso i 3 punti sul campo dello Zenit San Pietroburgo.

Le alternative: Chiesa e Bernardeschi

Ecco quindi che la soluzione - nel breve termine, sia chiaro - ha un nome e due cognomi: Federico Chiesa e Federico Bernardeschi. I due azzurri, più dal punto di vista della prestazione che da quello realizzativo, hanno portato una ventata di aria fresca e dinamismo nel finora apatico attacco bianconero.

E se il ragazzo di Carrara pare finalmente aver capito i confini entro i quali muoversi, soprattutto grazie al feeling con Mister Allegri (come dimenticare la clamorosa prestazione nel ritorno degli ottavi di Champions contro l'Atletico proprio sotto la guida del tecnico livornese?) e ad una ritrovata fiducia nei propri mezzi, è invece il classe '97 a rappresentare il più grande barlume di speranza della società e del popolo bianconero: nonostante le difficoltà nel giocare nel traffico delle maglie avversarie e spalle alla porta, ciò che stupisce di Chiesa è la fame e la voglia che dimostra di partita in partita.

La tecnica e la qualità di questo ragazzo passano quasi in secondo piano davanti alla sua generosità e alla sua corsa. Pur schierato in un ruolo a lui poco consono, Chiesa riesce sempre ad incidere e dare la sua impronta alla partita, limitando a pochissime partite i passaggi a vuoto (specifichiamo: i passaggi a vuoto di Chiesa equivalgono ad un 5,5 in pagella; i passaggi a vuoto degli altri attaccanti bianconeri spesso sono specchio di prestazioni impresentabili), come in occasione del recente scontro casalingo contro la Roma.

I "Federicos" si abbracciano dopo il gol di Chiesa contro il Chelsea.

La scommessa: Kaio Jorge

Dimentichiamo qualcuno? Assolutamente no! Perchè nell'altalenante reparto offensivo bianconero potrebbe presto ritagliarsi uno spazio importante il talento Kaio Jorge. Arrivato in sordina a Torino nel mercato estivo, al pernambucano classe 2002 sono bastati 6 minuti contro il Torino per mostrare ad Allegri di che pasta è fatto, subentrando con fame e cattiveria diametralmente opposte a quelle mostrate dai suoi già citati compagni di reparto, tanto che secondo alcune testate il brasiliano si sarebbe potuto candidare subito per una maglia da titolare con la Roma (previsione poi non rispettata).

Per la cronaca, mentre i suoi compagni facevano bottino pieno a San Pietroburgo, Kaio scendeva in campo e andava in rete per la Juventus U23 contro l'Albinoleffe. Segnali importanti da parte di un ragazzo su cui la Juventus punta fortissimo per il prossimo futuro.

Kaio Jorge nel derby contro il Torino.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Fausto Nardone, nato a Verona nel ’93, anno in cui il suo idolo Pinturicchio rinunciò alla tavolozza dei colori per iniziare a dipingere solo in bianco e nero. Tifoso juventino e avellinese grazie (o a causa) di suo padre, adora l’estetica concreta di Guardiola, la variante Ascari di Monza e il rovescio a una mano di Federer. Si guadagna la pagnotta occupandosi di comunicazione e marketing ed extra-sportivamente ama cucinare, viaggiare per ostelli, guardare Cinepanettoni e ascoltare i Red Hot Chili Peppers. Il suo ricordo sportivo più bello? Stagione 2002/2003, campionato di Serie C1, Stadio Partenio-Lombardi: Avellino 3 - Benevento 1.

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