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2 min

- di Andrea Ebana

Considerazioni sparse post Torino-Genoa (3-2)


Al Genoa non riesce l'ennesima rimonta: il Toro di Juric la ipoteca, soffre e può tornare a sorridere.


– Torino e Genoa arrivano al Friday Night alla ricerca di punti: i granata per riscattare la sconfitta patita in extremis a Napoli, i rossoblù per rimediare ad una classifica deficitaria. A portar a casa il bottino pieno sono, meritatamente, i ragazzi di Juric, con un 3-2 che testimonia una partita vivace ed aperta sino all’ultimo. La squadra di Ballardini torna senza punti nel paniere e rimane mestamente al penultimo posto, ma non tutto è nero all’orizzonte e si son visti degli spunti da cui ripartire;

- Questa partita è la fotografia esatta di quanto le due squadre avevano mostrato sinora: il Toro si conferma dominante nei primi tempi, e si porta avanti, in doppio vantaggio, grazie alle reti di Sanabria e Pobega (addirittura segnerebbe il tre a zero con Linetty, annullato curiosamente in sala Var), ma non riesce a chiuderla e non vive sonni tranquilli fino alla fine. Il Genoa si conferma invece specialista in rimonte, ma stavolta non riesce a pareggiarla in zona Cesarini: il 3-1 di Brekalo ed il 3-2 di Caicedo non cambiano il risultato finale. Il Torino dovrà imparare a chiudere ciò che sa ipotecare, il Genoa a svegliarsi prima di andare in svantaggio.

La classifica granata torna a valori più vicini alle prestazioni espresse: il Torino aveva sempre disputato buone gare, ma spesso ne era uscito con i soli complimenti (contro Juve e Napoli) o con un punticino che aveva lasciato l'amaro in bocca (Lazio, Venezia). Se da una parte la graduatoria ora torna a sorridere, dall'altra fa specie pensare a cosa sarebbe potuta esser senza alcune ingenuità commesse: Juric ricava da stasera delle ottime notizie dalla trequarti, dove Brekalo continua a stupire ed è tornato Praet (in attesa di Pjaca), ma anche dalla mediana dove l’assenza di Mandragora è stata ben rimpiazzata da Pobega e Lukic. Di certo, anche questa sera il Toro avrebbe potuto metter in ghiaccio la partita prima, e questo difetto di concretezza in fase realizzativa va risanato per migliorare ulteriormente;

- Il Genoa deve ancora mostrare qualcosa che non sia solo carattere: nella prima ora di gioco i rossoblù sembrano totalmente in balia dell’aggressività avversaria, e non riescono mai ad avere il pallino del gioco. La buona notizia è che ancora una volta la squadra è in grado di restare dentro alla partita sfruttando episodi ed incertezze altrui: quella cattiva è che la manovra dalla cintola in su è appesa all’estro dei suoi bomber, ed a centrocampo sembrano scarseggiare piedi buoni ed idee;

- Parliamo proprio di bomber, che stasera ne abbiamo visti tre in carne ed ossa: se Destro è oramai una certezza (sesta rete in campionato), a marcar il suo nome sul tabellino c’è anche Caicedo, che quest’anno avrà l’occasione di giocare qualcosa in più dei consueti frammenti finali offertigli dalla Lazio (in cui comunque ha sempre ben figurato). Tra le fila granata, Sanabria incorna il più classico dei gol dell’ex e si conferma più che una riserva di lusso: la sensazione è che a suon di buone prestazioni, complice la querelle Belotti in atto, il paraguaiano si stia guadagnando i galloni uno alla volta e possa diventare sempre più centrale nel progetto di Juric.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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