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3 min

- di Riccardo Verruso

Considerazioni sparse post 1a puntata seconda stagione di "Cachemire Podcast"


Torna il podcast più morbido d'Italia e lo fa ricordandoci che nella vita bisogna provarci, nonostante i macchinisti di Cinecittà.


- Dopo il grande successo della prima stagione andata in onda tra dicembre 2020 e maggio 2021, e l'enorme seguito del Summer Tour (11 sold out su 11, due dei quali presenziati anche dal Direttore e dal sottoscritto), torna la seconda stagione del morbidissimo Cachemire Podcast, sempre di venerdì, sempre pubblicata agli orari che vuole Tahir. La prima puntata è stata trasmessa appunto venerdì 15 ottobre, con il titolo "Le Velleità": conoscendo i personaggi, ci saremmo aspettati a sorpresa come ospite Niccolò Contessa de I Cani, autore dell'omonima canzone cult contenente la celebre frase "le velleità aiutano a scopare". Beh, questa velleitaria nuova rubrica non può che puntare a queste nobili finalità;

- Necessaria novità della nuova stagione del Podcast è la presenza della sigla che vede i due conduttori, Edoardo Ferrario e Luca Ravenna, giocare a golf in total cachemire tra i simboli più iconici della Città Eterna: la monnezza e le periferie abbandonate. Dopo i vicendevoli e doverosi complimenti per quanto raccolto in un anno e prima di entrare nel vivo dell'argomento della puntata, i due comici ci regalano mezz'ora di freestyle su temi di  attualità, dalle manifestazioni no-vax ai casi di cronaca politica, passando per lo sgretolamento della destra alle amministrative fino alla serie tv del momento: Squid Game. I due passaggi più interessanti e, ovviamente, esilaranti sono la rivisitazione del caso Morisi in chiave Disney e il curioso scenario di una possibile produzione della famosa serie tv sudcoreana da parte della Rai o Mediaset. Spesso, più del fulcro della puntata storyboardata, sono da apprezzare questi momenti che Ferrario e Ravenna creano, immaginando situazioni e improvvisando pesantemente, riuscendo a dare libero sfogo alla loro creatività e follia comica;

- Come detto, dopo la parentesi di attualità, la puntata comincia ufficialmente con un proverbiale "giro di tavolo" su quali fossero state in gioventù le velleità lavorative di tutta la gang di Cachemire. Non stupiscono la passione per la musica di Ferrario, il cui sogno di diventare rockstar è stato frantumato dalla pigrizia, e quella per lo sport di Ravenna, il quale sperava umilmente di vestire la 10 della Nazionale. Grande risate e sano sgomento sono generati dal siparietto sulle velleità di Carmelo e Tahir: da incorniciare è sicuramente la massima raccontata sui macchinisti di Cinecittà ogni volta che vedono un regista esordiente "Questo sta a fa du film, il primo e l'ultimo". Successivamente, dopo questo momento, se vogliamo, anche serio, intimo e un po' nostalgico, l'ultima mezz'ora è all'insegna di fantasia, improvvisazione e deliri vari. Il primo da segnalare, sulla scia dell'entusiasmo per il patetico comizio di Vox svolto in spagnolo da Giorgia Meloni, sono le sliding doors di Trump in Italia ad un fantomatico raduno nelle Marche ed Elon Musk che non riesce a pagare con il POS un tassinaro romano;

- Altro momento altissimo della puntata è la descrizione di un altro tipo di velleità, non quelle sognanti e ingenue ad inizio vita, ma quelle a "fine carriera", quelle che maturi durante tutto il corso della tua esistenza e che non vedi l'ora di far passare dalla potenza all'atto grazie alla barca di soldi accumulata fino a quel momento. Ferrario e Ravenna, infatti, ci prendono per mano e ci portano a spasso attraverso l'ennesima situazione di goduriosa improvvisazione, durante la quale raccontano come i ricchi 60enni sperperano i loro avere per dare vita a band jazz. Questo incredibile immaginario è alimentato, oltre che dal loro talento comico oltre misura, da continui paradossi e surrealismi, e soprattutto dall'estremizzazione di una realtà vissuta molto da vicino da parte dei due comici, grazie sia ai contesti familiari favorevoli (padre medico appassionato di musica per uno, ed ex yuppie della finanza milanese per l'altro) sia inevitabilmente all'attenta osservazione degli ambienti sociali e lavorativi frequentati;

- L'episodio si conclude con tristi, ma allo stesso tempo verissimi esempi di chi ha peccato di ubris: il simbolo di tutto ciò è la reflex digitale. Quanti di noi hanno avuto quel cupo periodo dove la fotografia era l'unica priorità della vita? Quanti posaceneri ricolmi di mozziconi sono stati fotografati 10 anni fa? Quanti sterili scorci riflessi nelle pozzanghere sono stati inutilmente immortalati in questi anni? Tutti grandi artisti. Tuttavia, come Ferrario e Ravenna saggiamente ci ricordano, veicolando un messaggio positivo e costruttivo, nella vita vince sempre chi ci prova e non chi sta nelle retrovie, nutrendosi dei potenziali fallimenti altrui. Come sentenzia Tahir, "bisogna provarci e nun piagne".

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