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3 min

- di Matteo Orlandi

Considerazioni sparse post Zenit-Juventus (0-1)


La Juve va verso un’overdose di uno a zero.


- La Juve prosegue la sua assunzione in dosi massicce di 1-0, con quantità ormai tali da far preoccupare l’arrivo di un’overdose a breve. Quarto cortomuso di fila (la strada verso l’inserimento della parola nel vocabolario Treccani è ormai segnata) e qualificazione in tasca con tre partite di anticipo, con zero gol subiti a metà girone. Lo spettacolo è altrove, ma i risultati sono qua;

- È stata una partita oggettivamente inguardabile. Rimanere incollati sul divano fino alla fine è stato un vero e proprio atto di fede bianconera, premiato dal lieto fine sul gong. Lo Zenit (squadra di una pochezza di idee disarmante, il campionato russo è indecente) decide di non fare niente per novanta minuti, facendo così venire alla luce tutti i chiari limiti tecnici della squadra di Allegri, spesso nascosti ultimamente da prestazioni asserragliate dietro la palla. La Juve traccheggia sulla metà campo mostrando scarsa intensità e una qualità tecnica davvero di basso livello in tanti singoli. Nel secondo tempo Arthur fa alzare un po’ i giri del motore, ma facendo rimanere la prestazione della squadra sotto la soglia di sufficienza. Prima del gol la Juve aveva tirato una volta in porta, mostrando una difficoltà nel creare pericoli che inizia a farsi frequente. I presupposti per la vittoria non c’erano, eppure è arrivata;

- Dopo un tempo di noia, sembrava effettivamente la partita giusta per lanciare Dejan Kulusevski, giocatore più a suo agio nel dribbling nello stretto che in campo aperto. Lo svedese è entrato e stava in verità confermando il suo momento di forma totalmente appannato, con l’ennesima prestazione da analisi del sangue con ferro basso, scarica e pigra. Invece il guizzo finale, con un perfetto colpo di testa maligno sul secondo palo, riscatta le qualità demiurgiche di Allegri e soprattutto promette di essere il primo mattone della sua stagione, fin qui afona. Non parliamo di un giocatore normale. Deve dimostrarlo;

- A proposito delle qualità demiurgiche di Allegri, il pallone sulla testa di Kulusevski ce lo ha messo Mattia De Sciglio, al secondo assist da tre punti in tre giorni. Una storia d’amore, quella tra De Sciglio e Allegri, che non conosce il logorio del tempo. Dietro intanto solita prestazione eccellente di Bonucci e de Ligt, al ritorno dopo qualche problemino fisico. Peró diciamolo chiaramente; oggi Dzyuba lo avremmo saputo marcare un po’ tutti. Sembrava inadeguato anche per un calcetto;

- La restaurazione allegriana si sta muovendo con una tale ferocia da far diventare un campo di battaglia ideologica le opinioni su questa Juventus, soprattutto tra gli stessi juventini. La questione diventa quasi filosofica. Fin dove puó arrivare la fede calcistica? Perchè dovrei esultare o essere felice per i risultati della mia squadra del cuore, se non mi diverto nel guardarla? La risposta è personale e ha molto a che fare con il modo di intendere il calcio e la vita di ogni tifoso. La vera domanda deve essere peró: questa squadra puó ottenere risultati giocando un altro tipo di calcio? Difficile immaginarlo. Sarri e Pirlo hanno dimostrato di no. Allegri prosegue per la sua strada e da quando ha ritrovato la chiave del suo tempio difensivo, tutto funziona. I limiti ci sono e pensare di vincere ogni partita affidandosi al minimalismo è utopia pura. Per ora peró è bene guardare alla concretezza. La stagione è ancora lunga e c’è tempo per migliorare.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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