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2 min

- di Jacopo Landi

Considerazioni sparse post Lazio-Inter (3-1)


All'Olimpico la Lazio si scopre grande e l'Inter borghese e piccola piccola.


- All’Olimpico Lazio e Inter si contendono tre punti e un’affermazione importante nell’ottica della corsa scudetto anche in virtù degli altri scontri combinati dal calendario. Ne esce una partita dalla grande dinamicità, dall’agonismo esasperato ed estremamente tattica. La Lazio si dimostra più squadra e porta a casa i tre punti evidenziando, una volta di più, i limiti di un’Inter arrogante e poco attenta;

- Nell’Inter deludono la coppia di centrali, Darmian e Gagliardini. Inspiegabile che Inzaghi attenda così tanto per cambiarli e sostituisca Perisic uno dei pochi, assieme a Brozovic e Dzeko a salvarsi. Malissimo Handanovic che rinvia (come spesso gli capita) male il pallone da cui nasce il vantaggio della Lazio. Correa entra in maniera indisponente;

- Lazio corta e concentrata che regge alla fisicità e alle folate dell’Inter e colpisce con perizia e precisione non appena l’Inter cala in dinamismo e concentrazione. Milinkovic Savic, Immobile e Luis Alberto ispirano la squadra, Felipe Anderson è in una di quelle giornate in cui può fare tutto e lo fa senza farsi pregare. Ottimo l’ingresso di Lazzari che indispettisce e innervosisce i nerazzurri. La Lazio evidenza una tenuta mentale decisamente superiore all’Inter attuale;

- Gravi responsabilità di Inzaghi su questa sconfitta: la squadra gioca sfilacciata con distanze troppo ampie tra i reparti. Il prendere goal è diventata una costante inspiegabile. Le grandi squadre si fondano su ermeticità difensiva e controllo mentale della partita, l’Inter non ha né una né l’altra. Inzaghi si fa trascinare dagli eventi invece di ispirare i suoi. Le scelte tattiche e i cambi destano più di un sospetto;

- Alla fine vince il tattico più preparato e la squadra più serena. L’Inter deve riflettere molto attentamente sulla propria situazione e decidere una volta per tutte chi o cosa vuole essere. Sarri porta, una volta di più, acqua al suo mulino dimostrando che forse non sarà personaggio da calcio patinato ma porta a scuola quasi tutti i suoi colleghi quando si tratta di preparare le partite e scegliere gli uomini.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.

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