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4 min

- di Matteo Orlandi

Il centravanti del futuro


Su Catenaccio, la nostra newsletter, abbiamo parlato di Nazionali ed attaccanti.


Chi è il miglior sostituto di Immobile in Nazionale?

Domanda di Riki

Caro Riki,

La tua domanda è una buona occasione per fare il punto sul più annoso problema della storia delle nostre Nazionali. Chi deve fare i gol? Su quali spalle buttiamo tutto il peso delle nostre aspettative in termini realizzativi? L'anoressia degli attaccanti italiani una volta vestiti d'azzurro è tema arcinoto, trattato anche su questa stessa newsletter un po' di tempo fa, prima che Immobile potesse fregiarsi del titolo di attaccante titolare della squadra campione d'Europa, tutto sommato non male per un giocatore spesso accusato di essere una sorta di equivalente campano del Ropero Santander.

Tutti gli attaccanti italiani, anche i più formidabili, si sono spesso ritrovati nudi in Nazionale, come alle prese con una kryptonite imbattibile. Se in quel pezzo di qualche mese fa sostenevo con forza la necessità di aspettare Ciro Immobile quanto meno in vista dell'Europeo (anche perchè parliamo senza dubbio del migliore attaccante italiano del decennio, almeno), ora è invece indispensabile provare ad alzare lo sguardo e a capire cosa c'è in circolazione oltre Ciro. Le ragioni sono in primis anagrafiche, ma anche in un certo senso emotive. L'Immobile visto nelle primissime uscite post Europeo è sembrato il solito Immobile formato Nazionale. Non è cambiato nulla. Nervoso, sfiduciato, a tratti scollegato dal contesto, come se non avesse vinto in realtà alcunchè. Ovvio che ormai la situazione, all'alba dei 32 anni, non è destinata a migliorare e quindi, pur ribadendo la sua titolarità assoluta al momento (abbiamo visto contro la Spagna mercoledì a San Siro quanto ci sono mancati i suoi tagli e le sue corse in avanti) bisogna guardare avanti. Non possiamo ancora fare a meno di Immobile, ma sarebbe più che lecito metterlo in discussione, se dovesse spuntare il nome giusto.

Il panorama delle punte italiane è al momento non buono, purtroppo. Gli unici due giovani nel giro di Mancini sono Moise Kean e Giacomo Raspadori, due giocatori leggeri nel senso più letterale del termine, su cui è facile fare fraintendimenti. Kean sa fare ancora troppe poche cose in campo che non siano fare gol (e non che ne faccia a bizzeffe), mentre Raspadori sembra al contrario un po' troppo interessato a certi aspetti barocchi del possesso palla che per un attaccante sono abbastanza inutili. I margini di crescita sono elevati, ma il fatto che contro la Spagna il ct abbia preferito schierare Bernardeschi falso nueve la dice lunga sulla considerazione attuale dei due, che saranno nel giro per molti anni ma al momento hanno molta pastasciutta da mangiare, direbbe Bonucci.

Guardando oltre, onestamente non c'è poi molto di cui parlare. Scamacca è un prospetto di cui si parla un gran bene, ma anche lui (come Raspadori d'altronde) ha dimostrato di fatto nulla, se non una manciata di buone partite con il Genoa. Scamacca risponde molto più all'idea di attaccante grande e grosso comune, a differenza dei due sopracitati. La sua fisicità è potenzialmente debordante e con i piedi sa muoversi con una delicatezza fuori dalla norma. La sensazione è che ancora non sappia però cosa fare della sua fisicità, se sfruttarla come leva per diventare un attaccante totale, oppure se issarla a punto di forza assoluto del suo gioco. Quel che è certo è che a vederlo oggi in campo non sembra un giocatore alto 1,95 metri, risultando a tratti più goffo nei movimenti che efficace. La competizione a Sassuolo tra Scamacca e Raspadori per ora non sta facendo bene a nessuno dei due, costretti per altro a crescere con un peso decisamente sproporzionato sulle spalle, in quanto tra i pochissimi attaccanti italiani da attenzionare in circolazione, con l'aria costante da eredi al trono con cui convivere. Raspadori sembra il titolare nella testa di Dionisi (anche se ultimamente abbiamo visto sempre più spesso in campo Defrel), ma non ha mai convinto troppo e ha messo a segno solo un gol, ad agosto. Scamacca gioca in media 10 minuti a partita (anche maluccio di solito), rendendo al momento impossibile un giudizio sul suo rendimento. 

Si potrebbe citare anche Pinamonti, attaccante che dovrebbe però liberarsi del peso dell'Inter che continua a spedirlo come un pacco postale, impedendogli di mettere radici e di trovare un ambiente in grado di puntare davvero su di lui. Aspettiamo. Di certo al momento non ci sono ancora pedine valide per Mancini.

E allora con chi ci presentiamo in Qatar (se ci arriviamo)? Insistiamo con Belotti? Il nome sempre più caricato attualmente nel mondo hipster sotterraneo del calcio italico, di residenza soprattutto su Twitter, è quello di Lorenzo Lucca, ragazzone classe 2000, che sta al momento rompendo la Serie B. Lungagnone di due metri, Lucca (che si, gioca al Pisa, fa ridere che ci possiamo fare?) sembra avere le stimmate di Luca Toni. Anche il suo curriculum, tutto a sgobbare nelle province italiane e in lenta ascesa, prima in C e poi in B, ricorda quello di Toni, con cui condivide un'esperienza palermitana e una certa predisposizione innata alla lotta. L'anno prossimo lo vedremo sicuramente in Serie A e se mantiene anche solo la metà delle promesse che si leggono in giro sui siti specializzati, abbiamo il rivale di Håland per le Scarpe d'Oro dei prossimi dieci anni. Ci crediamo? Si. Succederà? Difficile.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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