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3 min

- di Alessio Caria

Gavi ha impressionato tutti


Il giovane talento della Spagna ha giocato una Nations League da protagonista, ed è pronto a ritagliarsi uno spazio importante nel Barcellona.


Si scrive Italia-Spagna, si legge talenti e generazioni a confronto. Nell'intrigante sfida di Nations League dello scorso 6 ottobre due stelle più di tutte hanno brillato sotto il cielo di San Siro. Quella già ampiamente nota di Federico Chiesa, in gol nella notte europea dell'iconico 6 luglio contro le "Furie Rosse", e quella di Pablo Martín Páez Gavira. Per tutti Gavi. Un ragazzo non ancora diciottenne che, oltre ad essersi trasformato nel più giovane esordiente nella storia della sua nazionale a 17 anni e 62 giorni, ha deciso di rendere il suo esordio memorabile.

Da sogno

"Si tratta di un giocatore unico. Sembra che stia nel cortile di casa sua. È disumano e il suo debutto è stato perfetto. È già il presente e il futuro della nostra Nazionale". Luis Enrique docet. Uno che, in fatto di giovani e coraggio nel mandarli in campo, non è di certo secondo a nessuno.

Gavi è nato a Los Palacios y Villafranca, in Andalusia, il 5 agosto del 2004. A 11 anni, 9 mesi e circa 2000 km da Pescara, città natale da quel suo idolo Marco Verratti che, come sottolineato ancora una volta dall'allenatore ex Barcellona, è stato "fronteggiato alla grande" dal 2004 spagnolo. Secondo quanto riportato dalla piattaforma di raccolta dati WhoScored, contro gli azzurri Gavi ha completato un totale di 53 passaggi, con una percentuale di positività che si attesta sull'88,7%. Quattro, invece, i contrati vinti negli 82 minuti giocati sull'erba della "Scala del calcio". Il teatro migliore in cui inscenare la sua prima, storica esibizione.

Quasi un sogno ad occhi aperti per il gioiello cresciuto nella Cantera del Betis Siviglia e passato in quella del Barcellona nel 2015 per cominciare una rapida conversione nell'ennesimo talento made in Blaugrana.

Salto

Ciò che sorprende analizzando la precoce carriera di Gavi è che il trequartista non ha mai disputato una singola partita in Under 21. Dalle tre gare con l'under 20 de La Roja giocate tra il primo e il 5 settembre di quest'anno, il diciassettenne è passato direttamente in prima squadra, rendendosi protagonista nella semifinale di Nations League con l'Italia e nella finale con la Spagna di Tchouaméni e Mbappé.

Merito non soltanto della fiducia di Luis Enrique ma, al contempo - e soprattutto -, di quella di Ronald Koeman, che gli ha permesso di esordire in maglia Barça ad agosto nel match di Liga contro il Getafe e che lo ha poi schierato in altre sei gare tra campionato e Champions League. In una nuova era Blaugrana post Messi in cui il club cerca di affidarsi all'estro delle sue giovani stelle autoprodotte, Gavi ha subito ripagato le speranze riposte in lui dal suo tecnico con grandi giocate e personalità.

Osservando quanto riportato sul sito Transfermarkt, il 2004 ha finora ricoperto tutti i ruoli di centrocampo in stagione. Centrale, centrocampista di sinistra, ala destra e sinistra, trequartista. Posizioni che, tradotti in una singola parola, definiscono al meglio la sua duttilità tattica. Gavi sa giocare e difendere il pallone, si muove sul campo in maniera intelligente e dà l'idea di poter togliere fuori dal cilindro la classica giocata in qualunque momento. Inoltre, come dichiarato dal suo ex tecnico Franc Artiga ai microfoni di Goal.com, "è ipercompetitivo". Una qualità da non sottovalutare per un ragazzo con ancora ampi margini di crescita.

Esperienza

Mentre i 2003 Bellingham e Musiala conquistano a suon di gol e prestazioni le copertine dei giornali di Borussia Dortmund e Bayern Monaco, a chilometri di distanza Gavi sembra già essere pronto a guidare una nuova generazione di talenti.

Il giovane del Barcellona incarna il futból catalano, ha seguito un apprendistato fatto di tre partite con il Barça B e di gol e spettacolo nel suo settore giovanile. Ma non solo. Nonostante le poche apparizioni ufficiali, finora Gavi ha dato l'impressione di muoversi sul campo con una sorta di aura di innata esperienza attorno a sé. Mentre il 2004 spera di continuare a ritagliarsi uno spazio importante nel suo club, i paragoni intanto si sprecano. E in tanti lo accomunano già a grandi del passato del Barcellona.

Tempo al tempo, ovviamente. Ma il ragazzo probabilmente "si farà", come si suol dire. Luis Enrique e la scuola Barça continueranno ad essere gli insegnanti perfetti per un allievo che sembra tuttavia aver imboccato da solo la giusta strada verso il successo.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Cagliaritano, classe '96. Laureato in Scienze Politiche ed ex stagista alla Gazzetta dello Sport. Pallavolista da quando ho memoria, amo i libri, i viaggi, il mare e lo sport. Raccontarlo è la mia passione.

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