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2 min

- di Andrea Giachi

Considerazioni sparse post Italia-Belgio (2-1)


Stesso risultato dell'Europeo e stessa Italia, a confermare che la sconfitta con la Spagna era stato solo un passo falso.


- La qualità nell’uscita bassa, la fluidità nello sviluppo della manovra offensiva, gli strappi di Chiesa, le parate di Donnarumma e anche quel pizzico di fortuna che aiuta solo chi è in grado di propiziarsela: l’Italia di Mancini è sempre l’Italia di Mancini, e non possiamo che esserne felici. Rispetto all’Europeo -che di energie nervose ne ha consumate parecchie- sembra mancare un po’ di solidità e malizia nelle scelte, ma era quasi inevitabile;

- La posta in palio è trascurabile, se non per qualche possibile spintarella al ranking, e i due allenatori ne approfittano per proporre qualche variazione sul tema. Per gli azzurri -oltre alla chance per Raspadori come nove- le grosse novità sono a centrocampo, con l’insostituibile (fin qui) Jorginho rimpiazzato da un Locatelli sempre più a suo agio nei panni da regista, e con Pellegrini a fare le veci di Verratti. A onor del vero, le assenze più pesanti le sconta il Belgio, orfano di Lukaku, dei fratelli Hazard e con De Bruyne in campo solo per l’assalto finale;

- La partita di Federico Chiesa, in piena fase di strapotere calcistico (vedi come divora Castagne in occasione del rigore), non fa che confermare quanto scrivevamo qualche giorno fa sulla grande leadership tecnica che esercita nella nostra nazionale. Oggi però sul trono del migliore si aggiunge un altro membro della florida annata ’97: Niccolò Barella, centrocampista totale come pochi al mondo, che al Belgio sembra intenzionato a segnare solo gol bellissimi;

- Rispetto al solito, l’Italia è molto più propositiva sull’out destro, con il terzino sinistro (Emerson) precettato insieme ai centrali a formare l’ormai rodata linea a 3 in fase di costruzione. Di Lorenzo spinge tantissimo, lasciando a Berardi e Barella la libertà di occupare gli spazi sul centro-destra. La mossa funziona, anche se sugli ultimi 20-25 metri paghiamo qualche errore di troppo nelle scelte, soprattutto con un Pellegrini apparso ancora in fase di rodaggio nella posizione di mezzala di possesso. Acerbi soffre la mobilità dei 3 avanti avversari, mentre Bastoni si riscatta dopo le incertezze patite con la Spagna;

- Menzionavamo all’inizio la fortuna: il Belgio prende 3 legni, due traverse e un palo, e crea parecchi grattacapi alla nostra retroguardia con i cambi di passo di un ispirato Ferreira Carrasco. Jorginho non entra molto bene nella ripresa, ma la prova di Locatelli ci rassicura sulla presenza di alternative anche nel suo ruolo. Oggi è un giorno buono per esultare, ma non tanto per la vittoria in sè. Abbiamo una nazionale che gioca bene, con principi di gioco chiari e piena di giocatori con tanti anni di grande calcio davanti. Se pensiamo a quanto siano cambiate le prospettive rispetto a 4 anni fa, dovremmo gridare al miracolo.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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