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- di Lorenzo Lari

Il pagellone di Italia-Spagna (1-2)


Federico Chiesa e i suoi otto polmoni non bastano: la Spagna é meritatamente in finale di Nations League. 


Italia

Donnarumma 6: nella prima mezz’ora i fischi di San Siro - legittimi, ma che potevano costare caro all’intera Nazionale - lo condizionano e rischia il capellone. Lo salvano il palo ed un super intervento di Bonucci. Poi, abituatosi un attimo alla situazione, ritrova la sua proverbiale tranquillità. Nel secondo tempo tiene in vita gli azzurri con una parata senza senso su Marcos Alonso. 

Di Lorenzo 5: nel primo tempo la catena di sinistra della Spagna funziona che è una meraviglia ed il terzino del Napoli finisce per non capirci più nulla. Cresce nella ripresa, quando ormai è troppo tardi. 

Bastoni 5,5: partita a due facce per il difensore dell’Inter. Nei primi quarantacinque minuti, di fianco a Bonucci, sembra un po’ spaesato e si perde “Fernando Torres” cit. sul vantaggio della squadra di Luis Enrique. Nella ripresa, di fianco a Chiellini, è autore di 45 minuti di spirito, sacrificio e cuore, conditi da più di un salvataggio degno di nota.

Bonucci 4,5: ne combina di tutti i colori. Passa da un miracolo difensivo all’ammonizione più stupida che si possa prendere sul rettangolo verde, protestando inutilmente contro l’arbitro. Il tutto nel giro di pochi minuti. Poi il patatrac definitivo con il gomito alto in zona Busquets: secondo giallo al 42’ della prima frazione di gioco e via sotto la doccia. Da capitano della Nazionale e leader dello spogliatoio non può permettersi errori del genere. Serata da dimenticare. 

Palmieri 5,5: ad onor del vero gioca una buona partita. Sia in fase di spinta, sia in fase di non possesso. Insufficiente però, perché si perde Ferran Torres in occasione del 2 a 0 spagnolo. Particolare di non poco conto. 

Verratti 5,5: quella con la Spagna non sarà mai la sua partita. Gli spagnoli sono troppo bravi a consolidare il possesso e Marco, come già successo agli Europei, si ritrova a correre i chilometri senza la palla tra i piedi. Cosa che gli costa nervosismo ed una notevole perdita di lucidità quando poi il pallone è finalmente suo. Giustamente sostituito ad inizio secondo tempo (Locatelli 6: entra con il piglio giusto portando fisicità in mezzo al campo, ma man mano che passano i minuti finisce con l’innervosirsi).

Jorginho 6: soffre dall’inizio alla fine, ma ha la bravura di restare dentro il match e giocare sempre con personalità. In tutte le zone del campo e anche se pressato. Le migliori occasioni azzurre (gol a parte), nascono dai suoi piedi (Pellegrini 6,5: segna il suo ottavo gol stagionale. È in fiducia e lo si vede lontano un miglio).

Barella 5,5: scarico. Mentalmente e fisicamente. Non c’è niente da fare: la Spagna di Luis Enrique si conferma l’unica squadra in Europa capace di mandare in tilt il nostro centrocampo. Bravi loro; un po’ troppo nervoso e confusionario il centrocampista dell’Inter (Calabria 5,5: inserito come mezz’ala, gioca venti minuti un po’ impacciati). 

Insigne 5: il gol sbagliato poco prima dell’espulsione di Bonucci è una grandissima sliding door del match. L’errore è grave e non può che condizionare il giudizio sulla sua intera gara (Kean 5,5: 35 minuti di tanti scatti a vuoto e qualche sportellata. Non sembra capirsi coi compagni).

Bernardeschi 5,5: alterna giocate di livello a veri e propri abomini. In certi momenti di gioco, sembra inadeguato al palcoscenico. In definitiva, gioca 45 minuti di troppo (Chiellini 7: se il secondo tempo ha avuto un senso e seguito un copione che ha visto l’Italia rimanere in partita fino alla fine, gran parte del merito è del Chiello. Entra in campo con l’obiettivo numero uno di caricare di cartellini le furie rosse e mettere un po’ di pepe sulla partita, e ci riesce alla perfezione. Poi ha il merito di crederci sempre e riuscire a trasmettere questo sentimento ai suoi compagni. La sua esclusione dall’undici titolare ci risulta onestamente inspiegabile). 

Chiesa 7,5: se prima Chiesa era stata messo al centro del villaggio, ora è proprio Chiesa il centro del villaggio. Calciatore unico, destinato a fare le fortune della Nazionale italiana e della sua squadra di club per tantissimi anni. Il vero top player azzurro. 

Mancini 5: la scelta di non schierare Chiellini titolare, in una partita così importante, ci manda ai matti. Nel primo tempo è anche poco attento al dettaglio quando dopo l’espulsione di Bonucci preferisce non cambiare nulla spostando Bernardeschi terzino. Proprio da quel lato arriverà dopo pochi minuti il gol che chiuderà la contesa. Ebbene sì, cari amici: sbagliano anche i migliori. 

Spagna 

Simon 6,5: bravo e sicuro quando chiamato in causa. Incolpevole sul gol di Pellegrini. 

Azpilicueta 6: con Marcos Alonso sempre alto, il suo compito è quello di rimanere bloccato in linea con i centrali e questo lo porta a farsi vedere molto poco in avanti. La sua è la classica partita di temperamento e sostanza. 

Laporte 6: Chiesa è un cliente scomodo per chiunque e l’impressione è stata che sia lui sia Pau Torres non fossero assolutamente in grado di tenerlo se puntati frontalmente. Fortunatamente per loro, con l’Italia in 10, la cosa capita poche volte. Meglio con il pallone tra i piedi, che in fase di non possesso. 

Pau Torres 5,5: come Laporte, non dà mai la sensazione di sicurezza e pieno controllo. In più, da un suo disimpegno errato nasce il gol della speranza azzurra. 

Marcos Alonso 6,5: spinge come un forsennato, creando spesso la superiorità numerica che tanto ci ha fatto male sul lato sinistro del campo. Sul finale sfiora il gol del 3 a 0, ma Donnarumma è semplicemente più bravo di lui. 

Koke 6,5: essenziale. È quello che si nota meno dei tre di centrocampo, ma non sbaglia un pallone. E difensivamente è come sempre sublime (Merino s.v.).

Busquets 7: Busquets being Busquets. Va un po’ in difficoltà nella fase centrale del primo tempo, ma sistema le cose rimediando il secondo giallo di Bonucci e mettendo in cassaforte il risultato. Prima e dopo, la solita immensa gestione dei ritmi di gioco e degli spazi. Professore. 

Gavira 7: il più giovane esordiente nella storia della Spagna. Gioca con una tranquillità, una classe e una consapevolezza nei propri mezzi che fanno rabbrividire. Fa specie pensare a quanti Gavi, quanti Pedri e quanti Ansu Fati si sono persi in quel di Barcellona nel periodo in cui i catalani hanno rinnegato la loro stessa filosofia e sono arrivati a 1.35 miliardi di debiti. Discorso Barça a parte, il suo è un esordio da sogno (Sergi Roberto s.v.)

Oyazarbal 7: con le sue continue serpentine fa impazzire la nostra retroguardia e confeziona con un assist al bacio il gol del 2 a 0. È proprio un bel giocatore, a cui togliere il pallone dai piedi è praticamente impossibile. Diventasse ancora più concreto sotto porta parleremo di un autentico crack. 

Torres 7,5: parlavamo di concretezza? Beh, ecco, a Ferran Torres quella di certo non manca. Il 21enne di Foios si sta trasformando in un 9 di movimento cinico e spietato. Ieri 2 gol da attaccante vero, ma anche tanta qualità nel palleggio, caratteristica senza la quale nelle furie rosse si farebbe fatica a trovare spazio. Al pensiero che il City l’abbia acquistato per soli 23 milioni di euro ci si accappona la pelle. Il suo infortunio, ci tiene in vita (Yeremi Pino 6: entra e tocca tanti palloni. Non fa male, ma non punge quanto dovrebbe).

Sarabia 6: il meno brillante del tridente spagnolo. Partita di grande ordine tattico e lavoro sporco (Gil s.v.).

Luis Enrique 7: come spesso gli capita ha zittito le critiche con i fatti. Grande uomo e grandissimo allenatore. Il gioco posizionale della sua Spagna già ci aveva fatto impazzire tre mesi fa, e che coraggio nelle scelte di formazione! Chapeau Luis, finale meritatissima. 

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato a Rimini l’11/06/1990. Laureato in Giurisprudenza, adora disquisire di sport ed America. Ogni tanto scrive, solitamente legge. Sogna un giorno di poter assistere ad una partita allo Staples al fianco di Jack Nicholson.

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