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2 min

- di Matteo Orlandi

Considerazioni sparse post Italia-Spagna (1-2)


Federico Chiesa è nato in Italia e per stasera ci teniamo stretta questa buona notizia.



- L’Italia si ferma a 37 partite senza sconfitte, un numero leggendario che difficilmente vedremo battuto. In un San Siro pieno di amore e di odio (Gigio non te la prendere, il calcio è anche questo), finiamo imbrigliati da una Spagna bella e vanitosa proprio come il suo allenatore, uno dei personaggi più affascinanti del calcio del nostro tempo. Niente finale di Nations League dunque e niente necessità di spiegare a chi non segue il calcio cosa avrebbe dovuto vedere domenica sera;

- La partita finisce nella polvere nel finale di primo tempo. Insigne sbaglia un gol incredibile, Bonucci prende un rosso evitabile come pochi rossi nella storia del calcio e un attimo prima del gong arriva lo 0-2. Fin lì la sensazione era che fossimo più che in partita, nonostante lo svantaggio. Inizia allora una ripresa di lotta e di fatica, alla caccia della palla sequestrata dalla Spagna, imbottita solo di giocatori affini al raffinato senso estetico del suo allenatore, una specie di bomboniera allucinogena, divertentissima da vedere sul divano. Noi peró teniamo botta, facciamo un golletto, ci crediamo, li spaventiamo nel recupero. Di più non si poteva fare. È una sconfitta meritata;

- In una partita che ci fa fare i conti con qualche limite strutturale della nostra rosa, un uomo si staglia titanico al comando della truppa. Federico Chiesa è il leader assoluto della nostra Nazionale e l’impressione è che lo sarà a lungo. Una prestazione maestosa per attitudine, cattiveria, sacrificio, sangue sputato sul campo. Non vediamo in giro un giocatore simile a Chiesa. Federico sembra poter sopravvivere solo in base al numero di chilometri percorsi in partita, come intappolato dentro una puntata di Squid Game. Spaventoso;

-Si è parlato di limiti peró. Ce ne sono e la vittoria dell’Europeo non deve farceli nascondere sotto il tappeto. In primis la qualità tecnica dei nostri esterni difensivi è davvero troppo bassa in un calcio dove i terzini sono sempre più indispensabili. Se a sinistra il rientro di Spinazzola metterà una pezza, a destra bisognerà puntare di più su Calabria, ragazzo in grande crescita. Di Lorenzo non è adeguato. In mezzo abbiamo tanta scelta e forse proprio per questo la scelta di puntare sempre in maniera monotematica sul centrocampo dei piccoli potrebbe essere poco producente alla lunga. Pellegrini deve entrare con decisione nelle rotazioni, in attesa di Zaniolo. Davanti, tutti gli hater che vorrebbero Immobile fuori dalla Nazionale oggi sono stati accontentati. Alternative non ce ne sono. Non si puó fare a meno dei tagli e delle corse di Ciro;

- A fine partita Mancini ha giustamente sottolineato l’ottimo secondo tempo azzurro, fosse anche solo da un punto di vista aritmetico. 10 contro 11 contro un avversario straordante di tecnica, l’Italia ha fatto un gol e non ne ha subito nessuno. Il discrimine tra le due frazioni ha un nome e cognome. Giorgio Chiellini. Come uno sherpa, Chiellini guida feroce il gruppo tra le montagne, provando anche a strappare un paio di espulsioni con una delle sue doti migliori. La commedia all’italiana. Sbraita, urla, si trasfigura, chiacchera con l’arbitro. Un interprete totale del gioco del calcio, un difensore mastondico in ogni contesto della partita. Pensiamo già a quanto ci mancherà.


ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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