Article image
,
3 min

- di Danilo Budite

Considerazioni sparse post "Flop" di Salmo


“Flop” è il nuovo album di Salmo, “il peggior disco” dell’artista, che però è una sintesi di tutto il meglio che ha fatto negli ultimi anni il rapper sardo.


- Non si può non partire dalla dichiarazione d’intenti che sta alla base del nuovo lavoro di Salmo. Chiaramente il titolo del disco è costruito per porsi in contrapposizione con l’aspirazione dell’album, che si fa sintesi delle ultime esperienze artistiche. “Flop” si pone esattamente a metà strada tra “Hellvisback” e “Playlist”, specchiandosi nei due precedenti album prendendo il meglio da entrambi i lavori. In un mondo in cui tutti aspirano al successo, Salmo punta al “Flop”, mostrando una maturità artistica importante e compiendo un percorso artistico iniziato sei anni fa;

- Un ponte tra “Hellvisback" e “Playlist”. I riferimenti all’album risalente ormai al 2015 sono evidenti, a partire proprio da “Hellvisback 2” che riprende toni e stilemi del suo brano precedente, ma dandogli una dimensione diversa. Anche “Marla” si pone sulla scia di “Black Widow”, così come i continui riferimenti alla sfera religiosa, o per meglio dire spirituale, o quelle alla distopia, sono echi del lavoro in "Hellvisback". La parte che cita il suo CD del 2015 è quella ideologicamente più potente. "È tutta una simulazione dell’inconscio, devi svegliarti” canta Salmo, versi in cui riecheggiano evidenti riferimenti alla situazione attuale, che ha visto Salmo anche al centro di importanti polemiche per il concerto non autorizzato a Olbia. Ma il rapper non si nasconde e non si rinnega, costruisce una sua figura divinizzata e spiritualizzata – “Il Messia del rap” – e si pone l’obiettivo di guidare i propri fan fuori da questa realtà terrificante. Insomma, da “Hellvisback” provengono le note più crude e polemiche di Salmo, ma è solo una faccia di “Flop”;

Salmo

- Il rapper sardo sa ancora come graffiare, ma il successo di “Playlist” ha dimostrato che il miglior Salmo lo stiamo vedendo nel suo lato più intimo. Anche in “Flop”, le influenze provenienti da “Playlist” sono quelle che danno vita ad alcuni dei punti più alti del CD. “Kumite” è una vera e propria perla, situata nel cuore dell’album, ed è appunto la riprova di come il miglior Salmo si esprima ormai in una dimensione più intima. Lo aveva fatto intuire con “Il cielo nella stanza” e lo rimarca ora. D’altronde, gli anni passano anche per uno come lui e con la maturità artistica arriva anche la necessità di deporre per un momento le armi e abbandonarsi a un intimismo che sta rappresentando la chiave di volta del successo di Salmo;

- Come per ogni album, c'è un'attenzione particolare per quanto riguarda featuring. In “Flop” sono pochi, ma convincenti. Salmo si affida alla vecchia guarda, porta con sé in questo viaggio Marracash, Gué Pequeno e Noyz Narcos, dando vita a tracce efficaci, anche se non indimenticabili. La voce di Shari rappresenta un po’ l’eccezione all’interno del CD, anche se si combina perfettamente sulla traccia con il rap di Salmo. Onesti, ma non indimenticabili, i featuring rappresentano un aspetto minore di “Flop”;

- Anche perché, il tema principale è il percorso dell’artista, che arriva alla maturità artistica tramite un flop di dimensioni epocali. Ma un flop alla Salmo, quindi esattamente il contrario. Il rapper riesce a condensare gli ultimi sei anni di attività in un album che rappresenta il culmine e la fine di un percorso, abbraccia “Hellvisback” e “Playlist”, li rifinisce. Dopo “Flop”, per Salmo arriverà il momento di cambiare pagina, ma per ora il rapper può godersi il completamento del proprio percorso.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Romano, vivo di calcio e di citazioni pop. Musica, cinema, arte e letteratura, ancora meglio se tutto insieme. Scrivo di tutto ciò che mi circonda.

Cos’è sportellate.it

Dal 2012 Sportellate interviene a gamba tesa senza mai tirarsi indietro. Sport e cultura pop raccontati come piace a noi e come piace anche a te.

Newsletter
Canale YouTube
clockcrossmenu