, 1 Ottobre 2021

Nibali, lo Squalo


Un campione del ciclismo, l'unico italiano in grado di vincere il Tour de France dai tempi di Marco Pantani.


L'Italia del ciclismo stava aspettando da troppi anni una vittoria in terra di Francia. Il 1998 era lontano, Marco Pantani un ricordo indissolubile. Al Tour del 2014, i favoriti erano Chris Froome e Alberto Contador, subito dopo veniva il nostro Vincenzo Nibali, piazzatosi terzo nel 2012.

Nibali, in quell'estate, non sbagliò nulla: da fresco campione italiano, dimostrerà di essere un grande ciclista in tutte le situazioni.

Il 6 luglio entrò nella storia del ciclismo, con la seconda tappa, con partenza a York e arrivo a Sheffield, che vide lo Squalo dello Stretto eseguire uno stacco a 1800 metri dal traguardo. Nibali già in maglia gialla. Da quel momento, qualcosa stava cambiando, nel microcosmo del Tour: Froome, nella quinta tappa, fu costretto al ritiro, dopo l'ennesima caduta. Campioni del calibro di Fabian Cancellara e Peter Sagan furono domati, così come Contador, al quale, sul pavè bagnato, Nibali rifilò oltre due minuti, piazzandosi terzo. Fuori un avversario, continuò il testa a testa con il campione del 2010, Tour poi revocato per doping.

Nella nona tappa, Tony Gallopin riuscì a strappargli la maglia gialla di dosso. Tale avvenimento però ebbe una durata illusoria, perché lo Squalo riuscì voracemente a riprendersi il maltolto, con Alberto Contador che, nel frattempo, aveva deciso di ritirarsi a causa di un infortunio.

Nibali, da quel momento, ebbe decisamente in mano il Tour de France.

Le mascelle dello squalo distrussero tutto quel che trovarono sul proprio cammino, la salita divenne nuovo territorio di caccia. Stranamente, quel Tour venne vinto senza che Nibali sfoderasse grandi prestazioni nella sua specialità, la discesa. Un Tour vinto senza essere tiranno. Senza dimostrazioni di spavalderia, solo ed esclusivamente sciorinando la pedalata migliore che si potesse ammirare, senza umiliare gli avversari o prosciugare moralmente i propri gregari.

Nibali, campione grande così, presente nella lista dei " Magnifici sette" che hanno vinto in carriera tutte e tre le grandi competizioni a tappe: Giro, Tour, Vuelta. Non un fenomeno alla Merckx, ma un campione capace di crescere esponenzialmente di anno in anno, fino ad illuminare gli Champs Elisèes, dopo un tempo infinito dall'ultima volta di un italiano, con l'indimenticabile, lo ripetiamo, Pantani, o Pantadattilo, come lo chiamava Gianni Mura. Lo stesso giornalista, si esprime in questi termini sul campione siciliano:

Nibali è un siciliano che ragiona, sportivamente, come un tedesco. Corre di gambe, di testa, di cuore. Il giorno dell'ultima tappa è stato a lungo al telefono a cercare le parole giuste per un padre. Il cui figlio, 14 anni, era stato travolto e ucciso da un'auto mentre pedalava, vicino a Cremona. A me Nibali piace, forse perché più dei personaggi mi interessano le persone.

Una vittoria gigantesca, per nulla scontata, ottenuta con grande dedizione, da un ciclista coraggioso e, soprattutto, umano nelle vittorie e nelle cadute, come quando aveva in pugno la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Rio, salvo cadere e perdere ogni speranza di vittoria, quando tutti stavamo assaporando l'ennesimo grande traguardo. Senza troppe polemiche, ti sei rialzato e hai continuato a mietere successi e grandi prestazioni, umilmente, dando sempre il massimo, da campione quale sei.


  • Classe 1996, laureato in Lettere, semina pareri e metafore su un pallone che rotola, aspettando il grande momento.

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