
Considerazioni sparse post Napoli-Spartak Mosca (2-3)
Una gara a dir poco rocambolesca quella del Maradona, dalla quale i padroni di casa escono per la prima volta sconfitti in questa stagione: è mancato agli azzurri il contributo dei subentranti.
- Prima sconfitta stagionale per il Napoli, che perde all'esordio europeo davanti al proprio pubblico contro il modesto Spartak Mosca. Una gara, quella di oggi, da Guinnes dei Primati: 20 minuti di recupero complessivi, fra primo e secondo tempo, faccio davvero fatica a ricordarli in altre occasioni;
- Eppure per il Napoli si era messa come meglio non si poteva: dopo una decina di secondi dal fischio iniziale Elmas aveva infatti già trovato il modo per infilare il rivedibile Maksimenko. Un gol (mi si permetta la bestemmia) da "arancia meccanica" per le modalità: una bella azione corale dei partenopei ai primordi della gara, con gol arrivato senza che l'avversario abbia avuto modo di toccare il pallone;
- Insomma, sembrava l'ennesima serata tranquilla di festa e spettacolo per la banda di Spalletti, quando improvvisamente Mario Rui riscopre i demoni che da sempre lo tormentano: un fallaccio davvero spropositato e inutile, in quella fase della gara, col risultato favorevole, che lascia in 10 i suoi per più di un'ora (molto di più, visti i due recuperi extra concessi dal direttore di gara) e segna, inevitabilmente, il check-point della gara. Il portoghese ex Empoli purtroppo non è nuovo a momenti di black-out del genere, che rappresentano un serio problema per il Napoli, che non può permettersi di giocare sempre in dieci e mezzo, sudando freddo per la tenuta nervosa del suo unico terzino sinistro in lista UEFA;
- Nella seconda frazione lo Spartak, squadra ottava nel campionato domestico, finisce per salire alla ribalta meritando la vittoria: decisivi sono stati gli ingressi dalla panchina, che hanno saputo apportare i giusti correttivi richiesti da Rui Vitoria. Non solo Ignatov, autore del gol del sorpasso a soli 7 minuti dal suo ingresso in campo, quanto soprattutto Sobolev, che una volta entrato al posto di un impalpabile Ponce ha saputo associarsi meglio coi compagni, creando più di un grattacapo alla retroguardia azzurra, togliendosi anche lo sfizio di servire un assist al protagonista Quincy Promes, autore di una doppietta;
- Se dalle riserve Rui Vitoria ha trovato le risposte che cercava, lo stesso non si può dire per Spalletti: eccetto il solito, irresistibile Osimhen (anche oggi in rete, oltre ad essersi sbattuto come suo solito), nessuna delle alternative ha saputo dare la sterzata necessaria per riprendere la partita. Se la mediocrità di Malcuit non è certo una novità, e passi anche che la differenza fra Petagna (che ha fallito non poche opportunità per il 2-0 nel primo tempo) e Osimhen c'è ed è evidente, è la caduta verticale del rendimento di Manolas dall'errore contro la Juventus a non lasciare tranquillo Spalletti: anche oggi greco insicuro, impreciso e piuttosto svagato contro Promes. Insomma, davvero una brutta gatta da pelare per Spalletti, che ha il compito (specie in vista della Coppa d'Africa del prossimo gennaio) di recuperare la miglior versione del greco.
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